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Dolomiti Pride, Ugo Rossi ha perso un'occasione

Chi ha percorso quel corteo non capirà mai le parole di Ugo Rossi che dicevano che sarebbe stato soltanto folklore ed esibizionismo. Ugo Rossi lì non c'era, punto. Che ne sa?

Di Donatello Baldo - 11 giugno 2018 - 00:22

TRENTO. Un politico può fare tanti errori, ma quello peggiore è non essere alla testa di un popolo che in larghissima maggioranza lo potrebbe sostenere. Che potrebbe votare per lui, per la sua parte, contro l'altra parte. Ugo Rossi ha fatto questo errore: il peggiore.

 

Al Dolomiti Pride c'erano 10 mila persone. Una composizione sociale delle più variegate: tutte le professioni, tutte le età, ogni ceto sociale, uomini, donne. I gay erano forse la minoranza. C'era la gente, quella semplice, delle città e delle valli.

 

Anche la composizione politica era sfaccettata: la sinistra, quella dei principi, ma anche il mondo cattolico, quello dei valori. Giovani che hanno votato in massa i 5 Stelle, autonomisti che hanno sempre votato Stella Alpina ma che hanno accompagnato il figlio al pride e pure il suo moroso.

 

Al Dolomiti Pride c'era uno spaccato di società trentina che sabato scorso si è divertita un sacco, che si è sentita parte di un evento di cui si palerà per anni, che ha condiviso una giornata di libertà, di partecipazione. Che oggi al lavoro racconterà ai colleghi quanto è stato bello esserci e gli altri risponderanno peccato che non ci siamo stati.

 

E' successa una cosa strepitosa, persone in carne ed ossa che da troppo tempo non scendevano in piazza si sono incontrate per davvero. Non sui social, in una piazza. Dentro il corpo largo di una manifestazione che conteneva tutti indistintamente, in un mare che assorbiva anche le increspature esagerate: tutti uguali, ciascuno diverso a modo suo.

 

Chi ha percorso quel corteo, chi è rimasto fin a notte alla festa di chiusura, non capirà mai le parole di Ugo Rossi che dicevano che sarebbe stato soltanto folklore ed esibizionismo. Ugo Rossi lì non c'era, punto. Che ne sa?

 

Sarà stato in giro in bici per sfogare lo stress di portare avanti la Provincia, o avrà fatto una passeggiata in Val di Sole. Ma lì non c'era, e senza nemmeno andarci si pure permesso di dire che quella festa sarebbe stata una sciocchezza, una cosa che non meritava la sua attenzione, che non la riconosceva come importante, degradandola a un qualcosa tra il ridicolo e l'osceno.

 

Lui non c'era. E nessuno si è accorto che mancava. E questo, per un politico che vorrebbe mettersi alla testa di una coalizione che in teoria dovrebbe essere vicina a questo popolo, è un errore madornale.

 

Se la politica non ha ancora deciso chi sarà il prossimo candidato presidente della parte che si oppone al centrodesta, se sarà lui o qualcun altro, quella moltitudine che è scesa in piazza l'ha deciso prima: se sarà lui, non saprà mai rappresentarla. Lui non c'era.

 

 

 

 

 

 

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