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Giornata Mondiale del Rifugiato, tantissime persone in corteo da Piazza Duomo. Bungaro: "Lontani dalle scelte della Pat. Trento è città dell'accoglienza"

Il corteo, partito dalla fontana del Nettuno, si è fermato poi davanti a Palazzo Thun. Tait (Il Gioco degli Specchi): "Cento milioni le persone, nell'ultimo decennio, costrette a scappare. Numeri che fanno male". Pilati (Forum Trentino per la Pace): "Il diritto di asilo è un diritto e una necessità. Le persone che fuggono, fuggono da guerre, miserie". Graiff (Centro Astalli): "I governanti provinciali sono 'simpatici': prima dicono 'aiutiamoli a casa loro' e poi rinunciano ai fondi destinati all'accoglienza. Dobbiamo cambiare rotta, noi possiamo crescere solo nella reciprocità"

Di Arianna Viesi - 20 giugno 2020 - 20:53

TRENTO. Dal 2001, in tutto il mondo, il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato. Anche quest'anno, diciannove associazioni trentine si sono unite per celebrarla con una manifestazione che ha riempito (nel rispetto delle norme di contenimento del Covid) piazza Duomo e via Belenzani di colori, sorrisi e canzoni. 

 

 

Il corteo, partito da piazza Duomo, si è aperto con le note della Racatum Band e le parole di John Mpaliza, che lo scorso anno, zaino in spalla, è partito ed ha percorso tutta l'Italia in nome dell'accoglienza e dei diritti per tutti (QUI ARTICOLO). La manifestazione è proseguita, poi, lungo via Belenzani fino a Palazzo Thun. Molte le persone presenti che si sono fermate, ai lati della via, stringendo tra le mani cartelli (distribuiti dagli organizzatori) su cui erano riportate le parole di uomini e donne, ragazzi e ragazze che hanno dovuto lasciare la propria casa e che, qui, vorrebbero trovarne una nuova. 

 

"Se non avessi avuto bisogno non sarei scappato", si legge su un cartello. "Vorrei che l'Italia diventasse la mia casa" o, ancora, "So fare tante cose ma qui sono trattato come un bambino", su altri. Arrivato davanti a Palazzo Thun il corte si è fermato, in un momento di ascolto (e raccoglimento) davvero toccante. John ha diffuso, dalla cassa ben saldata alle sue spalle, "Io sono l'altro", magistrale brano di Niccolò Fabi, peraltro premiato proprio quest'anno da Amnesty International Italia come miglior brano sui diritti umani. 

 

 

"Sono quello che hanno assunto quando ti hanno licenziato, quello che dorme sui cartoni alla stazione, sono il nero sul barcone", recita un passo della canzone del cantautore romano. Così, per qualche minuto, tutti, con le mani alzate, si sono uniti in un simbolico abbraccio, fatto di sguardi e sorrisi sotto le mascherine. 

 

 

 

A prendere la parola per prima è stata Serena Tait de Il Gioco degli Specchi, associazione che si è spesa molto per l'organizzazione dell'evento. "Solo due giorni fa - racconta Tait con commozione - è stato pubblicato dalle Nazioni Unite il report annuale su profughi e rifugiati. Ecco, ci sono alcune cose che bisognerebbe sapere perché lì, in quel report, ci sono numeri che fanno male. Sono 100 milioni le persone che, nell'ultimo decennio, sono state costrette a spostarsi, a scappare. Dal 2010 i numeri delle persone in fuga sono raddoppiati e siamo arrivati a cifre spropositate. L'80% di coloro che fuggono proviene da Paesi con problemi legati alla malnutrizione o piagati da disastri ambientali. Il 77% si trova in una condizione di sfollati a lungo termine, come in Afghanistan, dove da anni le persone non hanno una casa, una prospettiva. Più di 8 su 10 dei rifugiati, in tutto il Mondo, si trovano in Paesi in via di sviluppo, spesso confinanti con il Paese dal quale fuggono. Cinque, in particolare, vantano questo triste primato: Siria, Venezuela, Sud Sudan, Afghanistan e Myanmar. I dati di questo report mi hanno turbato e desideravo condividerli con tutti voi".

 

 

La parola, poi, è passata all'assessore comunale Corrado Bungaro, che ha preso una posizione molto chiara e forte rispetto alle scelte in materia d'accoglienza portate avanti dalla Pat. "Trento - ha detto l'assessore - fa semplicemente parte del mondo e ha nel suo statuto l'accoglienza. E' vergognoso il modo in cui è stato trattato il tema della residenza dalla Giunta provinciale. Sappiamo che non è il Comune che legifera ma ci impegneremo in tal senso. Con il consigliere Zannini, ci stiamo già impegnando. Lo statuto comunale parla esplicitamente di accoglienza e si sta lavorando per far riconoscere Trento come 'Città Rifugio'. Non sono d'accordo con la Provincia che ha cambiato rotta sul tema dell'accoglienza. E' importante che riprenda un dialogo tra comuni e Provincia anche in questo senso".

 

"Nel 1948 - spiega Massimiliano Pilati, presidente del Forum Trentino per la Pace - è stata pubblicata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che sancisce i diritti di ogni individuo. L'articolo 14, in particolare, riguarda il diritto di scappare dalle persecuzioni. Del '51 è, invece, la Convenzione sui Rifugiati. Il diritto di asilo è un diritto e una necessità. Le persone che fuggono, fuggono da guerre, miserie. Assurdo che nel 2019, in tutto il mondo, si siano spesi 1.900 miliardi di dollari in armamenti e poco si faccia in tema di accoglienza. La Provincia ha iniziato a fare sempre meno. E' importante lavorare su questo. Negli scorsi giorni è stata organizzata anche una serie di eventi online, con diversi esperti, per parlare di diritti (QUI ARTICOLO). Ed è importante farlo, soprattutto quest'anno ché, con la pandemia, abbiamo saggiato cosa voglia dire non potersi muovere, essere impotenti".

 

 

In ultima battuta ha preso la parola Stefano Graiff, presidente del Centro Astalli: "Voglio lanciare - ha detto Graiff - due sfide. La prima a tutti noi. Prima si è parlato dei milioni di profughi, ma quanti di questi sono i rifugiati? La maggior parte di loro sono ammassati nei campi di concentramento libici, sui quali è stato steso un silenzio imbarazzante, gli altri in Grecia, lasciati ai confini dell'Europa che negli ultimi anni sta ergendo muri sempre più alti. Dobbiamo tornare ad esser un rifugio, un principio continuamente violato. Bambini di 5 anni continuano a morire sulle spiagge ma noi ci facciamo poco caso. E' drammatico, è il silenzio che uccide, è l'oblio. I governanti provinciali sono 'simpatici': prima dicono 'aiutiamoli a casa loro' e poi rinunciano ai fondi destinati all'accoglienza (QUI ARTICOLO). Dobbiamo cambiare rotta, noi possiamo crescere solo nella reciprocità".

 

 

La manifestazione si è chiusa con un lungo applauso che ha introdotto le note finali della Racatum Band. Prima di imbracciare gli strumenti, però, uno dei componenti ha preso la parola e si è rivolto a tutti i manifestanti. Sono, le sue parole, un punto meraviglioso messo alla fine di questa lunga frase. Ascoltatele, perché è giusto così.

 

 

 

 

 

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