Donata Borgonovo Re si dimette dalla presidenza del Pd. L'invettiva di Pomini: ''Se ne va dopo aver rotto il giocattolo''
Il sindacalista pubblica un durissimo post su Facebook (apprezzato da Lucia Maestri e Bruno Dorigatti) che accusa l'ex consigliera di aver contribuito a far perdere il centrosinistra

TRENTO. Qualcuno potrebbe accusare Lorenzo Poimini, segretario generale della Cisl, di infierire brutalmente: le sue parole contro Donata Borgonovo Re, che si è dimessa dal ruolo di presidente dell'Assemblea del Partito democratico, suonano davvero forti. Si è dimessa, ha detto che le "piange il cuore, che è arrivata al capolinea".
Pomini non è però riuscito a trattenersi e su Facebook ha pubblicato un lungo scritto. "Dopo aver contribuito, con grandissime responsabilità personali, anche se va riconosciuto in buona compagnia, a far perdere le recenti elezioni provinciali al centro sinistra Trentino - attacca il sindacalista - adesso siamo all’apoteosi della farsa: arrivata al capolinea, senza aver più linfa né energia - evidentemente consumata in anni di guerra al buonsenso e alla governabilità della comunità trentina - la 'pasionaria' per antonomasia lascia, se ne va, sparisce dalla circolazione e lascia il giocattolo che ha volutamente e pervicacemente voluto rompere, in mano agli altri. Così si fa! Un solido ed etico esempio per le future generazioni".
Un incipit che va giù come una clava. Parole che però sono state apprezzate - con tanto di Like - da Bruno Dorigatti e Lucia Maestri. "Vorrei sbagliarmi nel giudizio - prova Pomini a porsi un dubbio - ma purtroppo non credo, il caso ci dice che la vendetta personale è stata finalmente consumata, l’ex presidente Rossi manomesso e reietto, condannato il Pd a scalare l’Everest scalzo e a mani nude sotto una bufera fatta di veti ed esternazioni al 'non pasaran'".
"Mi piange il cuore", scrive Pomini, riportando le dichiarazioni di Donata Borgonovo Re. E l'affondo: "Ci sarebbe da chiedere quale cuore, ammesso che, politicamente parlando, ce ne sia mai stato uno". Il sindacalista continua nell'invettiva: "Alla fine, l’operazione è perfettamente riuscita, il paziente è morto, ci si toglie il camice di dosso e si esce dalla sala operatoria prostrati e senza più energie, causa lo sforzo sostenuto per piegare ogni logica (non solo politica) al dissenso preventivo, al dubbio sempre pronto e manifesto, al verme che tenace rode la parte intelligente del cervello per inserire il lato oscuro, perché un lato oscuro e nero ci deve sempre essere, così come il radioso giorno lascia il posto alla notte tenebrosa".
"Lasciando libere le passioni di esprimersi, come sto evidentemente facendo -ammette Lorenzo Pomini - c’è da chiedere un ulteriore sforzo ed auspicare un capolinea dopo Borghetto, ponendosi la domanda se la comunità trentina non abbisogna più di simili personaggi... alla fin fine sfasciatori di professione più che beati costruttori, abituati ad anteporre il proprio ombelico agli interessi più generali del partito nel quale si è militato, nonché della comunità che si è avuto il privilegio (in quanto nominata assessora alla salute per una certo periodo) di servire".
"Col senno di poi, emergono nel loro gigantismo, il già governatore Dellai che abbe fin dall’inizio un rapporto dialettico intenso e appassionato quando la nostra - e il riferimento è ovviamente all'ex consigliera del Pd - era difensore civico, e del recente governatore Rossi che dopo averla nominata (appunto) assessora, decise di sostituirla con un esponente del suo stesso partito: qui la riflessione si fa più sferzante, perché se per alcune persone si attaglia solo il ruolo di oppositore, in altre dobbiamo prendere atto di 'opposto a prescindere', fino ad assumere quel ruolo del televisivo Tavazzi, che si martellava generosamente gli zebedei".
"Perché succede questo? Quale genetica scatena questo agire? Non ho titoli medici per dare una risposta. Dico cosa sento - afferma - e cioè che di questo non abbiamo bisogno, perché il fare di questi personaggi ci ha condannato al Berlusconismo e al Renzismo, cioè al bullismo nelle istituzioni democratiche, sono personaggi che hanno bisogno di un nemico a prescindere per sfogare il loro ardore, perdendo di vista il punto vero, e cioè l’interesse verso il bene comune, verso la comunità, un interesse così supremo che dovrebbe aguzzare la vista, e l’ingegno, in ogni qualsivoglia situazione politica".
"Poi - aggiunge - non meravigliamoci se da questi geni del progresso e dal loro agire costante come quello delle tarme, nascono poi i Salvini di turno, che parlano di ambientalismo da salotto dopo che la Lega non ha votato la ratifica europea del ClimaChange, e avanti le mille contraddizioni del Salvini di oggi dissociato ed opposto dal Salvini di ieri".
"Non so se mi sono spiegato, spero di sì, ma è proprio dall’agire 'a prescindere' di questa presunta sinistra progressista, che nascono le spinte più populiste e destrorse, più conservatrici, reazionarie e retrive, quei personaggi che da 20 anni governano il nostro paese riuscendo a stare sempre all’opposizione... perché anche qui, la destra 'di governo' sa essere miglior 'opposto' di quello che tanto agognano certi personaggi che si dicono di sinistra (politicamente parlando...), scappati poi quando il giocattolo si era finalmente rotto".












