Ecco le cinque priorità della cooperazione sociale rivolte alla politica
Dalla necessità di avere una politica sociale unica, al riequilibrare il divario tra centro e periferia: ecco cosa ha chiesto Consolida (e le 51 realtà che rappresenta) ai candidati presidente

TRENTO. Una politica sociale unica, un welfare equo e sostenibile, riequilibrare il divario tra centro e periferia, valorizzare le pratiche di inserimento lavorativo per l'emancipazione delle persone svantaggiate, la cooperazione sia vista come interlocutore competente nella costruzione delle politiche sul benessere della comunità, no a nuove imposte. Queste le priorità del mondo della cooperazione sociale rivolte ai candidati alle prossime elezioni provinciali. A ''riceverle'' oggi, nella sede di Consolida in via Rienza, candidati presidente e loro delegati.
Tra i primi, c'erano Paolo Primon di Popoli Liberi, Roberto De Laurentis di Tre, Ugo Rossi del Patt, Giorgio Tonini del centro sinistra, Antonella Valer di Liberi e Uguali e a loro la presidente del consorzio (che rappresenta 50 cooperative sociali) Serenella Cipriani, ha detto: “Le complesse sfide che ci aspettano non possono accontentarsi di risposte affrettate e approssimative e neppure costruite da pochi a tavolino”. Ecco allora che è stata stilata una vera e propria ''lista'' delle priorità di quella che è una realtà che copre 51 associate conta più di 5.500 soci e offre servizi a 18.000 persone su tutto il territorio trentino, coinvolgendo 1.200 volontari e dando lavoro a 4.400 persone, di cui 1.800 in condizioni di fragilità o svantaggio sociale.
Le cinque priorità della cooperazione sociale
Una politica sociale unica.
È finito il tempo di etichettare i bisogni per voci di spesa. La visione politica sul sociale si presenta divisa in compartimenti stagni, proprio quando le sfide del domani - coesione, uguaglianza, un giusto lavoro per tutti e l’aspettativa di un futuro possibile per le nuove generazioni - rendono necessario recuperare uno sguardo unico per garantire gli stessi diritti di cittadinanza.
Un welfare equo e sostenibile.
Assistenza, cura, educazione, inserimento lavorativo devono avere un pari riconoscimento anche nella assegnazione delle risorse economiche, da indirizzare verso obiettivi strategici e non da disperdere in mille rivoli a basso impatto sociale.
È inoltre necessario riequilibrare il divario in termini di opportunità fra “centro” e “periferia”. La crescita dei bisogni di welfare in Trentino e la contestuale diminuzione delle risorse disponibili chiamano tutti ad ottimizzare l’organizzazione dei servizi, ma anche a trovare nuove fonti. Il sistema delle cooperative sociali è disposto a investire risorse economiche e farsi promotore anche di azioni importanti di foundraising.
Valorizzazione delle pratiche di inserimento lavorativo per l’emancipazione delle persone svantaggiate.
Sono ormai 30 anni che la cooperazione sociale, su stimolo dell’Agenzia del Lavoro, è impegnata con un’azione unica a livello nazionale a sviluppare la propria iniziativa nell’inserimento lavorativo. Questa collaborazione ha dato vita ad un modello riconosciuto a livello italiano ed europeo come strumento per l’emancipazione di persone svantaggiate. Negli ultimi anni la relazione con l’Agenzia del Lavoro si è affievolita: alla logica della partnership è subentrato un approccio “a prestazione” che penalizza la dimensione imprenditoriale e le professionalità, oltre a limitare la collaborazione tra cooperative. In generale si assiste ad un uso indifferenziato dei diversi strumenti di politica del lavoro che non tiene conto delle finalità per i quali sono stati ideati, con un indebolimento della capacità di dare risposte mirate alle persone.
Co-programmazione territoriale e partenariato pubblico-privato.
La cooperazione sociale non rivendica politiche di incapsulamento del mercato o non coerenti con la normativa nazionale, ma fra queste e le gare al massimo ribasso la giusta via di mezzo c’è. La richiesta alla politica è che nella programmazione pubblico-privato preveda la presenza della cooperazione riconoscendola come interlocutore competente nella costruzione delle politiche sul benessere della comunità.
Strumenti normativi e finanziari.
Nel 1988 con la legge regionale n. 24 il Trentino ha anticipato il Parlamento nazionale riconoscendo la cooperazione sociale come organizzazione impegnata a garantire l’interesse generale della comunità. Questo ha reso la nostra provincia un laboratorio di innovazione a cui per anni hanno guardato gli altri territori. Oggi, in un clima in cui la parola d'ordine è ridurre le tasse alle imprese, la riforma nazionale del Terzo Settore rischia di aumentare l’imposizione fiscale per le imprese sociali.
La richiesta rivolta ai candidati è stata quella di impegnarsi a trovare le modalità per consentire alle cooperative sociali, e più in generale alle imprese sociali, di continuare a rispondere alla loro mission. La revisione della legge regionale da anni annunciata, ma non ancora compiuta, potrebbe essere lo strumento per ritornare ad essere, anche su questo, modello a livello nazionale.












