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Femminicidio, il candidato di sinistra cerca di difendersi: ''Ci sono emergenze di genere più rilevanti: i morti sul lavoro sono al 90% uomini''

Claudio Della Volpe, candidato per L'Altro Trentino a sinistra ammette di aver reso pubblico il post 'incriminato' per sbaglio. Aveva detto: "Il femminicidio? Ci sono altre emergenze". Dura Antonia Romano, consigliera comunale: "Non ci sono 'problemi delle donne' ma problemi causati alle donne da una società ancora incapace di emanciparsi dal patriarcato"

Di Donatello Baldo - 05 ottobre 2018 - 16:32

TRENTO. Claudio Della Volpe è il candidato che con un post su Facebook ha scatenato il putiferio tra gli altri della sua lista L'altro Trentino a Sinistra, tra i colleghi di coalizione che corrono con Liberi e Uguali e, c'è da scommettere, le sue argomentazioni a proposito di femminicidio avranno fatto arrabbiare anche la candidata presidente Antonella Valer.

 

Ha scritto, anche un po' infastidito, che il femminicidio non è affatto un'emergenze e, numeri alla mano, le uccisioni di donne da parte di uomini è in costante calo ormai da anni. Non è un'emergenza, insomma. "le emergenze sono altre". Questo giornale ha dato conto della buriana che si è scatenata, spiegano pure che il post 'incriminato' è stato tolto dalla pagina.

 

Ora Della Volpe vuole spiegarsi meglio, e gliene diamo l'opportunità. "Vorrei chiarire meglio cosa è successo: io non ho una pagina Facebook pubblica". I post erano sempre stati interni al suo giuro di amici ma volendo per una volta sperimentare il potere divulgativo della rete, ha inserito, cliccando 'pubblico per tutti', un post che trattava di chimica, essendo lui docente di materie scientifiche. "Non mi sono reso conto che questo cambiava anche i successivi post: errore da principiante".

 

"Il post sul femminicidio rivolto ai miei amici di Facebook era la prima parte di un discorso più complesso che continuavo nei commenti - spiega il candidato - ma che non ho potuto completare perché il numero e la qualità delle risposte mi ha letteralmente sommerso; argomenti e contenuti che non erano connessi con il mio discorso principale, mi hanno impedito di spiegare questo che riassumo qui per chiarezza dei lettori e degli elettori".

 

Prova dunque a spiegarsi qui, argomentando in questo modo: "Il numero di femminicidi italiani è una porzione rilevante del numero di omicidi di donne; ora sia gli omicidi di donne che di uomini sono in forte riduzione, ma quelli di uomini molto più di quelli di donne, pur rimanendo circa il doppio. La definizione di femminicidio è legata all’assassino che dovrebbe essere un partner, ex partner o parente; tuttavia questo pone dei problemi non banali (si pensi all’omicidio suicidio della coppia anziana sofferente di malattie terminali e prive di assistenza, lo dico perché i femminicidi di anziane sono i più numerosi)".

 

"Il numero assoluto di femminicidi - sottolinea Della Volpe - è costante negli ultimi 15 anni, ma se si rapporta alla popolazione italiana che è cresciuta del 5% nel frattempo (3 milioni di persone) o se si considerano gli omicidi di cui non si conosce il colpevole, il trend che di per se è stabile tende perfino alla riduzione. In Europa siamo al minimo insieme alla Spagna, come femminicidi propriamente detti. In questa situazione (valori bassi e costanti del fenomeno) ha senso parlare di emergenza femminicidio?". 

 

Questa è la domanda. e questa la risposta: "Come comunista convinto e come persona che osserva la società vedo un altro problema di genere che dovrebbe riguardare di più noi e cioè quello dei morti sul lavoro. I morti sul lavoro sono circa 10 volte di più dei femminicidi, non sono costanti perché seguono l’andamento del mercato del lavoro e la 'ripresa' ha segnato l’aumento di questi omicidi bianchi. Siamo come Paese in una condizione non buona in Europa, la Germania per esempio a parità di ore lavorate ha la metà dei nostri caduti sul lavoro, ma soprattutto i morti sul lavoro sono al 90% maschi, cosa che di solito si omette di dire".

 

"Questo problema di genere e di classe non è presente spesso nei programmi anche della sinistra effettiva - osserva Claudio Della Volpe -  viene surclassato dall’altro, dal femminicidio che è reale, ma basso e costante. Come comunista ritengo che sia un errore politico serio ed una misura della scarsa rilevanza reale del nostro movimento politico".

 

"Tutto qua - conclude Della Volpe - spero di essermi fatto capire e di aver spiegato il perché gli zebedei mi ruotino. Non per la lotta al femminicidio, ma per la scarsa attenzione ad altri più rilevanti problemi di genere". 

 

Sull'argomento interviene anche Antonia Romano, consigliera comunale de L'Altra Trento a Sinistra: "Dalle dichiarazioni di Della Volpe emerge quanto sia importante non abbassare la guardia su ciò che viene spesso, a mio avviso impropriamente, indicato come 'questioni di genere'. Claudio della Volpe, ottimo scienziato, ha fatto riferimenti a dati oggettivi e reali per giustificare la sua tesi, secondo cui non ci sarebbe nel nostro paese un'emergenza femminicidi (lui ne parla in termini di omicidi di donne, che è già una negazione del problema) soprattutto se i numeri delle donne uccise dai loro partner o ex partner viene confrontato con il numero di persone che purtroppo continuano a morire sul lavoro".

 

"Leggendo i dati citati emerge anche una diminuzione, per fortuna, degli uomini uccisi in delitti malavitosi e tale diminuzione farebbe, secondo il professore, emergere con maggiore evidenza il dato relativo alle morti femminili. Come donna impegnata da sempre nelle lotte politiche per ridurre le differenze di genere, come consigliera comunale che cerca di far sempre emergere la necessità di garantire equità di genere, non posso che ribadire la mia posizione e la mia preoccupazione per il dato relativo ai femminicidi in Italia, ancora troppi e inaccettabili ancor di più se si pensa che si tratta solo della punta dell'iceberg violenze domestiche troppo spesso non denunciate, troppo spesso non riconosciute".

 

"In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, con la misoginia giunta al potere come il decreto Pillon dimostra, non posso che fare appello a tutte le persone di buon senso a non abbassare la guardia e a chi si candida alle imminenti elezioni provinciali a non definire una graduatoria di temi e di lotte. È nell'intersezionalità delle lotte la chiave di svolta per raggiungere obiettivi alti. Come femminista mai pentita di esserlo non posso far altro che sottolineare che, contrariamente a quanto affermato da Claudio Volpe, non ci sono 'problemi delle donne' ma problemi causati alle donne da una società ancora incapace di emanciparsi dal patriarcato. È anche per questo che insito con il mio appello a votare donna" .

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