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| 06 nov 2018 | 18:01

Futura discute: associazione, movimento o partito? Il nodo i rapporti con il Partito democratico

Lunedì sera la prima assemblea: approvata l'adesione dei consiglieri comunali di Trento ma si discute sulla struttura del nuovo soggetto politico. Idee diverse: forma più organizzata o laboratorio aperto e 'unitario'?

di Donatello Baldo

TRENTO. La prima assemblea di Futura dopo il risultato elettorale, che ha premiato la nuova formazione con due consiglieri provinciali, si è tenuta ieri, lunedì sera. Al centro della discussione la cornice da dare a un soggetto politico nato da pochi mesi sull'onda del desiderio del cambiamento anche a sinistra. 

 

Movimento, partito, associazione? La volontà è quella di camminare sul crinale che divide la spontaneità movimentista dall'organizzazione politica vera e propria. Da parte di tutti, con sfumature più o meno evidenti, è emersa la necessità di mantenere una dimensione partecipativa, "anche per non incorrere negli stessi errori del Pd che ha incentrato tutto sugli eletti".

 

Dimensione che dovrà essere comunque organizzata: per questo si è pensato a una forma di tesseramento, anche se a qualcuno la parola non piace. Meglio trovare sostenitori piuttosto che tesserati, cercando di segnare la distanza con le parole che appartengono alla 'forma partito' che, a detta di tutti, si vorrebbe evitare. 

 

E a proposito di sostenitori c'è da registrare l'ufficializzazione dell'adesione del gruppo Insieme Trento al progetto politico dell’associazione Futura 2018. I quattro consiglieri comunali di Trento - Bungaro, Carlin, Salizzoni e Scalfi - hanno spiegato le ragioni che li hanno indotti ad entrare nella giunta Andreatta con due assessori (Corrado Bungaro alla cultura/ambiente, Alberto Salizzoni all’urbanistica/mobilità): rilancio forte dell’azione della giunta comunale e riconoscimento della pari dignità delle componenti che sostengono la maggioranza.

 

Ma torniamo alle sfumature che dividono, in modo dialogico e democratico, Futura. C'è infatti chi pende verso un soggetto organizzato e chi pende verso un soggetto 'liquido', posizioni differenti che nascondono ovviamente da visioni differenti. Il nodo è quello dei rapporti con gli 'altri': il Pd, i Verdi, il resto del centrosinistra. Gli ambientalisti, che hanno eletto all'interno di Futura Lucia Coppola, hanno giù detto che non si scioglieranno. I Verdi rimarranno, anche se ciascuno individualmente aderirà al nuovo soggetto. 

 

La doppia appartenenza va bene anche per gli iscritti al Partito democratico? L'idea di un modello da Partito radicale, che prevede appunto la doppia appartenenza, piace a coloro che vorrebbero Futura pungolo e sollecitazione per tutta la coalizione, un laboratorio politico che non basta a se stesso ma che serve per la rigenerazione di tutto il centrosinistra.

 

Altri hanno qualche remora nell'apertura indiscriminata. Potrebbe nuocere al percorso di strutturazione di un soggetto ancora nuovo, informe, privo delle fondamenta che possono vantare altre organizzazioni della politica. Anche l'idea del direttivo, che dovrà essere eletto per la gestione politica e organizzativa di Futura, dovrà tenere conto di queste diverse sfumature: un direttivo che dirige o un coordinamento che coordina?

 

Tutti d'accordo sulla contrarietà al gruppo unico in Consiglio provinciale con il Partito democratico. E' troppo presto, è prematuro. Ma anche qui le visioni sono contrapposte: c'è chi vorrebbe che il futuro di Futura fosse quello di unire una coalizione divisa, immaginando un ruolo 'catalizzatore', un'azione di ricostruzione di un'area di centrosinistra che possa tornare a vincere.

 

Ma c'è anche chi pensa che sia inutile, che il futuro di Futura sia quello di strutturarsi e organizzarsi in autonomia, convinti che la coalizione non esista, che il Pd sia morto e che nemmeno il centrosinistra si senta troppo bene.

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