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Giorgio Tonini, l'autolesionismo del Pd, il regalo al Patt e il successo della Lega con i 5 Stelle sempre più al palo

Primo bilancio di queste elezioni. Il Partito democratico è riuscito nell'impresa di prendere solo 1 punto percentuale in più degli ex amici del Partito autonomista, pur avendo il candidato presidente. Sono riusciti ad azzoppare gli alleati e a confermare solo consiglieri uscenti. Quale futuro? Intanto esulta Tonina mentre per Degasperi è un flop

Di Luca Pianesi - 22 ottobre 2018 - 19:47

TRENTO. Il Trentino ha aperto le porte alla Lega e a Salvini che sfondano ovunque anche nelle città, anche a Trento dove il Pd riesce nell'impresa di farsi sorpassare (Lega quasi 24%, Partito democratico 18%, Futura 13%). Una corazzata quella di Fugatti che ha dimostrato di non avere rivali in nessun luogo diventando primo partito provinciale e mandando un segnale forte e chiaro anche a Roma: è l'onda verde quella vincente, in questo momento, e i 5 Stelle ormai possono solo accompagnare, come direbbe qualcuno (il 7% di Degasperi è meno della metà di quel che ci si poteva aspettare prima del voto). Entrano anche i vari Cia, Kaswalder, Tonina, Borga, Gottardi e Leonardi ma la linea è ben tracciata e il solco è quello della spada di Alberto da Giussano.

 

Il vero disastro si chiama Partito democratico che riesce a prendere meno di quel che vale su scala nazionale (qui chiude poco sopra il 13% mentre a livello italiano viaggia su un mesto 16 - 18%). Una bocciatura durissima dell'elettorato visto che il Pd esprimeva anche il candidato presidente (cinque anni fa quando il Patt si presentò con Rossi alla guida della coalizione riuscì a raggiungere il 17,5% da solo). E la bocciatura pare tutta per lui, Giorgio Tonini, una scelta mal digerita dagli alleati di coalizione e respinta al mittente dagli elettori, che ha avuto come unico effetto quello di far eleggere quattro candidati di lista, guarda caso i consiglieri uscenti Zeni, Olivi, Manica e Ferrari.

 

Per il Pd, quindi, si annunciano anni difficili, ancora una volta in mano a quegli stessi consiglieri che lo hanno piegato su sé stesso, riducendolo ai minimi termini e trasformandolo in un partitino autoreferenziale. Per il futuro del centrosinistra meglio guardare a Futura che, nata poco più di un mese fa, ha superato il 6% nonostante l'autolesionismo del Pd che, imponendo la candidatura di Tonini a presidente, era riuscito nell'impresa di smorzare anche quel piccolo clima di entusiasmo che si stava creando attorno a questa nuova ''cosa colorata'', azzoppando, di fatto, la coalizione ancor prima che potesse muovere i primi passi. Ed emblematici sono stati i due eventi al Muse fatti da Ghezzi & co. Alla prima, quella di lancio del movimento, il pienone assoluto, 800 persone che tra applausi e sorrisi erano tornati a casa pieni di speranza. Alla seconda, quella di chiusura della campagna elettorale, poco più di 300 persone, tanti candidati e sorrisi a denti stretti.  

 

Eppure Futura si è battuta. Per le strade, le piazze, ovunque, c'erano i tandem dei candidati, i banchetti e sono stati tanti gli incontri e le personalità, anche nazionali, invitate dal movimento di centrosinistra. Pd, invece, non pervenuto. Tonini ai dibattiti era il volto della sconfitta, lento e impacciato, sembrava quello che lì doveva stare perché lo avevano costretto gli altri, ma trasmetteva zero entusiasmo. Unica vera proposta fatta è stata il ''chiediamo la piena autonomia fiscale a Roma''. Una cosa incomprensibile per la metà degli elettori e da rispedire al mittente per l'altra metà (e infatti appena aveva finito di dirlo parte dei sindacati già la bocciavano).

 

E poi ecco ancora la battaglia ideologica contro la Valdastico. Una campagna insostenibile, superata dai tempi e dal numero di morti che ogni anno vanno a sommarsi sulla Valsugana e il suo scarso appeal si è visto alla manifestazione di qualche giorno fa intitolata ''No Valdastico'' dove c'erano tutti i partiti di centrosinistra e anche il Movimento 5 Stelle, le associazioni ambientaliste e animaliste e alla fine a manifestare erano in 300. Infine l'errore più grave: costruire tutta la campagna elettorale sulla paura dell'avversario, ripetendo a pappagallo che con la Lega ci sarà la svolta lombardoveneta (nemmeno stessimo parlando di due dei territori del Terzo mondo ma più ricchi d'Europa) e che il Trentino perderà la sua autonomia.

 

Risultato: i cittadini li hanno abbandonati spostandosi chi su Futura chi, per tutelare l'autonomia, su quelli che la parola ''autonomia'' ce l'hanno nel nome: il Patt. Rossi nel fare campagna elettorale ha dato una lezione a Tonini. Sui social il Patt è stato senza dubbio quello che si è mosso meglio, con messaggi efficaci e moderni. Hanno girato i territori e fatto pesare la pregressa fase di governo puntando forte anche sui consiglieri uscenti (vedere Dallapiccola e Ossana) e poi hanno lasciato fare ai loro ex alleati del centrosinistra che ad ogni occasione pubblica invitavano a votare chi difende l'autonomia. Il Patt, in questo modo, giocando da solo, è riuscito a reggere e a raggiungere un 12,54% che sa di vittoria, a un solo punto percentuale di distanza dagli ex amici del Pd.  

 

Sconfitto anche Degasperi che mentre il suo partito viaggia sul 30% a livello nazionale qui non va oltre il 7,33% che si traduce in due consiglieri eletti, come cinque anni fa. Nessun passo in avanti, anzi, semmai, la definitiva conferma che il Movimento 5 Stelle, qui in Trentino, ha preferito chiudersi e puntare ad agganciare piccole minoranze marginali (no vax, animalisti sfegatati) al cercare di allargare la sua base elettorale. Tra abbandoni, procure e gente che si è allontanata, più o meno polemicamente, Degasperi ha preferito costruirsi un movimento di fedelissimi e oggi paga lo scotto di chi non è riuscito ad agganciare nuovi elettori. L'unica nota positiva è l'elezione di Alex Marini, persona valida e di respiro, premiato, probabilmente, proprio perché rappresentava, tra quelli in lista, una delle figure meno ''uniformate''.

 

Grande vincitore, infine, Mario Tonina che mollato l'Upt (in realtà sgonfiato in questi anni proprio dai consiglieri provinciali che hanno pensato più a governare che a costruire un futuro al partito) a poche settimane dal voto è riuscito nell'impresa di scalare in pochi giorni Progetto Trentino e a diventare l'unico eletto del movimento di Grisenti. Un blitz in piena regola di quelli riusciti raramente a livello politico.

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