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Lo scossone al centrosinistra l'ha dato Rossi. Ora decide lui e si siede a capotavola

Il segretario Panizza ha abbandonato il tavolo della coalizione, la palla passa al governatore che incontrerà i partiti. Una mossa che potrebbe nascondere una divisione interna alle Stelle Alpine di cui gli alleati potrebbeo approfittare

Di Donatello Baldo - 23 maggio 2018 - 06:01

TRENTO. Bisogna dare atto al Patt di aver smosso un po' le acque all'interno della maggioranza, altrimenti quella di ieri poteva passare come l'ennesima riunione della coalizione. Tutti di nuovo attorno al tavolo senza mai trovare una soluzione: Pd, Upt, Patt, Socialisti, Verdi e anche i Radicali.

 

Poi il colpo di scena: Panizza si è alzato e se n'è andato, lasciando un documento che dice in poche parole che senza Rossi loro non ci stanno. Di più, quel documento dice che d'ora in poi sarà lo stesso Rossi a portare avanti le trattative, e lo farà da leader della coalizione: incontrerà lui le forze politiche e non solo quelle della maggioranza, anche Civici e componenti varie.

 

Si siederà a capotavola e se qualcuno dovrà dire che è meglio che sia qualcun altro a prendere il suo posto glielo dovrà dire sul muso. Insomma Rossi giocherà in attacco prendendo in mano lui le sorti della coalizione, e di se stesso.

 

Una mossa che se letta in controluce mette in evidenza un 'golpe' interno alle Stelle Alpine: non sarà più Panizza a tessere le trame per farlo rimanere alla presidenza, il segretario è di fatto esautorato. La palla se l'è presa Rossi e la partita se la gioca lui. 

 

La decisione è figlia di una situazione che è chiara a tutti, a cui il governatore doveva metter mano: tutti i partiti, compreso il Patt, stanno approntando il piano B. Tutti danno come assodato che il futuro candidato presidente non sarà più lui.

 

Lunedì sera si è riunita la Giunta delle Stelle Alpine e lo scarno comunicato stampa diceva che è tutto ok, che Rossi rimane la proposta per la presidenza. Tutti compatti. Ma, appunto, non è vero. Perché sono ormai molti i consiglieri provinciali e gli amministratori autonomisti che incrinano l'unanimità.

 

Anche l'assessore Carlo Daldoss sembra abbia detto a Rossi che è meglio che faccia un passo indietro. E sembra che i due, un tempo pappa e ciccia, abbiano litigato al punto di dirsi in faccia quello che pensavano. I nervi sono tesi, lo si vede nonostante traspaia all'esterno un clima di paradossale tranquillità. 

 

Daldoss potrebbe essere la carta calata dal Patt all'ultimo minuto, prima di perdere tutto, come 'riserva' in caso di impossibilità nel sostenere Rossi. Con l'assessore tecnico - ormai diventato politico con l'adesione al gruppo del Pattt (ma senza tessera, ndr) - le Stelle alpine potrebbero mantenere almeno in apparenza il comando della coalizione. Meglio di niente

 

Una strategia che deve aver allarmato il presidente della Giunta che, avendola annusata, l'ha voluta stroncare alla radice. Ora le cose si fanno un po' più complicate e nessuno sa che piega prende la faccenda. Come reagiranno i partiti della coalizione?

 

Difficile saperlo. Il Pd potrebbe approfittare e proporre il suo candidato presidente, un esponente di area dem, un profilo che risponda alle esigenze - ribadite anche dall'Assemblea provinciale del partito - di vero cambiamento. Una mossa che spiazzerebbe, tanto quanto quella che si è consumata ieri.

 

Il mandato assembleare è chiaro: valutare le proposte. E una proposta potrebbe essere calata, in fondo il Patt la sua l'ha messa sul tavolo fin dal primo giorno. Senza alternative Rossi si siede a capotavola, l'abbiamo detto sopra.

 

L'Upt potrebbe invece spingere sul nome di Valduga. Tutti dicono che bisogna allargare la coalizione ai civici e meglio di lui che li rappresenta non ce n'è. Un nome che però divide, indigesto al Pd che da Valduga a Rovereto si è fatto mettere all'opposizione.

 

Oppure Pd e Upt potrebbero approfittare delle divisioni interne al Patt e spingere sul nome di Carlo Daldoss. Un pezzo di autonomisti potrebbe starci, e così se la vedessero poi loro a mettersi d'accordo. 

 

Che Rossi decida di andare comunque alle elezioni per conto suo, affiancato dalla lista di giovani che dice di avere pronta, non sembra vero. Oltre a Dallapiccola sarebbero in pochi disposti al sacrificio. Farebbero due conti e scoprirebbero che il rischio è di rimanere a casa.

 

Di sicuro ieri è successo qualcosa che ha dato uno scossa a una situazione che sembrava ormai bloccata. Dove andrà a finire il centrosinistra autonomista, chi sarà il prossimo leader, è tutto da scoprire.

 

Solo una cosa è certa: se sarà Rossi il candidato presidente, se alla fine diranno tutti "scherzavamo, rimani pure tu", il candidato presidente parte indebolito. Una squadra che fino al giorno prima ha fatto di tutto per mandarti via non è una squadra. Difficile governare cinque anni con quelli che ti volevano sostituire.

 

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