Contenuto sponsorizzato

Maltempo, Patt: ''Non fidiamoci del governo e arrangiamoci. Possiamo aumentare il debito e immettere obbligazioni''

Tra le ipotesi lanciate dalle Stelle Alpine anche la possibilità di ridiscutere gli accordi nazionali. Aumentare il debito dal 6 al 7% del Pil vorrebbe dire avere la disponibilità di circa 180 milioni di euro. Ugo Rossi: "Siamo all'opposizione, ma vogliamo essere seri e propositivi"

Di Luca Andreazza - 12 novembre 2018 - 19:02

TRENTO. Aumento del debito provinciale, immissione di obbligazioni sul mercato, ricontrattazione degli accordi nazionali, una nuova visione delle aree boschive e una gestione del settore legname. Queste le contromisure che il Patt propone al centrodestra per ricostruire il Trentino dopo l'ondata di maltempo e salvaguardare il bilancio provinciale, portare avanti gli impegni stabiliti e far proseguire il ciclo positivo dell'economia.  

 

"C'è una fortissima preoccupazione, questo approccio di Maurizio Fugatti non ci convince", esordisce così Ugo Rossi per tracciare un primo bilancio post-emergenza alla luce delle indiscrezioni su come intende procedere il nuovo governo provinciale per far ripartire il Trentino. L'ex governatore aggiunge: "Non si può pensare di fermare opere e progetti a causa del maltempo, si devono attivare tutti i canali della nostra Autonomia".

 

Il Patt serra i ranghi e mette sul tavolo alcune iniziative per aiutare il territorio a rialzarsi il più velocemente possibile, senza contraccolpi e senza posticipare scadenze oppure opere pubbliche, come strade, ciclabili e altre infrastrutture ormai necessarie per mantenere il Trentino ai massimi livelli per standard e qualità della vita. 

 

"Siamo all'opposizione - dice Rossi - ma non vogliamo solo lamentarci: vogliamo essere seri e propositivi. E quindi abbiamo pronti alcuni suggerimenti che vogliamo condividere con la maggioranza. Queste istanze sono frutto di alcune riflessioni interne, ma anche dopo il confronto con il territorio".


La prima soluzione è quella di fare nuovo debito. "Siamo davanti a un evento di portata straordinaria - dice l'ex presidente - che non può essere affrontato con strumenti ordinari. Non si possono mettere in campo misure che possano erodere dal bilancio risorse già destinate ad altri progetti. Sarebbe pericoloso per l'evoluzione del Trentino, ma anche per la fiducia dei cittadini. Nella precedente legislatura il debito è sceso dal 10% al 6% del Pil. Evidente che si può prevedere una riformulazione del debito: se si cresce di un punto percentuale, se si arriva al 7%, si possono già trovare indicativamente 180 milioni".

 

Un altro versante è quello di ricollocare il debito. "Il rating della Provincia è buono e gli Istituti di credito territoriali vantano un'ottima liquidità - evidenzia Rossi - si possono emettere sul mercato bond e obbligazioni che possono essere acquistati dalle nostre imprese e banche, ma anche da altri enti come il Fondo di pensione locale. Dobbiamo saper fare squadra e rete, in questo il Trentino è sempre bravo, una potenzialità da sfruttare". 

Non sono le uniche ipotesi in casa Patt. "Si può ridiscutere l'impegno della Provincia a livello nazionale - prosegue Rossi - si deve avere la forza di ricontrattare la riduzione del concorso ai fondi per la Protezione civile. Tra il patto di Milano e quello di garanzia versiamo al governo rispettivamente 568 e 390 milioni: il presidente si deve attivare e trattare con il governo amico per ottenere uno sconto per avere disponibilità di risorse". 

 

Le Stelle alpine non credono, infatti, fino in fondo alle promesse provenienti da Roma. "In questo momento - spiega l'ex governatore - hanno destinato 50 milioni da dividere tra dieci Regioni, gli altri stanziamenti chissà quando arriveranno e ancora è difficile quantificare quante risorse saranno destinate al Trentino. Intanto vediamo di arrangiarci qui e trovare metodi innovativi per far fronte all'emergenza. Si può anche snellire in deroga per il periodo necessario le procedure burocratiche. Ci sono tante possibilità".

 

Un ruolo fondamentale per ripartire può essere giocato dall'agricoltura. "Il paesaggio è in mano ai contadini. Non si possono fermare gli investimenti dei giovani in quanto produrrebbe un doppio danni. Da un lato si ferma la vitalità imprenditoriale e dall'altro il ripristino del territorio. Non si devono abbandonare le aree e mettere ulteriormente in difficoltà un settore che presenta alcune debolezze", evidenzia l'ex assessore Michele Dallapiccola, che rilancia la necessità di ritornare alla fotografia ante anni '80 (Qui articolo).

 

Fari puntati anche sul settore del legname. "I contratti - spiega Lorenzo Ossanna - vengono stipulati con dodici mesi d'anticipo e si deve chiedere una moratoria degli accordi. Gli alberi schiantati, secondo le prime stime, possono coprire il fabbisogno per almeno due-tre anni. E' necessario evitare il rischio di dover onorare debiti per situazioni pregresse e ottimali per non subire l'aggressione sul mercato di Austria e altri territori confinanti".

 

Insomma, l'indicazione è chiara, sfruttare a regime la potenza di fuoco dell'Autonomia per affrontare la ripartenza a pieni giri del motore il Trentino. "Serve sensibilità - conclude Franco Panizza - ma anche coraggio per interpretare al meglio le peculiarità del Trentino". 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Montagna
18 aprile - 20:41
Da Rovereto a San Martino, tante destinazioni con incrementi a doppia cifra. Il Garda (con Ledro, Comano e valle dei Laghi), la Val di Fassa e [...]
Società
18 aprile - 18:04
Il punto di Confesercenti Bolzano: "È molto difficile reperire personale, in particolare sotto i 40 anni. Ma non perché manchi la [...]
altra montagna
18 aprile - 12:00
In seguito alla pubblicazione di un documentario allarmista sulla situazione dell'area, i Campi Flegrei e il Vesuvio sono tornati ad occupare un [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato