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Nonostante i veti la giunta apre il maxi-ambulatorio di Trento Sud, medici di base sul piede di guerra: ''Dopo 40 anni si torna a scioperare"

Alta tensione tra viale Verona e via Degasperi per l'apertura del centro di Aggregazione funzionale territoriale a Trento Sud. Prima "Sì", poi "No", quindi via libera di Apss e Provincia. Nicola Paoli della Cisl medici: "Un fatto gravissimo. I contratti non vengono rispettati e c'è anche una violazione della privacy"

Di Luca Andreazza - 27 dicembre 2018 - 19:01

TRENTO. Una mattina convulsa tra viale Verona e via Degasperi in casa Azienda provinciale per i servizi sanitari. Prima avanti tutta, poi fermi tutti e quindi apriamo le porte. Un andamento tanto contraddittorio quanto confuso per l'inaugurazione della Aft-Aggregazione funzionale territoriale a Trento Sud. E i medici scendono in battaglia. Dopo 40 anni proclamano uno sciopero generale, si parte il 10 e 11 gennaio per 48 ore di braccia incrociate.

 

Ma il calendario è già pronto. Da mercoledì 16 a venerdì 18 gennaio altre 72 ore e avanti così ogni settimana, fino a quando la Provincia non interviene per annullare la delibera. "L'apertura di questo presunto centro di Aggregazione funzionale territoriale - tuona Nicola Paoli, segretario della Cisl medici - è un fatto gravissimo. Ma questa decisione unilaterale e d'imperio dell'Apss è in aperto contrasto con l'accordo collettivo di lavoro. Così vengono danneggiati anche i cittadini".

 

Non è bastato il tentativo di mediazione in extremis alla presenza del Commissario del governo prima di Natale. Poche ore fa è arrivata un'altra, pesantissima, fumata nera: stato di agitazione e l'ultimo, e unico, sciopero della storia in Trentino della medicina generale risale al 1978. E se la Provincia spiega che l'incontro tra l'assessora Stefania Segnana e il sindacato "ha avuto esito interlocutorio", quanto emerge in realtà è una situazione di stallo totale, difficile da risolvere tanto le posizioni sono contrapposte.

 

La volontà della Giunta è quella di evitare lo sciopero e nei prossimi giorni intende riprendere la discussione con le categorie sindacali, ma la Cisl sembra irremovibile: "L'amministrazione deve prendere posizione - aggiunge il segretario della Cisl - arginare il direttore generale Paolo Bordon e annullare la delibera. Siamo pronti a portare questa materia davanti alla Corte dei conti. E' stata presa una decisione gravissima".

 

Nel mirino finisce anche il direttore generale dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. "Dopo Lavarone e Pinzolo, prosegue a far danni - prosegue Paoli - questa volta a Trento. Un muro insuperabile che vuole portare avanti questo progetto fortemente voluto dall'ex assessore Luca Zeni. Si nasconde dietro l'invio di 30 mila lettere ai cittadini per segnalare l'apertura di questo centro. La Provincia deve imporsi rispetto all'Apss e annullare la delibera pubblicata qualche settimana fa. Solo in quel momento saremo disponibili a riprendere le trattative".

 

La Cisl punta il dito contro questa apertura nel merito e nel metodo: la decisione scavalca i Comitati, mentre arriverebbe sul tavolo anche la questione della privacy. "I medici operativi in viale Verona dalle 8 alle 20 dovrebbero essere 21 - evidenzia la Cisl - ma in realtà solo 7 unità prendono servizio: un'enorme mole di cittadini seguiti da pochi medici, non contrattualizzati e viene a mancare anche il rapporto fiduciario medico-paziente: si trovano a disposizione, senza nulla osta, quindi 'espropriati illegalmente', cartelle e dati sanitari dei pazienti".  

 

Non è tutto perché entra in gioco anche la copertura assicurativa in quanto manca la firma del sindacato di riferimento che rappresenta la maggioranza dei lavoratori. "Questo provvedimento azzera - spiega il sindacalista - i diritti dei Comitati aziendale e provinciale, deputati istituzionalmente alla trattativa tecnica, ma anche alla interpretazione del contratto nazionale ben prima delle delibere di Giunta. Abbiamo dato mandato ai nostri legali di interessare il giudice del lavoro: i medici inseriti in Viale Verona potrebbero avere problemi per il personale, le attrezzature e i locali".

 

Dopo l'incontro del 21 dicembre e l'ultimatum fino alla mezzanotte del 26 dicembre, il sindacato avrebbe sperato nel ritorno sui propri passi di Provincia e Apss. Così non è stato e si apre una stagione di lotte e mobilitazioni. "L'indicazione - conclude Paoli - a tutti i medici di base è quella di chiudere tutti gli ambulatori: il presidente Maurizio Fugatti sembra andare in controtendenza rispetto alla necessità di implementare i servizi in valle". 

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