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Pd verso il congresso, possibile sovrapposizione di quello nazionale con quello provinciale. Il dubbio: ''Fino a marzo senza una guida?''

Alcuni vorrebbero uno slittamento dell'assise locale per concentrarsi sui temi del territorio e propongono una reggenza da affidare ai consiglieri provinciale. Ma i tempi sono stretti e la reggenza sembra non trovare l'appoggio della maggioranza

Di Donatello Baldo - 03 dicembre 2018 - 13:29

TRENTO. Assemblea del Partito democratico, all'ordine del giorno la presa d'atto delle dimissioni del segretario Giuliano Muzio e la decisione sul congresso nazionale e provinciale. Stasera, dopo la convocazione andata deserta la scorsa settimana, si spera nel raggiungimento del numero legale. Si temono strategie 'ostruzionistiche', con la diserzione messa in atto per evitare la discussione, ma nelle ultime ore sembra che le presenze della maggioranza dei 61 siano assicurate.

 

Il tema vero è la sovrapposizione tra i due congressi, che qualcuno vorrebbe evitare. In corsa, per la segreteria nazionale, ci sono 7 candidati e le rispettive tesi occuperebbero gran parte della discussione, relegando a un dibattito marginale la questione locale. Si verificherebbe uno schiacciamento dei temi nazionali su quelli territoriali, sul nuovo segretario provinciale e sulle idee da proporre per il Partito democratico trentino. 

 

Qualcuno proporrà quindi uno slittamento dell'assise locale, per dare il giusto spazio alla dimensione del Pd trentino. Una proposta che però difficilmente verrà accettata, l'urgenza di fare subito entrambi i congressi sembra maggioritaria e trasversale alle varie 'correnti' interne al partito. I tempi non ci sono, il 3 marzo è già troppo in là e andare oltre - senza segretario, senza assemblea - sarebbe complicato. 

 

In primavera ci sono le amministrative per alcuni comuni, ci sono le suppletive nei collegi di Trento e Pergine per la sostituzione di Fugatti e Zanotelli ora in giunta e dimessi dal Parlamento nazionale. Ma ci sono anche le elezioni europee e una legislatura appena iniziata che ha bisogno di una guida politica. Anche per questo di è parlato di una reggenza, da affidare ai consiglieri provinciali secondo una proposta che stasera sarà messa in discussione.

 

La tesi è questa: quattro mesi senza un segretario, senza qualcuno che faccia una sintesi politica, può essere un disastro. Chi risponde a Fugatti? Chi organizza le iniziative politiche dell'opposizione? In questa fase c'è bisogno di qualcuno che possa parlare a nome di tutti, che rappresenti un partito intero. Non è possibile aspettare il 3 di marzo per poter ricominciare a muoversi. 

 

Ma c'è chi vede nella proposta di affidare ai consiglieri provinciali la reggenza una strategia volta ad escludere, tra quelle fila, un possibile candidato alla segreteria. E comunque - spiegano alcuni - non è prevista la reggenza: o si elegge un segretario o si va a congresso e nel frattempo la reggenza è della commissione congressuale. Un tema che però sarà dibattuto, questo di sicuro. 

 

Poco partecipata, invece, la corsa al posizionamento sulle tesi nazionali che esprimono i candidati segretari. Non c'è un'adesione organizzata alle proposte in campo, nessuna cordata in favore di Zingaretti, Minniti, Martina, Boccia, Corallo, Saladino o Damiano, le candidature arrivate fino ad ora.

 

E non ci sono nemmeno nomi in campo sul fronte locale. Nomi di possibili futuri segretarti del Partito democratico non ne gira neanche uno, per ora ogni intenzione rimane ben coperta in attesa di capire meglio cosa succederà

 

 

 

 

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