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Perché Maurizio Fugatti non si dimette dalla Camera dei deputati?

Sabato l'ufficialità della nomina a presidente della Provincia, lascia l'incarico di governo. Anche la carica di deputato è incompatibile ma per l'addio al Parlamento vuole attendere: per paura del ricorso sull'ineleggibilità o per non dover convocare subito le elezioni suppletive in Valsugana?

Di Donatello Baldo - 03 novembre 2018 - 19:46

TRENTO. Da oggi, sabato 3 novembre, l'investitura di Maurizio Fugatti è ufficiale. Alla proclamazione, avvenuta nella Sala Belli del palazzo di piazza Dante, il nuovo governatore si è presentato senza più il titolo di sottosegretario alla Salute: ieri infatti ha rassegnato le sue dimissioni inviando una lettera al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.

 

Ma le dimissioni dal ruolo di parlamentare non le ha date, risulta ancora membro della Camera dei Deputati, in cui è stato eletto nel seggio della Valsugana alle scorse elezioni del 4 marzo. Anche quella carica è incompatibile con le funzioni di consigliere provinciale, ancor più con quelle di presidente della Provincia Autonoma di Trento.

 

Cosa aspetta quindi Maurizio Fugatti? Oggi, a che gli chiedeva il perché delle due poltrone occupate contemporaneamente ha detto solo questo: "All'atto della proclamazione sono sufficienti le dimissioni da sottosegretario". Infatti è vero, perché l'incompatibilità è necessario sia sanata prima della convalida, non della proclamazione. Nessun obbligo, ma forse per opportunità politica poteva anche lasciare il Parlamento

 

La convalida avverrà tra chissà quanti mesi. Sarà formalizzata dalla Giunta per le elezioni, un organismo interno al Consiglio provinciale che non è ancora entrato in funzione. Dovrà eleggerne i componenti, dovrà riunirsi, e avrà sei mesi di tempo per pronunciarsi sulle incompatibilità

 

La legge elettorale è molto chiara su questo punto: "Il Presidente della Provincia e i consiglieri provinciali per i quali esista o si determini una delle cause d'incompatibilità previste da questa legge decadono dal mandato qualora non abbiano rassegnato le dimissioni dalla carica incompatibile [...] prima della convalida dell'elezione a consigliere [...]".

 

Forse il timore della fondatezza dei dubbi sui requisiti di ineleggibilità gli hanno consigliato maggior prudenza? Nei giorni scorsi sia l'avvocato Pascucci sia Liberi e Uguali hanno annunciato ricorsi: secondo loro un esponente de governo non può candidarsi alla carica di consigliere o presidente. Il dibattito è ora sulla nozione di 'governo': si intende soltanto l'insieme del presidente del Consiglio e dei ministri - e così Fugatti sarebbe salvo - o a questi si aggiungono anche i sottosegretari?

 

Ma la decisione di procrastinare le dimissioni dalla Camera dei Deputati potrebbe essere motivata anche dalla necessità di coordinare le nuove elezioni suppletive in Valsugana che dovranno essere convocate per eleggere il nuovo deputato che andrà a Roma al posto di Fugatti.

 

Un finto problema se però si guardano i dettagli. I famosi 90 giorni che decorrono tra la vacanza del seggio e le elezioni non partono dal giorno in cui il deputato si dimette, ma dal giorno in cui le dimissioni sono accettate dall'assemblea di Montecitorio. Insomma, per fare bella figura Fugatti poteva presentarle queste dimissioni.

 

Poi, se proprio non si vuole far precipitare i tempi e ritrovarsi fra tre mesi a dover votare in Valsugana, basta organizzarsi politicamente in quel di Roma. Se l'intento è quello di far coincidere le elezioni europee con le suppletive basta far calendarizzare la votazione sulle dimissioni al momento giusto

 

La 'scusa' non regge più di tanto. Già si è fatto la campagna elettorale da sottosegretario, sollevando in alcuni il dubbio sull'eleggibilità. Ora rimane fino all'ultimo deputato al Parlamento pur sedendo già sullo scranno di presidente della Provincia autonoma di Trento. Insomma, la domanda è questa: onorevole presidente, fino a quando rimarrà seduto su due sedie?

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