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Piergiorgio Cattani, in lista con Futura 2018, con 'il coraggio di dare una voce' a chi non ce l'ha

Intellettuale, scrittore, editore, giornalista, editorialista e 'disabile patentato'. "Non è stato facile accettare la candidatura ma la situazione politica è grave, vale la pena di mettersi in gioco, a costo di mettere a repentaglio la propria salute"

Di Donatello Baldo - 18 settembre 2018 - 06:01

TRENTO. Tra i candidati alle elezioni provinciali ci sarà anche Piergiorgio Cattani. Scrittore, editore, giornalista, editorialista. Anima inquieta del cattolicesimo democratico e attento osservatore della situazione politica trentina.

 

Negli ultimi mesi è stato tra i promotori di Primavera Trentina, l'embrione di quel movimento che è esploso al Muse con la partecipazione dei 500 in sostegno a Paolo Ghezzi. Con lui ha fondato Futura 2018

 

So che la decisione di candidarsi non è stata facile, ci ha pensato a lungo.

Non è stata una scelta facile, è vero. Innanzitutto per ragioni personali. A prima vista le mie condizioni fisiche sembrerebbero non consentirmi non dico una candidatura, ma neppure di lavorare e di avere una vita di relazione come gli altri. Sono un disabile patentato. Faccio più fatica degli altri a fare qualsiasi cosa, è indubbio

 

Alla fine però si è convinto. 

Grazie alle pressioni degli amici, di chi crede che possa dare anch'io un mio contributo. E anche lei ci ha messo del suo...

 

...io mi sono limitato a ricordarle che nell'avventura di Futura 2018 e della candidatura Ghezzi lei c'è stato fin dall'inizio. Sarebbe stato naturale un suo impegno diretto.

Infatti ci sono, nonostante tutto, nonostante la grande fatica, sia fisica che mentale. La sfida andava colta e l'ho colta. E poi, diciamolo, non volevo fare come quei politici che dicono 'non vorrei candidarmi ma…', 'lo faccio per il bene del Trentino solo se me lo chiede il partito…'.

 

Quindi perché si candida alle prossime elezioni?

Perché credo di avere molte cose da dire. La situazione politica attuale molto grave e, anche se mi costa davvero un grande sforzo, penso che valga la pena mettere a repentaglio la propria salute anche solo per portare un messaggio positivo di fiducia.

 

Un messaggio anche al mondo della disabilità.

È vero, la mia è anche una candidatura simbolica perché potrebbe dimostrare che in Trentino può accadere l’impensabile.

 

Addirittura, in che senso?
Soltanto una comunità attenta, efficiente, con determinati obiettivi di inclusione può permettere a un disabile grave come sono io di realizzare se stesso e di fare qualcosa per gli altri. E il Trentino deve continuare ad essere questa comunità. Io vorrei dimostrare come ogni persona vulnerabile non sia un peso ma sia una risorsa per tutti.

 

Come, con l'esempio?

Sì, vorrei essere un esempio positivo per tante persone con disabilità che si sentono marginalizzate e inutili. Per questo ovviamente bisogna garantire servizi sanitari e sociali di qualità. Altrimenti il mio diventa un discorso astratto.

 

Non le sembra che in campagna elettorale la disabilità venga 'sfruttata' per racimolare voti? 

I disabili piacciono a tutti, a destra come a sinistra. La Lega ha inaugurato il ministero delle disabilità. Con i disabili si può essere 'buonisti', perché, poverini, non fanno male a nessuno, bisogna avere compassione per loro. Guai però a considerarli simili ai 'normali': sono invece animali da zoo, da baraccone, da mostrare in pubblico per far capire quanto si è attenti ai diversi da noi… Poi quando vedo che per raccattare voti si diventa improvvisamente paladini dei disabili mi arrabbio, come per i politici in campagna elettorale vanno a tutti i funerali…

 

Mi pare di capire che la Lega non le piaccia proprio... Le fa anche paura?

Non mi piace la loro propaganda che giudico violenta e alla lunga distruttiva per la società, ma se gli elettori premiano la Lega non mi spavento. Ho però paura del consenso che hanno le parole d’odio, gli slogan che istigano al disprezzo del diverso, del debole. Ho paura quando si inventano le emergenze, quando si accentuano le differenze tra le persone. Poi ho paura che il Trentino perda la sua identità. 

 

Ma a sentir loro, i leghisti puntano a preservare l’identità italiana e trentina che dicono minacciata.
L’identità trentina non è etnica, o addirittura “razziale”. Il Trentino è ospitale, solidale, aperto al mondo. E poi l’identità è sempre dinamica, si trasforma. Una società bloccata, identica a se stessa, muore, anche economicamente. Dobbiamo invece dare fiducia e spiegare che è possibile “stare bene insieme” anche tra diversi.

 

Diranno che sono i soliti discorsi da intellettuale, che non ha il contatto con la realtà.
E' questa l'accusa che mi dà più fastidio, di essere considerato un intellettuale elitario che se ne sta comodo in un quartiere borghese di Trento. Invece io conosco bene la realtà concreta e la fatica del vivere quotidiano.  Ho sperimentato, ad esempio, le difficoltà di un cittadino qualsiasi nei confronti della sanità, della burocrazia pubblica. So cosa vuol dire essere considerati come un numero. Vorrei dare voce a quanti hanno provato le mie stesse difficoltà. 

 

Non vorrei essere brutale, ma come farà a 'dare voce' se ha gravi difficoltà a parlare? Se dovesse andare in consiglio provinciale, come farà con gli interventi in aula?

È vero, è un paradosso. Ma ci sono tanti modi per rappresentare la gente che è stufa di tante parole vuote. So scrivere, scrivo da una vita. E il mio collaboratore sa leggere: se sarò eletto, in aula ci sarà anche lui al mio fianco. Io 'corro' per essere eletto. Se la gente mi darà fiducia, si vedrà. Le nuove tecnologie mi aiuteranno. Il futuro è anche questo. 

 

“Il coraggio di esserci”, per lei è una slogan azzeccato. E' lo slogan di Futura 2018…
Uno dei miei slogan è simile, “Il coraggio di dare una voce” che è preso dalla canzone di Ivano Fossati “Ho sognato una strada”, la colonna sonora della mia campagna elettorale. 

 

Qual è il suo principale obiettivo politico?
Mi piacerebbe lavorare per un Trentino senza barriere, mentali, culturali, architettoniche, identitarie, dentro un’Europa capace di riprendere il filo dei suoi ideali di libertà, tolleranza, inclusione. 

 

A proposito di tolleranza, inclusione: i migranti sono al centro della lunga campagna elettorale leghista. Cosa ne pensa?
Questa per me è davvero una bella domanda. La propaganda dice: “Se volete tanto bene ai migranti, prendeteli a casa vostra”. Ecco io l'ho fatto per davvero. I miei due collaboratori sono stranieri, africani. Non mi si dica che non volevo gli italiani perché prima di tutto mi sono rivolto a trentini. Ma in 25 anni di esperienza posso dire di essermi trovato sempre bene con stranieri. 

 

Potrebbero obiettare che le è andata bene, che è stato fortunato e ha incrociato brave persone…
Non è questo il punto. Per quanto mi riguarda le parti sono quasi rovesciate: non sono loro che hanno bisogno di me, sono io che ho bisogno di loro. Ed è questa la “narrazione” che vorrei portare. I migranti sono indispensabili per la nostra società. 

 

A che tipo di elettorato si rivolge? I migranti non votano.
Penso di avere un elettorato trasversale. Ho amici più “moderati” e più “di sinistra”, provengo dalla tradizione “cattolico-democratica”, ma frequento molte persone di area “laica” (se si possono ancora usare questi termini). Mi piange il cuore però quando sento amici che hanno quasi le mie stesse idee, impegnati nel volontariato o nella cura dell’ambiente, che si astengono o che votano Movimento 5 Stelle per dare una lezione alla sinistra che li ha traditi. Ecco vorrei riconquistare il loro consenso.

 

Lei è tra i promotori di Futura 2018, uno degli artefici della discesa in campo di Paolo Ghezzi. Ha seguito da vicino le trattative della coalizione per la scelta del candidato presidente... Che idea si è fatto?

Quando ho convinto Paolo Ghezzi a mettersi in gioco avevo in mente un progetto chiaro: una coalizione larga, da LeU ai Civici (allora esistevano ancora) con dentro tutti, Patt compreso, con progetti politici nuovi e con Ghezzi presidente, capace di rappresentare un nuovo stile, accompagnato da una squadra di amministratori più esperti.

 

Ma Rossi ha puntato i piedi, e in quel momento si è spaccato il centrosinistra autonomista.

Io ho avuto e ho grande stima di Ugo Rossi. Il mio errore è stato quello di averne troppa. Cioè di pensare che il presidente Rossi capisse che un ciclo era finito e che lui doveva fare un passo indietro. Mi ero sbagliato, il suo diktat ha finito per spaccare la coalizione.

 

Ora si riparte, immagino da Futura 2018.

Certamente, perché in Futura 2018 ho trovato entusiasmo, passione, voglia di impegnarsi. Mi lasci però concludere con una citazione da intellettuale (ride...). Il filosofo Paul Ricoeur descriveva così la politica: "Il desiderio di una vita buona, con e per gli altri, all'interno di istituzioni giuste". Ecco mi sembra che ci siano tutti i motivi del mio impegno.

 

 

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