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Resa dei conti nel Pd, a processo quelli che hanno detto no a Rossi presidente: ''Non basta dire ci eravamo sbagliati''

Grande accusatore Gigi Olivieri, scagliato contro coloro che nella scorsa estate sbarrarono la strada alla ricandidatura dell'ex governatore. Grande favorito per la futura leadership Alessandro Olivi, ma i giovani scalpitano e vorrebbero tenere dritta la barra del cambiamento 

Di Donatello Baldo - 25 ottobre 2018 - 06:01

TRENTO. Era prevedibile, nel Pd c'è aria di bufera. Lunedì ci sarà l'Assemblea provinciale che per qualcuno dovrebbe trasformarsi in un tribunale del popolo pronto a condannare coloro che hanno portato il partito alla sconfitta. Il Pd che ha perso tanti voti, il Patt che ha rotto l'alleanza e quasi sorpassava i democratici, la presidenza regalata alla Lega di Salvini: le accuse sono da pena capitale. Ma come spesso succede, nei Tribunali Speciali i processi sono sommari, superficiali, approssimativi. 

 

Come sommarie, approssimative e superficiali sembrano le accuse mosse dal Pubblico ministero. "Oggi non è un bel giorno. Purtroppo si evidenzia l'ovvio che la maggioranza dell'assemblea non ha voluto vedere nonostante fosse evidente: il centro sinistra unito sarebbe stato competitivo nonostante il vento di Salvini e con Rossi presidente avremmo probabilmente vinto".

 

La toga dell'accusatore la indossa Gigi Olivieri, vecchia volpe che ha frequentato le consorterie della politica. Sono sue le parole scritte sopra, e sue anche queste: "Non è sufficiente ora dire peccato ci siamo sbagliati perché si apre per il Trentino un periodo molto difficile che potevamo evitarci! Ma quelli che pensavano che il Patt bleffasse o che poi si sarebbe fatto l'accordo con i civici sono ancora così convinti di aver agito per il meglio per la Comunità Trentina e per il Pd?".

 

Un'analisi politica che fa acqua da tutte le parti, che non reggerebbe nemmeno se a difendere gli 'imputati' fosse l'avvocato delle cause perse. La somma dei voti del Patt e del Pd, di Futura e se vogliamo anche di Antonella Valer non supera la coalizione di Fugatti. Si sarebbe perso in ogni modo. E poi quei voti che hanno racimolato le Stelle Alpine ci sarebbero stati anche in alleanza con l'odiato Partito democratico? E i voti di Futura sarebbero arrivati con Rossi presidente? "Signor rappresentante della Pubblica accusa, faccia un po' il piacere...".

 

La rabbia del giorno dopo deve aver fatto perdere brillantezza al ras delle Giudicarie, all'ex parlamentare, al presidente dell'Autobrennero, all'indefesso dirigente democratico che fino all'ultimo ha provato a convincere il Pd a sostenere Rossi. In assemblea, nella scorsa estate, ha perso la battaglia per colpa di un gruppetto di giovani che credevano giusto un significativo cambiamento.

 

L'accusa, che lunedì farà la requisitoria in grande stile, ha tutta l'intenzione di mettere ai margine i giovani ribelli. Quei giovani a cui si aggiungono anche i correi Donata Borgonovo Re, Alessio Manica e Sara Ferrari che li hanno sostenuti devono essere puniti, tutto il potere ai 'vecchi'. A chi da anni calca la scena, a chi ha schiacciato tutto il partito sul potere dei consiglieri provinciali e delle loro camarille. Ai soliti, a quelli che forse hanno messo anche del loro per arrivare a questo punto, trasformando il Pd nel partito con il più alto tasso di litigiosità.

 

C'è chi parla di Alessandro Olivi come leader naturale del Partito Democratico. Lo ha detto ieri il segretario Muzio intervistato dal giornale L'Adige. Olivi che con Olivieri condivide non solo buona parte del cognome, ma condivide le tattiche e le strategie, condivide la visione leaderistica e 'di potere' nel partito, la conduzione elitaria più che popolare. Una visione che ora non può portare da nessuna parte. 

 

Il Pd, dopo le elezioni, è dentro il Pd ma dentro anche a Futura. Tanti dei voti andati a Paolo Ghezzi e alla sua lista arrivano da lì e per questo è necessaria un'interlocuzione nuova con coloro che nel cambiamento ci hanno creduto per davvero. I restauratori allontanerebbero ogni intesa, ogni prospettiva unitaria, ogni speranza di ripartire senza ripetere gli errori fatti in questi anni. 

 

Se tutto il potere andasse ancora ai consiglieri provinciali, quel cambiamento che rimane l'unica prospettiva per risorgere non vedrebbe mai la luce. "Forse è il caso che noi si faccia un passo indietro per favorire un ricambio generazionale", dicono Sara Ferrari e Alessio Manica. Ma Luca Zeni e Alessandro Olivi cosa pensano? E Giorgio Tonini? Lo capiremo lunedì sera, quando arriverà la sentenza di condanna o assoluzione. I patteggiamenti non sono né previsti né consigliati.

 

 

 

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