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''Stato di agitazione permanente contro Fugatti e le politiche della Lega". Il movimento 'Non una di meno': "Vigileremo''

Criticano anche le posizioni di un candidato della lista l'Altra Trento a Sinistra che negava il femminicidio e le posizioni del nuovo governatore su teoria gender e migranti: "Siamo pronte a tornare in piazza ogni volta che sarà necessario, ostinatamente"

Pubblicato il - 26 ottobre 2018 - 12:44

TRENTO. "Anche in Trentino purtroppo l’ondata nera è arrivata", scrivono le attiviste di Non una di meno, il movimento femminista che si sta affermando in molte parti del mondo e che può contare su una sua ramificazione anche in Trentino. Il riferimento è ovviamente all'esito delle scorse elezioni provinciali: "E’ stato da poco eletto governatore della Provincia Maurizio Fugatti, esponente della Lega Nord". 

 

Verso il nuovo governatore annunciano "lo stato di agitazione permanente" ma non tralasciano di 'bacchettare' nemmeno la sinistra: "La campagna elettorale trentina ha visto emergere attraverso un post pubblico su Facebook le posizioni di un candidato dell’Altro Trentino a sinistra, lista dell’unica coalizione che candidava a presidente della Provincia una donna, nel quale si negava l’emergenza femminicidi in Italia e per il quale non c’è stata alcuna presa di distanza forte e netta da parte della lista e della stessa coalizione". 

 

Si riferiscono alla posizione espressa dal candidato Claudio Della Volpe, resa pubblica da ilDolomiti.it, del suo post che ha suscitato notevoli reazioni soprattutto dal mondo femminista. "Anche a sinistra - scrivono - dove ci si aspetterebbe una maggiore attenzione e presa in carico delle istanze femministe, dobbiamo quindi, purtroppo, rilevare preoccupante inadeguatezza politica e inerzia rispetto a un contesto misogino e sessista che crea pesanti disequilibri di genere in tutti gli ambiti. Un ritardo epocale che segna sempre più la distanza da uno stato di diritto in cui le donne possano autodeterminarsi".

 

Ma il dito è puntato soprattutto contro la Lega e contro il nuovo governatore trentino. "Fugatti è un uomo che già da consigliere provinciale ha fatto capire in modo chiaro da che parte sta". E vengono citati alcune sue prese di posizione, quella del 2015 quando scambiò il Centro Servizi Santa Chiara, un'istituzione culturale, con il Santa Chiara, ospedale del capoluogo, denunciando la nomina di un dirigente senza competenze mediche, quando per dirigere un teatro non sono ovviamente necessarie.

 

L'altro episodio citato, più a tema con le istanze difese dalle femministe, è quello della fantomatica 'teoria gender'. "Nel 2016 propone assieme a Claudio Cia una mozione con l’intento di vietare la circolazione di libri “gender” nelle scuole trentine. E nel medesimo anno - aggiungono - propone un disegno di legge per modificare la legge sull’Itea per favorire l’assegnazione degli alloggi a residenti in Trentino da più di 10 anni".

 

Ricordano anche le posizioni tenute sulla legge contro l'omofobia e la proposta di istituire un fondo di risorse "destinato a coprire i costi del rimpatrio nel paese di origine delle persone a cui non venga riconosciuto la protezione internazionale e che siano state espulse dai centri di accoglienza".

 

Criticano anche il punto 7 del programma elettorale della coalizione di centrodestra che ha vinto le elezioni, che tratta il tema della famiglia che definisce "fondata sul matrimonio di uomo e donna”. Per le femministe "richiama chiaramente il disegno di legge Pillon quando parla di 'incentivazione di forme di consulenza familiare per il superamento delle crisi familiari' e si rifà a un immaginario patriarcale della donna/madre quando scrive 'punteggi maggiori nei concorsi pubblici per donne con figli' e ancora, di mussoliniana memoria, il 'riconoscimento delle funzioni sociali positive della procreazione ai fini della crescita demografica'".

 

Per Non una di meno "le politiche a favore della procreazione nazionale sono espressione di razzismo e nulla più: non abbiamo bisogno di incentivi alle nascite ma di politiche sociali che garantiscano la conciliazione vita-lavoro. Come Non Una di Meno non possiamo che porci in opposizione rispetto agli intenti del neo-presidente della provincia".

 

"Continueremo a vigilare e costruire reti femministe anche sul nostro territorio, ora più che mai. Pronte a tornare in piazza - concludono le esponenti del gruppo femminista - ogni volta che sarà necessario, ostinatamente".

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