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Attentato a Rovereto, Cia: ''Gli autori non si sono mai voluti prendere''. Ghezzi: ''Parole gravi, così si accusano le Forze dell'ordine''

Botta e risposta tra l'esponente di Futura e l'esponente di Agire durante i lavori del Consiglio provinciale. "Se Cia afferma questo vada in Procura e depositi un esposto"

Di Donatello Baldo - 05 febbraio 2019 - 18:49

TRENTO. "Non si vogliono prendere", questo ha detto il consigliere Claudio Cia a proposito degli autori dell'attentato al Tribunale di Rovereto avvenuto nella notte di ieri, 4 febbraio, sollecitando il presidente del Consiglio provinciale "a chiedere alle forze dell'ordine di risolvere il problema".

 

Queste parole sono state pronunciate durante i lavori dell'Aula, a commento della richiesta di Ugo Rossi che chiedeva al presidente Walter Kaswalder di condannare il gesto a nome di tutti i consiglieri. Cosa che è stata prontamente fatta, con l'auspicio che i responsabili siano assicurati subito alla giustizia.

 

Le parole di Cia non sono però passate inosservate, tanto che Paolo Ghezzi le ha giudicate "molto gravi". Per come le ha intese l'esponente di Futura, Cia avrebbe accusato le forze dell'ordine di non voler prendere i presunti autori dell'attentato. Se fosse così, ha fatto capire Ghezzi, e se Cia avesse riscontri in questo senso, sarebbe opportuno che il consigliere facesse un esposto alla Procura.

 

Per fatto personale Cia ha chiesto nuovamente la parola: "Ho detto che non si sono mai voluti prendere, non che non si vogliono prendere". Una specificazione che non ha fugato tutti i dubbi interpretativi sulle sue parole, anche se poi non si è approfondito maggiormente nell'analisi logica e grammaticale.

 

"Mi denunci pure - ha detto Cia rivolto a Ghezzi - nei sette processi che mi hanno intentato sono sempre stato assolto". Ghezzi ha tentato di spiegare che invitava a fare un esposto, che non ha mai ipotizzato querele. Ma anche in questo caso non si è voluto approfondire nella spiegazione.

 

Rimane il fatto che anche questa volta l'avvio dei lavori della tornata consiliare sono stati occupati da scontri e battibecchi, con interventi "sull'ordine dei lavori" e "per fatto personale" che il regolamento non consentirebbe. In ogni occasione, un consigliere si alza e chiede di parlare un po' su quello che gli pare, e si apre un dibattito non previsto dall'ordine del giorno.

 

Questo succede perché la gestione dell'Aula è un poco lasca, con l'evidente incapacità del presidente Kaswalder di imporsi sul Consiglio.

 

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