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Trento
14 maggio | 17:40

"Ok il garantismo ma la Provincia deve spiegare e assumersi responsabilità", il Pd attacca Fugatti sul coinvolgimento di Villotti e Patrimonio nell'inchiesta "Sciabolata"

Dal bando sul Grand hotel Imperial Levico alle accuse sull'ex presidente di Patrimonio del Trentino, il Partito Democratico: "Siamo i primi a essere garantisti, ma serve chiarezza sulle ragioni di alcune scelte. La cosa pubblica va tutelata"

TRENTO. Garantismo sì ma prevale la tutela della cosa pubblica. Così il Partito Democratico interviene nuovamente sul caso "Sciabolata" e in particolare sul coinvolgimento di Patrimonio del Trentino tramite l'allora presidente Andrea Villotti. 

 

"Le vicende connesse all’inchiesta della magistratura impongono, anche alla politica, alcune riflessioni e sollecitano chiarimenti e approfondimenti", commentano i consiglieri provinciali Alessio Manica e Paolo Zanella. "Non si tratta di rivestire qui i panni dell’Inquisizione spagnola. Il Partito Democratico del Trentino è sempre stato garantista e certamente non smette ora di esserlo, nella certezza della presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Quello che invece va affrontata subito è la comprensione delle ragioni di talune scelte, e degli impatti delle stesse sulla vita comunitaria di questa provincia".

 

La settimana scorsa c'è stato il blitz della guardia di finanza, coordinata dalla Procura, tra Trento, Andalo e Lavis. Un'operazione che ha portato a misure restrittive della libertà personale nei confronti di 37 persone (18 in carcere, 2 agli arresti domiciliari, 13 divieti di dimora e 3 obblighi di dimora nella provincia di Trento, 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), per reati contro la pubblica amministrazione, traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Il sequestro si aggira sui 12 milioni di euro.

 

I collegamenti arrivano anche a Patrimonio del Trentino. Tra i nomi dell'inchiesta c'è quello di Vilotti, ex presidente di Patrimonio del Trentino e già capo di gabinetto in Regione del presidente Fugatti.

 

"Nel registrare un evidente fallimento, almeno di una parte delle nomine pubbliche fatte da questa Giunta provinciale nella corrente legislatura, la triste vicenda in corso vede coinvolta, con accuse di corruzione e peculato, una delle figure più vicine alle istituzioni di governo dell’autonomia e chiama al dovere di capire, per poter superare queste difficoltà e per mettere in campo ogni possibile strumento idoneo a evitare il ripetersi di simili incresciose situazioni. E’ inutile nascondere la realtà dei fatti, per come li conosciamo oggi, mascherandola dietro una cortina fumogena di dichiarazioni, senza nessuna assunzione di responsabilità politica, che non significa affatto condivisione, davanti alla configurazione di reati oltremodo gravi per la gestione della res publica".

 

Il governatore del Trentino è intervenuto prima con una nota per manifestare "fiducia nella magistratura e nelle forze dell'ordine" poi in Aula incalzato dalle opposizioni. "Il mio approccio verso questa situazione è quello di qualche mese fa", le parole di Fugatti in quell'occasione. "Personalmente non mi sono atteggiato da moralista e da inquisitoredeve esserci sempre un approccio di rispetto verso le persone e verso il lavoro della magistratura. Bisogna aspettare la fine. Non opero un'analisi dei percorsi amministrativi delle Giunte provincialinon ci sono sepolcri imbiancantinessuno può scagliare la prima pietra. Non è il caso di portare casi e casi nei vari percorsi che ci sono stati, anche in passato. Non li cito e ci fermiamo lì. Per eventuali errori che ci sono stati, credo che ci voglia un approccio giudiziario e amministrativo. Chi ha sbagliato, deve pagare, questo sicuramente. Non nego e non rinnego. Facciamo fatica ad appartenere a quella categoria di politici che, se un sindaco, un amministratore pubblico, un dirigente viene a essere interessato da un'inchiesta giudiziaria, nemmeno ci sediamo vicino. Non facciamo parte di quella categoria" (Qui articolo).

 

Sempre in quella sede ha poi proposto un altro uomo di fiducia nell'incarico di giudice laico al Tar, un via libera arrivato senza le minoranze in Aula, uscite per protesta (Qui articolo). Per il Partito Democratico è "necessario conoscere i criteri generali che presiedono alle selezioni per le nomine pubbliche e che conducono all’indicazione di manager e di rappresentanti della Provincia autonoma in enti e nelle istituzioni. Colpisce, in tale contesto, la voluta nomina, quale Giudice laico del Tribunale di Giustizia Amministrativa, di una figura della quale non si può negare il collegamento politico con l’attuale maggioranza di governo, proprio nello stesso giorno nel quale esplode l’inchiesta che coinvolge la società pubblica Patrimonio del Trentino".

 

Il filone riguarda il tentativo di acquisizione da parte della famiglia Agostini, in particolare da parte di Alessio Agostini, del Grand Hotel Imperial di Levico. Struttura gestita proprio da Patrimonio del Trentino Spa. L'accusa contesta i reati di corruzione e di peculato.

 

"Come dichiarato pubblicamente dal presidente della Provincia, 'Non nego e non rinnego', riferendosi alle nomine dei vertici di Patrimono del Trentino, è certamente un atto di coerenza, ma potrebbe suonare anche come una rassicurazione di carattere generale, che lascia adito a qualche dubbio crescente, quanto meno sul piano politico", proseguono Manica e Zanella. "E’ indubbio che l’inchiesta deve fare il suo corso e sarà la Giustizia ad avere l’ultima parola, ma la Giunta provinciale non può esimersi dal fornire al Consiglio provinciale, che è non solo la sede del potere legislativo, ma anche, in democrazia, l’organo con funzioni di controllo sull’agire politico del potere esecutivo, le necessarie delucidazioni sui principali aspetti politici legati a ruoli così delicati come i vertici di società partecipate totalmente dall’ente pubblico. In tale contesto rientrano anche gli emolumenti, i benefit e quant’altro concorre a costituire il 'gettone di presenza' o l’indennità di carica di tali nomine, in un’ottica di trasparenza indispensabile in tali frangenti".

 

E’ necessario inoltre che "venga fatta chiarezza rispetto a quanto emerso dalla stampa - ripreso dai documenti dell’inchiesta Sciabolata, sul primo bando per la vendita del Grand Hotel Imperial di Levico Terme da parte di Patrimonio del Trentino, che pare sia stato costruito sartorialmente dal presidente, con la complicità di altre figure dirigenziali, in cambio di regalie e benefit a scopo corruttivo", aggiungono Manica e Zanella. "Bando che pare essere stato fermato dai dirigenti del dipartimento provinciale competente, nonostante rassicurazioni e pressioni del presidente della società. Chiarezza che è necessario fare anche sulla vicenda di un terreno di proprietà della società patrimoniale della Provincia sito a Palù di Campiglio, nel Comune di Tre Ville, sul quale pare avessero messo gli occhi gli stessi inquisiti dell’affaire Grand Hotel Imperial, terreno per il quale sembra ci si stesse accordando per un acquisto a un prezzo inferiore a quello di mercato".

 

Da qui l'interrogazione. "Quale era l’indennità e quali gli eventuali benefit percepiti dal presidente e dal vicepresidente della società Patrimonio del Trentino, fino a quando tali figure sono rimaste in carica; se ai componenti del consiglio d’amministrazione di tale società siano state riconosciute carte di credito aziendali e con quali eventuali limiti di spesa delle stesse e in caso di risposta affermativa al precedente quesito, si chiede di conoscere quale sia la spesa originata su queste carte di credito per ogni singolo anno di mandato; se tali disponibilità siano disciplinate da una qualche forma di regolamento interno alla società stessa; quali acquisiti e per quali importi, nel dettaglio, la società ha fatto per l’acquisizione di beni mobili da dare in dotazione poi al presidente e vicepresidente della suddetta società".

 

E ancora "Se tali beni sono stati inventariati e, in caso affermativo, si chiede copia di tale registrazione in inventario; - per quali ragioni il primo tentativo di vendita del Grand Hotel Imperial di Levico Terme non è andato a buon fine; quali motivi hanno spinto la Provincia, ad un certo punto, a bloccare quell’iniziativa di vendita di tale immobile; se questa sia stata una valutazione politica o tecnica; se tale stop fosse stato legato alla percezione di una situazione 'inquinata' se di tale rilievo sia stata fatta segnalazione all’autorità competente; che tipo di accordi furono presi per la vendita del terreno in località Palù di Campiglio e per quale ragione l’affare non andò in porto; quali impatti operativi sulla società “Patrimonio del Trentino spa” avranno, nei prossimi giorni, l’inchiesta e i provvedimenti ad essa connessi, assunti dalla magistratura inquirente, anche visto il coinvolgimento di figure dirigenziali attualmente in carica".

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