Danni in agricoltura tra insetti e clima, i prodotti esteri ''diventano'' italiani. Dallapiccola: ''A rimetterci consumatori e aziende. La Pat punta sulla tracciabilità?''
Un modo ci sarebbe per garantire consumatori e aziende, ma tutto sembra fermo a livello politico, nonostante le ricerche e gli studi della Fondazione Mach. Qui solo l'Agraria di Riva del Garda sembra puntare in modo deciso e serio sulla tracciabilità istopica, un sistema che permettere di riportare l'esatta origine di un prodotto senza poter barare

TRENTO. Prodotti esteri che diventano italiani, un inganno per il consumatore, ma anche per le aziende che rischiano di subire una concorrenza sleale da un lato e sanzioni pesanti dall'altro nel caso di ricorso a etichette non veritiere. Nonostante le norme, è più facile di quel che si pensi far passare frutta e verdura di origine spagnola, per esempio, come italiana. E se lo slogan "Prima i trentini" venisse applicato anche ai prodotti, non solo alle sagre e feste, ma anche nella grande distribuzione, ci potrebbero essere dei benefici concreti per le nostre produzioni, fiaccate in questi anni da Drosophila suzukii e cimice asiatica.
Un modo ci sarebbe, infatti, per garantire consumatori e aziende, ma tutto sembra fermo a livello politico, nonostante le ricerche e gli studi della Fondazione Mach. Qui solo l'Agraria di Riva del Garda sembra puntare in modo deciso e serio sulla tracciabilità istopica, un sistema che permettere di riportare l'esatta origine di un prodotto senza poter barare.
"C'è un problema di commercializzazione dei prodotti esteri spacciati per italiani, una piaga piuttosto diffusa". Così l'ex assessore Michele Dallapiccola, che aggiunge: "Ha destato scalpore il caso delle pere particolarmente colpite dalla cimice asiatica: ecco allora che per sopperire ai danni frutta spagnola è entrata nei supermercati, ma come tricolore. Tutti sanno, ma fanno finta di niente. Ma questo sistema porta tutti a perderci, i consumatori che vengono ingannati, così come i produttori che non riescono a valorizzare la produzione, anche in annate estremamente povere di produzione".
L'estate volge al termine e la cimice asiatica si prepara a battere in ritirata dopo aver imperversato tra i campi. Il conto dei danni si aggira intorno ai 5 milioni di euro secondo le stime di Codipra, mentre Coldiretti ha chiesto lo stato di calamità. E la cimice asiatica (Halyomorpha halys) comincia a lasciare i terreni per avvicinarsi alle case dei contadini e passare l’autunno e l’inverno al caldo. A questo si aggiunge poi la Drosophila suzukii che negli ultimi dieci anni ha messo in ginocchio intere produzioni. Insomma, difficile per un'azienda restare competitiva sul mercato, soprattutto se si parla di realtà piccole e poco strutturate rispetto ai grandi consorzi e gruppi industriali.
Non è un problema solo in Trentino, ingenti perdite di frutta si sono registrate in Emilia Romagna, Veneto e Friuli, Lombardia, Toscana e Lazio. I danni variano tra il 15% e l’80%, in alcuni casi punte del 100%. Un problema che interessa patate e kiwi, mentre alle nostre latitudini particolarmente colpite le produzioni di miele, mele, marroni e piccoli frutti e ortaggi vari. "Il danno è duplice - commenta Dallapiccola - in quanto viene impedita la corretta valorizzazione del prodotto locale e si danneggiano le aziende serie che dichiarano in modo corretto le origini del prodotto".
E allora ecco l'escamotage, importare prodotti dall'estero e tramite una triangolazione far figurare il prodotto come italiano, questo senza badare troppo alle normative comunitarie e nazionali. Un operatore, infatti, è obbligato dalla legge (Reg. Ce 178/2002) a documentare l’intera filiera produttiva di un alimento. Questo per renderla rintracciabile a posteriori e quindi controllabile da parte delle autorità competenti: ci sono i sistemi cartacei, ma anche metodologie analitiche in grado di stabilire la provenienza geografica e l’agrotecnica (biologico/convenzionale) del prodotto in base alla sua composizione chimica.
Questo allo scopo di garantire quanto riportato in etichetta e nei documenti di riferimento. Soluzioni che, in questa epoca di crescente consapevolezza e attenzione a quanto si mangia, dovrebbe consentire al consumatore di conoscere tutto, così come al produttore di operare in un sistema concorrenziale trasparente e meritocratico.
Anche perché barare sulla provenienza del prodotto è un reato: "Chiunque, nell'esercizio di una attività commerciale, cioè in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all'acquirente una cosa mobile per un'altra, una cosa mobile, per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a duemilasessanta cinque euro".
Un sistema per combattere questa contraffazione è la "tracciabilità isotopica", strumento che esiste dal 1987. Sono molte in Italia le sue applicazioni a filiere commerciali dove la tracciabilità dell’origine dei prodotti agroalimentari rappresenta una condizione importante per tutelare i prodotti ad origine controllata e protetta (Dop, Igp, Prodotti biologici) ai quali il consumatore è disposto ad accordare un valore aggiunto.
"E’ utile - dice l'ex assessore - anche per prevenire la diffusione di malattie trasmissibili attraverso l’alimentazione e legate a specifiche aree geografiche (Bse, influenza aviaria). In Trentino, i risultati in questo campo li ha prodotti l’Area alimentazione del centro di ricerca e innovazione della Fondazione Mach attraverso uno studio del rapporto tra isotopi stabili di bioelementi e analizzati mediante tecniche dedicate (spettrometria di massa isotopica e risonanza magnetica nucleare)".
I rapporti isotopici hanno valori diversi a seconda dell’origine (latitudine, altitudine, distanza dal mare), del clima (temperatura, umidità, piovosità) e delle caratteristiche geologiche dell’area di provenienza, ma anche delle pratiche di concimazione adottate e del tipo di pianta. "Queste variazioni naturali dell’abbondanza isotopica - spiega l'ex assessore - sono conseguenza delle diverse proprietà chimico-fisiche degli isotopi di uno stesso elemento dovute alla loro differente massa e spin nucleare. Oggi grazie ai progetti di ricerca di Fem è possibile verificare l'origine delle produzioni casearie italiane, come il Grana Padano, l'olio extra-vergine di oliva Dop, se prodotti al Nord (in particolare l’olio del Garda), Centro (lungo la costa tirrenica o adriatica) o Sud Italia, e in combinazione con la composizione minerale, cioè se da Italia, Spagna, Grecia, Francia o Portogallo".
Ma questo è un sistema che ovviamente si adatta a tutto e l'approccio è analitico e scientifico. L’analisi del rapporto isotopico dell’azoto consente, per esempio, di stabilire se verdura o frutta sono stati prodotti in regime di agricoltura biologica o convenzionale, in quanto i fertilizzanti minerali non consentiti nell’agricoltura bio e invece comunemente usati in quella tradizionale, presentano valori significativamente più bassi dei concimi organici.
"A livello operativo provinciale - continua il consigliere provinciale del Patt - per quanto a mia conoscenza, l'unico consorzio trentino organizzato in questo senso è l'Agraria Riva del Garda. Ma esiste anche una convenzione del ministero dell'agricoltura e alcuni Enti abilitati dalla Cee per utilizzare questo sistema di analisi e per determinare con certezza la provenienza geografica. Basta dare la possibilità agli organi della repressione frodi di utilizzare di più questo metodo perché se le triangolazioni sulle carte si lasciano scrivere, con questo sistema non si potrà più imbrogliare".
E così l'esponente delle Stelle alpine interroga la giunta. "Chiedo - conclude Dallapiccola - se l'assessora Zanotelli sia a conoscenza di queste problematiche, se intenda puntare sulla tracciabilità isotopica e quale azioni intenda mettere in campo per utilizzare in modo più diffuso e trasversale questo metodo per garantire i nostri consumatori e produttori".

















