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Allungare la scadenza del latte fresco da 6 a 10 giorni? La ministra Bellanova: ''Favorirebbe chi lo importa dall'estero. Dobbiamo tutelare il Made in Italy''

La questione è stata sollevata su il Dolomiti dal direttore di Latte Trento Paoli e poi sono intervenuti la Cia-Agricoltori, la Federcoop e Confesercenti (mentre la politica provinciale si è limitata a dire che conoscono il problema e che c'è un'interrogazione parlamentare della delegazione trentina). Uno studente del master della Business School del Sole 24 Ore ha conosciuto così la questione e durante una lezione in videoconferenza con la ministra ha posto la domanda 

Di Luca Pianesi - 26 aprile 2020 - 21:19

TRENTO. ''Io penso che in questo momento allungare il periodo di validità del latte fresco darebbe la possibilità a quelli che in questi anni hanno pensato di importare latte dall'estero di vendere poi prodotti col marchio del made in italy. Noi dobbiamo preservare la filiera del made in Italy, senza chiuderci al mondo, ma dobbiamo rendere chiaro al produttore che se un prodotto ha il nostro marchio deve essere tracciato e deve essere chiaro dove è stata prodotta la materia prima''. Così la ministra alle politiche agricole e alimentari Terranova Bellanova ha risposto a precisa domanda durante il master della Business School del Sole 24 Ore durante l'incontro ''Il made in Italy per il rilancio del Paese. Il ruolo di Imprese ed Istituzioni'' coordinato dal docente Giangiacomo Calovini.

 

La domanda è arrivata da uno studente durante la videoconferenza che dopo aver letto gli articoli de il Dolomiti di qualche giorno fa sul tema ha deciso di aiutarci ad approfondire la questione direttamente con la ministra. L'allarme, infatti, lo aveva lanciato il direttore di Latte Trento Sergio Paoli che aveva parlato di "un colpo mortale per le piccole e medie latterie. Si andrebbe a distruggere una tradizione costruite intorno a qualità e territorio", concludeva parlando dell'ipotesi presentata al governo da Gianpietro Calzolari, presidente del gruppo Granarolo che detiene oltre un quarto della quota di mercato in Italia, di allungare la scadenza del latte fresco fino a 10 giorni, mentre oggi è di 6 giorni

 

''Se la scadenza venisse allungata - proseguiva Paoli su il Dolomiti - questi colossi avrebbero tutti i vantaggi in questa operazione: si allungano i tempi di approvvigionamento e la possibilità di recuperare tonnellate di latte dall'estero. Le realtà territoriali e locali invece non potrebbero reggere questo tipo di urto: un tentativo di colpo di mano per mettere fuori gioco aziende che mettono sul mercato prodotti di altissime qualità e caratteristiche" (QUI ARTICOLO). Era poi arrivata la Cia Agricoltori italiani del Trentino che aveva aggiunto che ''il latte fresco è una eccellenza italianaunica in Europaun vanto nazionale invidiato anche da altri Paesi. Allungare la data di scadenza significherebbe sconvolgere il prodotto, le sue caratteristiche, la sua storia e la sua economicità". "I grandi gruppi industriali - completavano - che adesso devono rivolgersi alle aziende locali per rispettare le tempistiche molto stringenti, potrebbero tranquillamente rifornirsi da aziende estere che possono vendere il prodotto ad un prezzo molto più basso. Le conseguenza sarebbero quindi devastanti per tutte le aziende zootecniche nazionali, ma particolarmente per quelle delle aree interne e montane" (QUI ARTICOLO).

 

E i giorni successivi anche Federcoop e Confesercenti si erano esposte allineandosi (QUI ARTICOLO). A quel punto anche la Giunta provinciale del Trentino ha dovuto dire qualcosa spiegando che erano consci del problema e non erano inerti. Inoltre la questione era stata portata all'attenzione della ministra con un'interrogazione della delegazione parlamentare trentina (QUI ARTICOLO). In altri tempi qualcuno avrebbe alzato il telefono e avrebbe parlato con la ministra per sapere come la pensasse e per cercare di affrontare la questione ma oggi, si sa, non corre buon sangue tra il governo provinciale e quello nazionale e buona parte della truppa parlamentare trentina contigua alla maggioranza territoriale leghista, passa il tempo a insultare sui social proprio quel governo verso il quale dovrebbe rappresentare i trentini.

 

Eppure la ministra Bellanova non è così irraggiungibile e lo dimostrano le fortunate dichiarazioni che siamo stati autorizzati a pubblicare rilasciate durante il master della Business School del Sole 24 Ore: ''Siccome quando lavoriamo come sistema Paese siamo capaci di trovare soluzioni, anche in questo caso dico a chi ha pensato di scegliere la via più semplice dell'allungamento della validità del latte fresco che non dobbiamo imitare gli altri. Rischiamo di subire una concorrenza che si gioca sui prezzi. Noi invece dobbiamo competere in modo leale e chiedere agli altri di farlo in modo altrettanto leale''.

 

''Io penso - ha risposto chiaramente la ministra Bellanova - che in questo momento allungare il periodo di validità del latte fresco finirebbe per dare la possibilità a quelli che in questi anni hanno pensato di importare latte dall'estero di vendere poi prodotti col marchio del made in italy e noi dobbiamo preservare la filiera del made in italy. Dobbiamo farlo senza chiuderci al mondo ma dobbiamo rendere chiaro al produttore che se un prodotto è made italy deve essere ben tracciato e deve, quindi, essere chiaro dove è stata prodotta la materia prima, dove è stata trasformata e in quale modo è stata trasformata perché il patto con i consumatori sia a livello nazionale che internazionale è fondamentale per preservare la validità del made in italy''.

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