''E' invasione di cibo straniero, +60% in un decennio'', l'assurda protesta di Coldiretti contro i prodotti esteri. Ma i brand del Made in Italy vivono grazie all'import
Da due giorni iscritti di Coldiretti protestano al Brennero fermando autoarticolati che portano in Italia prodotti che poi vengono utilizzati dalle nostre aziende, dai nostri agricoltori, dai nostri allevatori per creare il marchio 'Made in Italy''. Da Nutella, alla pasta passando per il caffè cosa ne sarebbe dei nostri brand senza l'import?

BRENNERO. Continua l'assurda protesta di Coldiretti sul confine del Brennero sostenuta, come accaduto ieri, anche da politici di area leghista come il presidente del Trentino Fugatti. Da due giorni migliaia di cappellini gialli fermano i camion che transitano al confine ed entrano in Italia per importare prodotti alimentari necessari alla filiera del Made in Italy. E i rappresentanti di Coldiretti gridano allo ''scandalo'', all'invasione del nostro territorio, di attacco alla 'sovranità alimentare del nostro Paese', quando è evidente a tutti che la produzione alimentare del nostro Paese non basta al Paese, figurarsi alle esportazioni, e sono gli imprenditori, allevatori, agricoltori italiani che evidentemente chiedono il prodotto che poi i nostri brand commercializzano (e si arricchiscono portando alto il tricolore nel mondo).
Un esempio su tutti: la crema di nocciole più amata del mondo, la Nutella prodotto con il quale il leader della Lega Salvini ha fatto decine di post e molto amato anche da Giorgia Meloni. Ferrero, è noto, utilizza circa un terzo della produzione mondiale di nocciole e l'Italia come paese produttore non supera un decimo della produzione mondiale. Da dove arrivano la stragrande maggioranza di nocciole usate da Ferrero, allora, per realizzare uno dei prodotti italiani più iconici e apprezzati del mondo? Lo scrive la stessa Nutella sul suo sito: ''Le nostre nocciole provengono principalmente da Turchia, Italia, Cile e Usa''. E la pasta? Il prodotto più conosciuto nel mondo assieme alla pizza per il Made in Italy? Il presidente di Italmopa, l’associazione che raggruppa le aziende che lavorano grano tenero e grano duro, qualche anno fa spiegava: ''Per avere pasta a scaffale nei supermercati tutto l’anno, dobbiamo necessariamente importare. Se utilizzassimo solo la produzione italiana, troveremmo la pasta in vendita solo quattro mesi all’anno''. E solo in Italia.
Poi c'è il caffè sinonimo di italianità nel mondo. Ovviamente è praticamente tutto importato. L’Italia è il terzo più grande Paese al mondo per l’importazione di caffè (dopo Usa e Germania) e rappresenta il secondo Paese nella Ue (dopo la Germania) per i volumi di export di caffè torrefatto. Che vuol dire? Che l'Italia fa circa 5 miliardi di euro lavorando prodotti che arrivano dall'estero, solo con il caffè che poi ''diventa'' italiano.
E i maiali bloccati ieri negli autoarticolati al Brennero da Coldiretti? Stesso discorso: si pensi solo allo speck altoatesino che raggiunge le tavole di tutto il mondo. Due anni fa il Wwf aveva fatto un'analisi del mercato arrivando al risultato che solo lo 0,2% delle carni utilizzate è di provenienza regionale, mentre il 99,8% della materia prima arriverebbe dall’estero. ''Nel 2018 in Alto Adige sono stati allevati 8.557 suini - spiegava il Wwf -. Se ogni suino è dotato di due cosce, da tutti quelli allevati in Alto Adige si sarebbero potute produrre 17.114 baffe di speck all’anno. Come è possibile che nello stesso periodo in Sudtirolo siano state prodotte 7.699.000 baffe di speck vendute con il marchio Alto Adige e di queste 2.755.541 con il marchio di qualità Speck Alto Adige Igp?".
Domande che trovano facilissime risposte ben note alla stragrande maggioranza dei consumatori ma che pare Coldiretti tenda ad ignorare. ''Nel giro degli ultimi dieci anni le importazioni di cibo straniero sono aumentate del 60% - comunicano dalle 'barricate' del Brennero - raggiungendo il valore record di 65 miliardi di euro. Prodotti spesso provenienti da Paesi che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale e di rispetto dei diritti dei lavoratori''. E questa, semmai, dovrebbe essere la 'battaglia' da portare avanti, quella sulla tracciabilità e la trasparenza che, però, può essere fatta a prescindere, dallo stesso produttore, marchio, azienda che può esigere una filiera chiara e di qualità e promuoverlo: per esempio Nutella già lo sta facendo spiegando che ''in Cile e USA Ferrero ha raggiunto la completa tracciabilità''. a
Coldiretti snocciola quindi una serie di dati che semplicemente non fanno altro che dimostrare che in Italia c'è un disperato bisogno di produzione estera e che senza gli autoarticolati del Brennero, le navi nei porti e i treni che attraversano mezza Europa e anche di più il Made in Italy sarebbe un 'marchio' incapace di soddisfare anche solo le esigenze degli italiani. ''L’invasione non ha risparmiato alcun settore - comunica Coldiretti -. Nel 2023 hanno attraversato le frontiere oltre 5 miliardi di chili di prodotti ortofrutticoli con un aumento del 14% rispetto all’anno precedente. Uno dei prodotti simbolo dell’invasione sono le patate. Escludendo quella per la semina, ne sono arrivati 797 milioni di chili, in crescita del 39% rispetto a dodici mesi prima. A questi ne vanno aggiunti altri 288 milioni di chili congelate e 74 milioni di chili cotte e congelate, oltre a 10 milioni di chili di patatine già pronte tipo quelle fritte dei sacchetti''.
La lista prosegue: ''Ammontano poi a 251 milioni di chili le importazioni di piselli tra freschi e secchi (+20%), mentre quelle di fagioli sono pari a 176 milioni di chili (+9%), e di lattuga ne sono arrivati 126 milioni di chili (+5%). Di pere ne sono arrivati 127 milioni di chili (+15%) ma è boom soprattutto per gli arrivi di pesche e nettarine balzate a 108 milioni di chili (+74%). Crescono a doppia cifra – rileva Coldiretti – anche le importazioni di kiwi (+23%) pari a 80 milioni di chili. A questi vanno aggiunti i prodotti trasformati, come ad esempio i succhi di frutta. Nel 2023 ne abbiamo importati 202 milioni di chili, il 25% in più rispetto al 2022''.
''Invasione anche di cereali - continua Coldiretti -. Nel 2023 abbiamo importato 3,06 miliardi di chili di grano duro per la pasta, in crescita del 66% rispetto all’anno precedente, mentre gli arrivi di grano tenero con cui fare pane e biscotti sono stati di 4,88 miliardi di chili, l’8% in più rispetto a dodici mesi prima. Le importazioni di latte sfuso sono state pari a 884 milioni di kg, in aumento del 47% rispetto al 2022, ai quali vanno aggiunti altri 302 milioni di kg di confezionato. Ma ci sono anche 593 milioni di chili di formaggi e latticini arrivati nel 2023 (+11%). Tra le carni, le importazioni maggiori hanno riguardato quelle di maiale, pari a 992 milioni di chili (+4%), davanti alle bovine con 375 milioni di chili (+5%) mentre quelle di pecora ammontano a 29 milioni di chili (+14%). Per il pesce, ne abbiamo importato 793 milioni di chili, sostanzialmente sui livelli del 2022''.


















