Contenuto sponsorizzato

''Prima la carne trentina''? Ma se poi i capi nascono qui ma crescono in Veneto fino alla macellazione cosa sono?

Dopo l'attacco di qualche tempo fa della Federazione allevatori al ''Marchio Qualità Trentino'' che garantisce che la carne che andiamo ad acquistare in negozio appartenga a un bovino vissuto almeno 180 giorni in Trentino (anche se nato altrove) abbiamo fatto alcuni controlli a campione su carni vendute dalla stessa Federazione. Ecco cosa è emerso

Di Luca Andreazza - 23 ottobre 2019 - 06:01

TRENTO. A cosa serve il Marchio Qualità Trentino? A garantire che la carne che andiamo ad acquistare in negozio appartenga a un bovino che abbia trascorso i suoi ultimi 180 giorni di vita in Trentino (il che si traduce in quasi un terzo della sua vita e mette al riparo il consumatore da qualsiasi residuo di ipotetico farmaco). Per qualcuno troppo poco. Qualche tempo fa era stata la Federazione allevatori trentini a ribadire che quel marchio andrebbe quasi a penalizzare chi, come i loro soci, alleva capi 100% trentini. Una sorta di ''prima i trentini'' trasposto a livello bovino che, però, come in tutti i casi che ci si rifà a una sorta di primato etnico, funziona poco.

 

E' bastato, infatti, eseguire una serie di controlli a campione per scoprire che su oltre 50 capi analizzati, nati in Trentino, tutti, tranne due, o sono stati macellati fuori provincia o non sono stati macellati (perché destinati a altri usi o ancora in sviluppo). I due rientrati, sono stati cresciuti in stalle trevigiane, riacquistati e macellati il giorno stesso. Dunque trentini di nascita, veneti di sviluppo e di nuovo trentini solo per la lavorazione

 

Ma andiamo con ordine. La tracciabilità delle carni, ma più in generale dei prodotti alimentari, è un aspetto sempre più importante nella vita quotidiana. Quando si parla di carne e dei suoi derivati, un aspetto particolarmente interessante e importante è quello dell'origine. L'allevamento del bestiame, in particolare bovino, rappresenta tradizionalmente una componente significativa dell'economia agricola provinciale. 

 

Un sistema a tutela del consumatore, così come per le aziende agricole e i produttori, è presente. Un comparto, però, sempre più fluido e sempre più nel mirino dei controlli in quanto in alcuni casi i prodotti esteri diventano italiani, un inganno per il cittadino, ma anche per le imprese che rischiano di subire una concorrenza sleale, oltre a sanzioni pesanti per l'utilizzo di etichette non veritiere.

 

Un sistema adottato sul territorio per garantire i consumatori è il marchio "Qualità in Trentino". Un metodo che certifica la filiera e che soprattutto venga rispettata la regola dei 180 giorni di presenza dei capi in provincia prima della macellazione. Le carni possono, infatti, essere acquistate da altre parti in Europa e extra Unione, come nei fatti avviene perché il fabbisogno del mercato è molto più alto delle reali disponibilità di carni totalmente autoctone.

 

E quindi se l'esemplare può arrivare dalla Francia, dove spesso pascolano allo stato brado, attività che avviene spesso per i bovini del nostro Paese, la filiera è garantita, soprattutto per quanto riguarda la nutrizione negli ultimi 6 mesi in Trentino, la macellazione e la lavorazione in loco: questo per garantire l'assenza di residui farmacologici di qualsiasi tipo nelle carni.

 

Nel disciplinare del ''Marchio Qualità'' infatti si legge che ''le carni bovine fresche possono provenire da animali provenienti anche fuori dall’area di cui all’articolo 2 (quella del Trentino, ndr), purché abbiano trascorso i sei mesi precedenti alla macellazione presso l’azienda di allevamento aderente al marchio di qualità''.

 

Il fatto è che, in realtà, questi sarebbero già elementi di garanzia comunque molto più alti del normale standard: sei mesi ''precedenti alla macellazione'' significa circa la metà/un terzo della vita che viene concessa a questi animali (che tendenzialmente vengono macellati tra i 12 e i 18 mesi di vita). Un periodo di permanenza che garantirebbe, secondo l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, una sorta di totale ''rigenerazione'' del bovino da qualsiasi tipo di farmaco (nella malaugurata ipotesi che gli fosse stato dato).

 

In questo momento in Trentino ci sarebbe però effettivamente una carenza di carni, in particolare il riferimento va ai capi di bovini, quella da vitello bianco. Siamo partiti dall'acquisto di carne in un esercizio del capoluogo, il quale riporta l'etichetta di tracciabilità dell'animale e il suo allevamento sul territorio. Tutto in perfetto ordine tra codice capo (IT************), razza (Incrocio), nascita (in Italia il 24/02/2019) e allevamento (Italia/Trentino).

 

Quindi ci siamo diretti al punto vendita della Federazione provinciale degli allevatori. Spesso, infatti, gli imprenditori locali si riforniscono lì in quanto costerebbe troppo allevare, macellare e lavorare la carne per aziende comunque piccole, spesso a livello familiare. In via delle Bettine ci sono tutte le tracciabilità, salvo in questi giorni quella del vitello a carne bianca, e così un po' per scrupolo e un po' per vederci più chiaro ci siamo interessati sul portale di riferimento: il Sistema informativo veterinario. Tra i primi esempi di importanza sanitaria per garantire la sicurezza delle carni è stata, infatti, l'istituzione dell'anagrafe bovina

 

Siamo partiti dal codice del capo per rivivere la vita del bovino. Il risultato è che il vitello è nato in stalla in Trentino il 24/02/2019, trenta giorni (25/03/2019) dopo, una volta concluso il periodo di svezzamento, è arrivato l'acquisto della Federazione provinciale, una realtà importante e radicata sul territorio che riceve annualmente circa 3 milioni di contributo da piazza Dante.

 

Il codice aziendale della Federazione provinciale allevatori è il 205TN018 e quindi si possono ricostruire gli spostamenti a partire dal codice del capo dell'animale. Il questo caso il bovino è stato rivenduto nel trevigiano per l'allevamento (come detto, troppo costoso farlo in provincia) per poi riprenderselo dopo sette mesi (il 10 ottobre) e macellarlo il giorno stesso

 

E' bene precisarlo: non ci sono rischi per i consumatori, la carne è sicuramente di qualità e buona. A questo aggiungiamo che le procedure sono poi lecite e legittime, tutto a norma di legge. Solo non sempre si potrebbe fregiare del marchio "Qualità in Trentino": mancano gli ultimi 180 giorni sul territorio provinciale, la vita del vitello in questione si è svolta praticamente  tutta in Veneto

 

Ma tanto è bastato per approfondire a campione. E abbiamo trovato che il percorso di questi animali è praticamente identico. I capi IT************ e IT************ (parto gemellare) sono nati in stalla il stalla il 22/02/2019, acquistati dalla Federazione il 25/03/2019, rivenduti a Treviso, il primo ripreso il 10 ottobre e macellato in Trentino, il secondo a Montichiari

 

Quello della tracciabilità e questo "passaporto" non sono gli unici metodo, ci sarebbe anche quella isotopica. E se lo slogan "Prima i trentini" venisse applicato anche ai prodotti, non solo alle sagre e feste, ma anche nella grande distribuzione, ci potrebbero essere dei benefici concreti per le nostre produzioni di carne, ma anche quelle agricole, fiaccate in questi anni da Drosophila suzukii e cimice asiatica.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 16 novembre 2019
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

18 novembre - 09:04

E' successo questa mattina, non ci sono stati feriti ma le persone che si trovavano all'interno sono state soccorse dai vigili del fuoco. La linea è stata chiusa per consentire l'intervento dei tecnici 

18 novembre - 11:19

Canne fumarie coperte da neve, il rischio è che questa situazione crei un cattivo tiraggio del camino che impedisce la dispersione dei fumi di combustione in atmosfera, favorendo la concentrazione del pericoloso monossido di carbonio (CO) all'interno dell'abitazione

18 novembre - 09:30

L'incidente è avvenuto ieri sera poco dopo le 23 e sul posto si sono portati i vigili del fuoco, i carabinieri e i soccorsi sanitari. I tre giovani sono stati trasportati in codice giallo all'ospedale di Arco 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato