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Degasperi contro i nuovi impianti sciistici sull’Adamello: “Fermate questo saccheggio”

Duro intervento del consigliere del M5s contro la Giunta: “Nessuna visione per il futuro del Trentino”, ma si punta il dito anche contro i “compagni” di opposizione: “Si svegliano tardi gli impianti potevano essere bloccati già nel 2014”

Di Tiziano Grottolo - 19 settembre 2019 - 11:52

TRENTO. “Coinvolgere la popolazione della Comunità delle Giudicarie nella scelta” ma soprattutto “Contrarietà assoluta rispetto a qualsiasi ipotesi di ampliamento degli impianti sciistici che possano compromettere l’equilibrio ambientale del Parco Adamello Brenta”. Sono queste in estrema sintesi le due proposte cardine contenute nella mozione presentata solo pochi giorni fa dal consigliere del M5s Filippo Degasperi.

 

Entrando più nel dettaglio ci si riferisce alla proposta avanzata dalla società ‘Funivie Folgarida Marilleva Spa’ in merito a un ampliamento, stimato in circa 45 chilometri di piste, che porterebbe allo sviluppo di una nuova porzione di area sciabile ad un’altitudine elevata sul versante ovest, nell'area compresa tra Mondifrà, Malga Dimaro, Serodoli, val Gelada, Pellizzano e malga Ritort.

 

Secondo i soci di ‘Funivie Folgarida Marilleva Spa’ quest’esigenza sarebbe dettata dal “mercato” e garantirebbe un migliore innevamento naturale, ma anche maggiore sicurezza per gli sciatori e piste più lunghe e attrattive.

 

Questo ampliamento però comprenderebbe un'area di rilevante importanza dal punto di vista ambientale e paesaggistico e proprio in tal senso sarebbe stata avanzata la richiesta di rivedere il Piano urbanistico provinciale, prevedendo un ampliamento del demanio sciabile,  su questa richiesta dovrà prendere posizione Pat.

 

“Ci risiamo – attacca Degasperi – esattamente come nel 2014 tornano alla ribalta idee di infrastrutturazione che vorrebbero saccheggiare ulteriori porzioni di territorio ad altissima valenza ambientale, fondamentali per la tutela di habitat peculiari e biodiversità".

 

Secondo il consigliere pentastellato questa sarebbe la conferma della scarsa lungimiranza della Giunta leghista: “Riescono a mettere in campo modelli che ruotano esclusivamente attorno al breve periodo e al consumo delle risorse ambientali comprese tutelate da vincoli internazionali, comunitari e provinciali”.

 

Nelle intenzioni della società che gestisce gli impianti sciistici questo progetto migliorerebbe sensibilmente l’offerta rendendo la skiarea più attrattiva agli occhi dei turisti, in base alla convinzione secondo cui la scelta di una destinazione dipenda essenzialmente dalle dimensioni della skiarea stessa.

 

Ma nemmeno questa giustificazione convince Degasperi che entra nel merito della questione: “La tesi che l’espansione del demanio sciabile sia la variabile discriminante in base alla quale il turista opera la scelta della meta invernale trova in verità svariate argomentazioni che la confutano”.

 

A sostegno di questa argomentazione vengono citate, come termine di paragone, altre località con caratteristiche simili a quelle della skiarea Campiglio con i suoi attuali 150 chilometri di piste sci ai piedi: Kitzbuhel con 179 chilometri, Solden con 144, St. Moritz con 163 e Cortina d’Ampezzo con 115 chilometri.

 

“Se i chilometri di piste fossero la ragione principale per la scelta della destinazione – sottolinea il consigliere del M5s – non si spiegherebbe come mai Kitzbuhel (tra 1,75 e 2 milioni), Solden (tra 1,5 e 1,75 milioni), St. Moritz (tra 1,25 e 1,5 milioni) e Cortina (tra 1 e 1,25 milioni) surclassino Madonna di Campiglio quanto a milioni di giornate sciatori”.

 

Questi dati mostrerebbero in maniera evidente come, una volta raggiunto un livello di estensione adeguato, la competizione sia sempre meno funzione dei chilometri di pista aggiuntivi. Ma soprattutto, come riportato dallo studio redatto da Agenda 21 e commissionato dalla stessa Comunità delle Giudicarie, “per mantenere quote di mercato saranno quindi necessari nuovi investimenti e soprattutto innovazione: attrazioni, servizi complementari e accessori, brand, accessibilità e diversificazione”.

 

Facendo riferimento allo stesso studio Degasperi fa notare come esista un  “punto di rottura” oltre il quale “l’eccessiva infrastrutturazione compromette i valori ambientali e paesaggistici incidendo quindi sull’attrattività della zona” e che nuovi impianti “possono essere inseriti solamente in un contesto che è lontano dal punto di rottura oltre il quale verrebbe intaccato il patrimonio paesaggistico in maniera degradante”.

 

È per tutta questa serie di motivazioni, peraltro già evidenziate dall’ente Parco Adamello Brenta e dalla Sat, che Degasperi si dice fermamente contrario all’ipotesi di ampliamento del carosello di Madonna di Campiglio.

 

Il consigliere però non nasconde un certo rammarico perché tutto ciò si sarebbe potuto evitare se nel 2014 fosse stata approvata una mozione del M5s per bloccare la stessa ipotesi di ampliamento.  

 

Dopo una lunga discussione la mozione non venne approvata per un solo voto, finì con 10 favorevoli, 8 astenuti e 10 contrari, con l’allora maggioranza di centrosinistra-autonomista che votò in maniera disgiunta evidenziando delle crepe al suo interno.

 

A favore della mozione si schierarono Baratter, Moltrer, Lozzer, Dallapiccola, del Patt, così come Civico, Plotegher, Ferrari per il Pd, assieme a Gilmozzi (Upt) e ovviamente Degasperi e Bottamedi del M5s.

 

Dorigatti, Maestri e Manica (Pd) si astennero mentre Zeni uscì dall’aula poco prima del voto, stessa scelta di Avanzo, Giuliani, Kaswalder  del Patt e di Mosna (Gm) e Borga (Ct).

 

Contrari: Tonina, Passamani, De Godenz (Upt), Detomas (Ual), Bezzi (Ft), Grisenti, Viola, Zanon, Simoni (Pt) e infine l’attuale presidente della Pat Maurizio Fugatti.

 

Inutile che adesso alcuni facciano gli splendidi solo perché non sono più al governo  – conclude caustico Degasperi – se ci fosse stata la volontà questa partita sarebbe già chiusa da molto tempo”.

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