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Ampliamento dell'are sciabile di Bolbeno, Coppola (Futura) protesta per la risposta dell'assessore Failoni: "Nessuna attenzione all'ambiente"

A seguito della risposta a un'interrogazione depositata in Consiglio il 24 dicembre 2019 e riferita all'ampliamento dell'impianto sciistico di Bolbeno-Borgo Lares voluto dalla Provincia, la consigliera Lucia Coppola ha pubblicato una nota in cui giudica insoddisfacenti le risposte dell'assessore al turismo Roberto Failoni

Di Davide Leveghi - 05 febbraio 2020 - 19:01

TRENTO. La polemica attorno all'impianto sciistico di Bolbeno, al centro di un progetto di ampliamento voluto dalla Provincia, giunge ad un nuovo capitolo. A seguito della presentazione in data 24 dicembre 2019 da parte di Lucia Coppola di un'interrogazione (n.1057) che chiedeva conto dell'investimento di 4 milioni di euro per l'ampliamento dell'area sciabile ubicata nelle Giudicarie, la stessa consigliera di Futura s'è vista recapitare la risposta dell'assessore al turismo Roberto Failoni. Risposta definita “insoddisfacente”.

 

In un'area sciabile, quella di Bolbeno-Borgo Lares, nata cinquant'anni fa e situata a 575 metri di quota, il nuovo progetto della Provincia, finanziato per 2,5 milioni di euro da Trentino Sviluppo, prevede la realizzazione di una nuova seggiovia quadriposto, di un impianto di innevamento e di illuminazione e il prolungamento della pista da sci esistente. Tutti aspetti che hanno sollevato non poche perplessità tra le opposizioni.

 

Nello specifico l'esponente di Futura in Consiglio ha criticato la scelta di intervenire su un impianto posto ad una quota piuttosto bassa e quindi prevedibilmente non raggiunta, nel futuro prospettato dagli studi scientifici, da abbondanti precipitazioni nevose. Ciò porterebbe, di conseguenza, ad un ricorso massiccio alla produzione di neve artificiale, con annesso consumo di acqua ed energia, oltre ad “alterazioni del suolo e degli ecosistemi fluviali, senza tralasciare l'impatto da rumore sull'uomo e sulla fauna”.

 

All'argomentazione, supportata da studi scientifici appunto, come riportato dalla consigliera Coppola, che entro il 2030 non vi saranno più precipitazioni nevose “certe” al di sotto dei 1300 metri, l'assessore Failoni ha opposto l' “esposizione e la disponibilità di acqua presenti in questa località”.

 

Giustificando l'ampliamento in nome di “scopi turistici” e “sportivi” - la cui logica è più assimilabile a quella con cui si investe in altri impianti sportivi (piscine, palestre e campi da calcio)”, scrive Failoni nella risposta all'interrogazione – l'assessore, a giudizio di Coppola, “dimentica” gli effetti ambientali e l'impatto sull'ecosistema, aspetto che emerge dalla stessa questione della disponibilità di acqua.

 

Nel corso della risposta, inoltre, Failoni utilizza alcuni dati statistici a favore della scelta dell'amministrazione leghista di intervenire con un ampliamento dell'impianto. “Si ritiene opportuno evidenziare – scrive a termine della risposta consegnata alla consigliera Coppola e al presidente del Consiglio provinciale Walter Kaswalder – alcuni dati statistici di confronto con alcune aree geografiche vicine alla provincia di Trento. Limitandosi solo ai territori dell'Euregio: nel Tirolo austriaco vi siano (sic!) 1020 impianti funiviari con una densità di 81 impianti per 1000 chilometri quadrati; in Alto Adige vi sono 361 impianti con una densità di 49 impianti per 1000 chilometri quadrati mentre in Trentino gli impianti sono 229 con una densità di 37 impianti per 1000 chilometri quadrati. Analogo discorso vale per la superficie delle piste da sci che in Alto Adige coprono una superficie di 3868 ettari contro i 1654 ettari della provincia di Trento”.

 

L'analisi comparativa, nondimeno, è stata vista dalla consigliera come un diversivo. “Io ho chiesto la logica che sottende ad un investimento economico così elevato per un impianto a bassa quota in una zona che si trova in prossimità di impianti sciistici di alto livello – ha scritto in una nota – non ha risposto invece ad un mio interrogativo e cioè se non ritenga che le politiche del futuro dovranno orientarsi sempre di più e con maggiore convinzione verso la protezione della natura, del paesaggio, per garantire un futuro sostenibile dal punto di vista ambientale e socio-economico ai nostri territori montani”.

 

“Ma purtroppo – chiude con una nota di rammarico – penso che sia evidente la sua risposta”. In attesa di capire il futuro dell'impianto, la polemica continua ad infuriare.

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