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Due emendamenti per consegnare l'Opera Universitaria alla Provincia. Gli studenti: ''Aggressione all'autonomia dell'Università''

L'emendamento è stato presentato in Consiglio provinciale dalla capogruppo della Lega, Mara Dalzocchio e uno simile anche dal consigliere Claudio Cia. Se approvate porterebbe in capo alla Provincia la decisione di scegliere il nome per il ruolo di presidente dell'Opera Universitaria. L'ex assessora Sara Ferrari: "Siamo difronte ad una codardia. Protervia e disprezzo delle istituzioni da regime totalitario". Critiche dalle associazioni universitarie 

Di Giuseppe Fin - 27 luglio 2019 - 18:46

TRENTO. Gli “appetiti” della Provincia rischiano di mettere a rischio l'autonomia dell'Università di Trento e soprattutto di uno dei suoi organi più importanti, l'Opera Universitaria. Stiamo parlando dell'ente che offre servizi ed interventi per favorire il diritto allo studio e la residenzialità agli studenti.

 

Il rischio deriva da due emendamenti all'assestamento di bilancio, uno di Mara Dalzocchio, capogruppo della Lega in Provincia, e l'altro del consigliere Claudio Cia di Agire per il Trentino, che, attraverso la modifica di una legge provinciale, farebbero in modo che il presidente dell'Opera Universitaria fosse deciso unitariamente dalla Provincia, quindi dall'assessore di riferimento in questo caso Mirko Bisesti, anche senza l'accordo comune con l'Università.

 

Un procedura che, se approvata, andrebbe pesantemente a gravare sui rapporti tra Università e Provincia, due enti entrambi autonomi che hanno sempre puntato a rapporti basati sull'equilibrio, il rispetto e il dialogo. Principi ben lontani quindi dal paradigma che gli emendamenti di Dalzocchio e Cia vorrebbero imporre: Io Provincia indico il nome del presidente dell'Opera e se a te, Università, non va bene, fa lo stesso. Non importa, poi, se questa figura dovrà fungere da terzo tra le linee guida provinciali e le esigenze universitarie.

 

Qualche “malelingua” tenterebbe di spiegare questo intervento che la maggioranza di centro destra vorrebbe fare con un emendamento in sordina, perché ci sarebbe un disaccordo sul futuro presidente dell'Opera Universitaria tra il rettore e l'assessore Bisesti. Un mese fa, infatti, è scaduto il primo mandato dell’attuale presidente, Alberto Molinari.

 

Per fare tutto questo basta cambiare una o due parole della legge provinciale. Al posto di “d'intesa col” basta mettere “sentito il” e l'operazione è compiuta, il rettore viene sentito ma la scelta finale ricadrà solo sulla Provincia.

“Condanniamo senza riserve quest’aggressione all’autonomia dell’Università. In alcun modo i giochi politici di una giunta che vuole poter controllare l’Università, possono essere accettati” ha spiegato Edoardo Meneghini, presidente del Consiglio degli Studenti, presentando un documento sottoscritto da tutto il consiglio nel quale si critica la volontà contenuta nei due emendamenti che in queste ore sono in discussione, assieme ad altri, in Consiglio provinciale. Negli ultimi sei anni, la collaborazione tra rappresentanti degli studenti, Università ed Opera Universitaria ha reso possibile il raggiungimento di numerosi obiettivi, che migliorano quotidianamente la vita di migliaia di studenti. Dalle borse di studio, alle residenze universitarie, dai servizi mensa al finanziamento delle attività culturali.

 

Con l’Opera Universitaria, in virtù di un disegno comune di Università, sono stati avviati molti progetti condivisi: la realizzazione di un nuovo studentato con mensa e campi sportivi a Rovereto, il mantenimento (ed eventuale miglioramento) delle borse di studio per ISEE 23000, la progettazione di nuove aree per gli studenti nel quartiere Italcementi e molto altro.

 

Come già detto, la nomina del presidente dell’Opera è normata da una legge provinciale, che prevede che il nome venga individuato di comune accordo tra Università e Provincia.

 

“Negli ultimi trent’anni – ha spiegato il Consiglio degli Studenti - per buonsenso di giunte con diversi background politici, tale nomina è sempre stata indicata dall’Università ed accolta dalla provincia. Quest’anno, però, la nuova giunta ha deciso di interrompere questa virtuosa catena, negando una voce all’Università, attraverso la proposta di un emendamento che modifica la legge provinciale, esautora l’università dal proprio ruolo ed impone, quindi, la nomina”.

 

Una condanna molto forte quella che arriva dal Consiglio degli Studenti, espressione di tutta la rappresentanza studentesca (negli organi centrali di ateneo e nei dipartimenti). “In alcun modo- continua Meneghini - i giochi politici di una giunta che vuole poter controllare l’Università, possono essere accettati. A maggior ragione in Trentino, dove il rapporto virtuoso esistito finora tra Università e Provincia è stato un elemento determinante nel raggiungimento di molti, importanti, traguardi e primi posti. Usare il proprio potere istituzionale per imporre una nomina che prescinde da un’intesa con l’Università, denota una scarsissima comprensione dell’importanza di un buono e costruttivo rapporto tra i due enti”.

 

Se fosse approvato l'emendamento del centro destra si arriverebbe a negare una voce in capitolo all’Università, per un ente importante come l’Opera Universitaria “Ci sono quasi 17 mila studenti studenti iscritti ad UniTrento – ha precisato ancora Edoardo Meneghini - e una decisione di questo tipo è un’offesa ed una dichiarazione di scontro verso di loro, verso il loro diritto allo studio, verso l’Università e la sua comunità, ed infine verso tutti i trentini, che hanno contribuito con le loro tasse ad un’istruzione Universitaria d’eccellenza, che non deve e non può essere contaminata da maldestri tentativi di controllo da parte della politica”.

 

Critiche arrivano anche dalle due maggiori rappresentanze studentesche universitarie, l'Unione degli Universitari e UniTIN. “Dopo mesi di ingiustificata pressione sul Rettore della nostra Università, la Lega ha deciso: l'Ateneo va asservito, va messo in gabbia. All'Opera Universitaria, l'Assessore Bisesti deve poter nominare chi vorrà, come vorrà” attacca la coordinatrice di Udu, Sofia Giunta.

 

Per gli universitari le pretese della maggioranza leghista sono chiare: consentire alla giunta provinciale di nominare unilateralmente il direttore dell'Opera Universitaria ma non solo. La figura, infatti, non dovrà più nemmeno appartenere all'Ateneo. “Per decidere del diritto allo studio di tutti gli studenti universitari trentini – spiega Giunta - saranno sufficienti delle generiche referenze manageriali o gestionali”. Non servirà quindi far parte del mondo universitario.

“Siamo preoccupati – continua la coordinatrice di Udu - e sentiamo che ci si fa beffa di tutta la comunità accademica. La proposta in discussione è che per ricevere un posto alla presidenza dell'Opera basti dimostrarsi fedeli alla maggioranza. Ma quella dell'Opera è una poltrona tutt’altro che marginale, e affidarla ad una persona scelta per nomina politica potrebbe tradursi in un'enorme sconfitta, per tutti”.

 

A parlare di “attacco sconsiderato ed irrispettoso all’autonomia dell’Università” è anche UniTIN. “Siamo davanti ad un tentativo – spiegato i rappresentanti di UniTIN - di inserire la politica in questioni di delicata materia di diritto allo studio”.

 

Nell'assicurare come associazione di rappresentanza studentesca, una collaborazione con gli organi e gli enti principali della macchina universitaria, dall'altra UniTIN riconosce che i contenuti degli emendamenti andrebbero a “compromettere l’intesa alla base dell’ente per il diritto allo studio, facendo prevalere una logica di controllo, sia un enorme passo indietro per l’Università di Trento, per gli studenti e per tutti i trentini”.

 

A dare battaglia in Consiglio provinciale è l'ex assessora provinciale all'Università, Sara Ferrari che ha già presentato un emendamento per riuscire a riportare l'equilibrio tra i due enti. “Rischiano davvero di fare un disastro e di rovinare i rapporti con l'Università” spiega Ferrari. “Siamo difronte ad una codardia, protervia e disprezzo delle istituzioni da regime totalitario perché con due emendamenti fotocopia si vuole togliere il diritto di parola all'Università su un tema quanto mai importante”.

Una questione, ha spiegato la consigliera che intacca l'autonomia universitaria. “L'Opera è un ente importantissimo per tutti gli studenti – spiega ancora – perché si occupa di borse di studio, alloggi, mense, strutture sportive e tanto altro. E la sua funzione è proprio quella di mediare tra le linee che arrivano dalla giunta e l'azione dell'Università. Qui vogliono distruggere l'equilibrio raggiunto in questi anni a danno di tutti gli studenti”.

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