Contenuto sponsorizzato

Elezioni Europee, Matteo Segatta: ''Dobbiamo recuperare il sogno europeo. Lavoro, ambiente e diritti saranno battaglie cruciali''

Matteo Segatta è un matematico trentino e sarà candidato con La Sinistra alle prossime elezioni Europee del 26 maggio: "Serve una politica sociale e del lavoro comune che combatta le disuguaglianze retributive all’interno dell’Europa e limiti lo sfruttamento della manodopera"

Di Giuseppe Fin - 18 maggio 2019 - 13:25

TRENTO. “Il sovranismo di Salvini va combattuto dando voce ad un progetto solidale e inclusivo. Questa Europa, però, è da cambiare, perchè lontana dal sogno europeo che ne ha permesso la nascita”. Il trentino Matteo Segatta è candidato alle prossime elezioni Europee del 26 maggio con la Sinistra.

 

La candidatura di un giovane matematico oggi occupato in modo precario nel mondo dell'insegnamento sia in Trentino che in Veneto. “L'istruzione e la ricerca, a partire da quella in funzione di uno sviluppo sostenibile, sono due delle priorità per il futuro della nostra società” spiega nei vari incontri che sta portando avanti su tutto il territorio. Da diversi anni è impegnato sui temi della cittadinanza attiva, questione migratoria e disagio abitativo in collaborazione con diverse associazioni e movimenti fra cui Deina, Arci del Trentino e Comunità Solidale.
 

Matteo Segatta, quali sono secondo lei le tematiche che bisogna portare avanti in Europa? E' vero che serve un cambiamento radicale?

La necessità di un cambiamento radicale mi pare quanto mai evidente. Questa Unione europea, quella che abbiamo conosciuto negli ultimi vent’anni, non funziona ed è enormemente lontana dal sogno europeo che ne ha permesso la nascita, quello del manifesto di Ventotene per capirci. Vanno messi in discussione i trattati che hanno anteposto gli interessi economici a quelli sociali. In particolare va totalmente rivisto il fiscal compact e ridiscusso il ruolo della Bce nel senso di un maggior margine di manovra della politica monetaria e fiscale.

 

Serve una politica sociale e del lavoro comune che combatta le disuguaglianze retributive all’interno dell’Europa e limiti lo sfruttamento della manodopera. Ci sono tre grandi temi, tre battaglie cruciali: lavoro, ambiente e diritti. Dobbiamo rimettere al centro la qualità e la dignità del lavoro, introducendo per esempio un salario minimo europeo, norme comuni in difesa dei diritti dei lavoratori/trici e favorire la creazione di un sindacato europeo.

 

In ambito ambientale va assunta con responsabilità la sfida della riduzione del cambiamento climatico attraverso coraggiose politiche di decarbonizzazione. Edilizia, trasporti e agricoltura devono essere orientate da politiche tese a ridurre il consumo energetico e di suolo, modificare il modello di produzione e consumo, rendendolo più efficienti, ma anche più sobri. Un piano di ristrutturazioni verdi può al contempo ridurre gli impatti ambientali e creare occupazione.

 

C’è poi da rilanciare la sfida dei diritti di tutte e tutti. Il diritto a migrare, sia per cercare altrove un futuro migliore, sia per fuggire da guerre, fame e disastri ambientali alla ricerca di un luogo sicuro. Il diritto di esprimere liberamente la propria sessualità e di vedere riconosciuta dignità e parità del proprio genere in ogni aspetto della vita sociale ed economica. Infine il diritto allo studio e al futuro per le nuove generazioni potenziando scuola e università pubblica e integrata con il resto d’Europa.

 

Come mai ha deciso di candidarsi? Perché con la Sinistra? Perché un giovane dovrebbe votare questa parte politica che negli ultimi anni si è frammentata?

Per chi, come me, ha sempre fatto politica nei movimenti, nell’associazionismo e in altre forme di cittadinanza attiva, penso sia quasi un dovere mettersi in gioco anche con la candidatura in un momento storico che ci pone di fronte a scelte cruciali. Partendo da questa spinta all’impegno in prima persona la scelta per la lista La Sinistra è stata quanto mai naturale: in questa lista, nel suo spirito unitario ed inclusivo di storie ed esperienze diverse e nel suo programma, mi sono ritrovato perfettamente fin da subito.

 

Per quanto riguarda i giovani penso che tocchi proprio a noi, a chi come me pratica e vive la politica da qualche anno ma soprattutto ai giovanissimi, che oggi hanno fame di politica e di cambiamento, prendere in mano la situazione e dire a gran voce che il mondo così come lo hanno costruito le generazioni che ci hanno preceduto non ci piace. Sta a noi agire e cambiare la direzione che hanno preso le cose, cambiare per salvare il pianeta, cambiare per costruire un futuro di pace e solidarietà per tutte e tutti. E questo cambiamento può arrivare solo da sinistra.

 

Il sovranismo è un pericolo? Come bisogna fermarlo?

Se per sovranismo intendiamo il rigurgito nazionalista della Lega di Salvini allora sì ritengo che sia un pericolo in quanto fattore disgregante sia dell’Unione europea che delle nostre comunità. E questo sovranismo va combattuto ridando voce ad un progetto diverso, solidale e inclusivo di società, facendo prevalere la speranza sulla paura.

 

C’è invece a mio parere un “sovranismo” buono, quello del primato della politica sul mercato, del controllo pubblico dell’economia. Un “sovranismo” che rimetta al centro la persona, le comunità e il lavoro al posto della finanza e della speculazione. E questa sfida può essere vinta solo a livello di Unione europea.

 

L'autonomia trentina che ruolo può avere in Europa?

L’autonomia trentina affonda le sue radici nelle “Regole” o simili istituti secolari basati sulla democrazia diretta e sulla proprietà collettiva di beni comuni come acque, boschi e pascoli. La nostra Regione è inoltre da sempre luogo di convivenza tra popoli e culture diverse, abitata da popolazioni di lingua italiana, tedesca, ladina, cimbra e mochena. Lo Statuto di Autonomia è un buon esempio di risoluzione pacifica e democratica dei conflitti dato che, storicamente, ha evitato alla nostra regione di scivolare verso la guerra civile.

 

Questo suo ruolo storico si è andato però ad esaurire nel tempo ed oggi ci troviamo di fronte al dovere di riflettere sul futuro dell’autonomia e su quali strumenti di partecipazione vogliamo adottare per far sì che siano le comunità locali a dotarsi delle regole più adatte alle varie realtà particolari. Per questo difendere l’autonomia significa rifiutare ogni nazionalismo, ragionare in una dimensione regionale ed euro-regionale per raggiungere la convivenza tra diversi all’interno di una società che tuteli il diritto di tutte e tutti a godere dei beni comuni, a partecipare all’autogoverno del territorio e a costruirsi una vita libera dal bisogno e dallo sfruttamento. In questo processo l’Europa può giocare un ruolo decisivo di spinta alla cooperazione fra regioni, anche di stati diversi, verso un modello di comunità attenta alle esigenze e alle istanze dei territori. È da prendere pertanto in seria considerazione la costituzione di “macroregioni” appartenenti a stati diversi dell’Unione ma che condividono problemi simili, come ad esempio la macroregione alpina che sappia valorizzare e tutelare le specificità dei territori montani e di confine in un’ottica di cooperazione e integrazione europea.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 18 settembre 2019
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

19 settembre - 11:36

Iniziata nel marzo 2016, l'operazione Carthago ha portato a sgominare una rete ramificata in Marocco, Olanda, Spagna, Svizzera e Italia. Due i nuclei criminali composti da nordafricani e italiani legati ai clan di Torre Annunziata e alla mafia foggiana, che controllavano anche il mercato trentino. 73 gli indagati totali, 19 gli arrestati e sequestrati stupefacenti per un valore di 70 milioni di euro

19 settembre - 06:01

Dopo i fatti di luglio e agosto, con il ritrovamento di 47 e 180 capi morti, la Procura di Trento si prepara ad aprire un processo per indagare su diversi possibili illeciti. La determinazione della causa di morte, riportata dal referto dell'Istituto zooprofilattico, rischia di aprire un "vaso di Pandora" sul sistema dei titoli per ettaro erogati dall'Unione Europea

18 settembre - 18:45

In questi anni gli avvistamenti di questa specie si sono fatti sempre più rari e dal 2006 il Carpione del Garda è entrato a far parte della lista delle specie fortemente a rischio estinzione. Fra le cause di questa dipartita ci sono sia fattori umani che ambientali

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato