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Elezioni in Umbria, Degasperi striglia Di Maio: “Cadorna dopo Caporetto è stato destituito”

Il capogruppo del M5s in consiglio provinciale punta il dito contro i vertici nazionali colpevoli di rimanere sordi alle richieste della base: “Per la sopravvivenza stessa del movimento sarà necessario affrontare due temi fondamentali: i tempi e i modi con cui si prendono le decisioni politiche, ne va del nostro futuro”

Di Tiziano Grottolo - 28 ottobre 2019 - 20:23

TRENTO. Le recenti elezioni regionali in Umbria hanno visto il netto trionfo della destra capitanata da Matteo Salvini che si è aggiudicata il 57,55% dei consensi, mentre l’inedito tandem composto da Partito Democratico è Movimento 5 Stelle si è schiantato, con un gran rumore di ossa rotte, fermandosi al 37,48% dei voti.

 

Se poi guardiamo nel dettaglio la compagine di Luigi di Maio è precipitata al 7,41% con 30.953, alle europee di maggio i consensi erano stati praticamente il doppio con 65.718 voti pari al 14,63%. Subito dopo la sconfitta il leader politico del M5s ha parlato di un esperimento che non ha funzionato riferendosi poi al patto Pd-M5s come di una strada ormai impraticabile. L’impressione però è quella di essere di fronte ad un pugile suonato ancora in stato confusionale dal momento che per vincere in Umbria ci sarebbe stato bisogno di un’impresa viste le premesse.

 

Infatti, come fa notare il consigliere provinciale del M5s Filippo Degasperi, i campanelli d’allarme c’erano tutti: “Dopo il grande risultato ottenuto nel marzo 2018 i vertici del Movimento hanno più volte invitato gli attivisti che non condividevano la linea dettata dal nazionale a lasciare, in tanti hanno accolto questo invito e oggi ne raccogliamo i risultati”.

 

“Come attivisti del M5s trentini abbiamo sempre posto l’attenzione sul metodo, non abbiamo mai detto ‘alleanze sì, alleanze no’, ci siamo limitati a chiedere quale fosse il metodo per decidere la linea ma non ci hanno mai risposto, a quanto pare si dà per scontato che le decisioni vengano prese da un capo”.

 

Come evidenziato dal consigliere trentino, in Umbria i vertici hanno sovradeterminato regole, alleanze e temi “i risultati sono sotto gli occhi di tutti, per le suppletive in Trentino è successo lo stesso”.  Per arrivare al nocciolo della questione Degasperi sceglie il parallelo storico: “Dopo Caporetto Cadorna è stato destituito (peraltro questo anniversario è passato da poco QUI articolo), dopo la nostra sequenza di risultati tutt’altro che brillanti ci stiamo ritirando verso il Piave ma Cadorna è ancora al comando. Certo – fa notare il consigliere pentastellato – il 6 novembre (data della destituzione del capo di stato maggiore) deve ancora arrivare”.

 

Anzi il capo politico del M5s starebbe commettendo gli stessi errori di Cadorna che attribuì la disfatta ai soldati, sta andando in scena quanto accaduto con le Europee: “​Di Maio e i suoi corifei locali danno la colpa dei risultati ai disfattisti quando sarebbero loro a doversi assumere delle responsabilità”. Il riferimento tra le righe è probabilmente rivolto anche a quanto sta accadendo a livello locale e alle dure polemiche scoppiate proprio fra il capogruppo Degasperi e l’altro consigliere pentastellato Alex Marini (Articoli QUI e QUI).

 

“Io non mi reputo di certo un disfattista – afferma Degasperi – ma ascoltare le idee che arrivano dalla base non farebbe male, soprattutto quando le cose non vanno bene, non è possibile scaricare le responsabilità su chi in fin dei conti non può decidere dal momento che anche a Trento arrivano diktat da Roma su regole e agenda da seguire senza che ci possa essere la possibilità di discuterne”. In Val di Fassa ad esempio ai trentini venne impedito dall’alto di creare un’alleanza con una lista ladina “nonostante avessi provato a spiegare che qui ci sono regole diverse, ma non abbiamo mai ricevuto risposte, non posso che immedesimarmi con chi ha subito gli stessi metodi ed è stato trattato addirittura peggio”.

 

In Umbria infatti la maggior parte delle decisioni sono arrivate preconfezionate da Roma e i militanti umbri sono stati costretti a subirle “è difficile da digerire un’alleanza con il partito che avevi combattuto fino al giorno prima – sottolinea Degasperi – non dico di star fermi e non cambiare mai, ma cambiare le regole quando in gioco c’è la tua poltrona non va bene”.

 

Il M5s nel giro di un anno è passato da un no assoluto, rispetto a qualsiasi alleanza, allo stringere accordi con i due principali concorrenti alle elezioni, prima la Lega e poi il Partito Democratico “eppure Di Maio quando venne a Rovereto ci disse un’altra cosa, ovvero che ci saremmo presentati con un programma immodificabile e una lista di ministri bloccata, il resto è storia”.

 

Di per sé il capogruppo in provincia non vuole sollevare una discussione sull’opportunità o meno di stringere alleanze con altri partiti quanto piuttosto sul come vengono prese le decisioni “eppure, da quanto apprendo dalla stampa, sta commettendo lo stesso errore dicendo che adesso non si fanno più alleanze”.

 

Andando avanti di questo passo all’orizzonte si profilano tempi cupi: in molti territori serpeggia un malessere diffuso e la posta in gioco è la sopravvivenza stessa del Movimento “Sarà necessario affrontare due temi fondamentali: i tempi e i modi con cui si prendono le decisioni politiche ne va del nostro futuro. Al posto di Di Maio – continua Degasperi – invece che invitare tutti quelle che non la pensano come me ad andarsene avrei cercato di ascoltare e casomai convincerli o come dicevano i democristiani fare sintesi”.

 

Al contrario si è continuato a fare lo stesso errore cercando di mettere a tacere i dissidenti e laddove necessario accompagnandoli alla porta: “Con tutte queste sirene che squillano qualcuno coglierà la necessità di cambiare. Il 6 novembre – ricorda – può anche essere spostato un po’ più in là, mi aspetto comunque che ci sia cambio di rotta radicale”.

 

Ma in questo momento il Movimento, anche a livello locale, è attraversato da grandi turbolenze per mercoledì 30 ottobre è stata convocata a Salorno un’assemblea “per fare il punto sull'esperienza di Italia 5 Stelle e per delineare i passi che anche nella nostra Regione dovranno condurre al riassetto del M5S” ma di questo incontro Degasperi non era stato messo al corrente. “Né io né la maggioranza dei consiglieri comunali trentini siamo stati messi al corrente di quest’iniziativa, l’ho scoperto tramite l’invito ricevuto su Facebook da una militante di Merano”.

 

Ironia della sorte per molto tempo erano stati proprio i trentini a chiedere che venisse data la possibilità di riunirsi in assemblea ma dai vertici avevano sempre risposto picche: “Non sono io ad esser fuori posto – accusa Degasperi – se qualcuno pensa di essere venuto nei 5 Stelle per fare il caporale di giornata non troverà un terreno fertile”.

 

Dalle parole di Degasperi traspare sicuramente amarezza per i risultati ma anche per come è stato gestito il Movimento nell’ultimo anno: “Se vogliamo tornare a suscitare l’interesse delle persone qualcosa deve cambiare – conclude – le ultime elezioni in Umbria rappresentano l’ennesimo campanello d’allarme dobbiamo aprire una riflessione a 360 gradi e soprattutto stabilire i tempi e i modi con cui prendere le decisioni altrimenti la direzione è segnata”.

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