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Europee, Ivo Tarolli torna in campo con 'Popolari per l'Italia'': ''Non possiamo rimanere rinchiusi nello Stato, rischiamo di essere tagliati fuori da tutto''

L'ex senatore sarà candidato alle prossime elezioni Europee di fine maggio con la lista "Popolari per l'Italia". I temi fondamentali da portare avanti? "Una difesa comune; una Politica Estera comune; una Politica Economica che persegua 'la felicità' di tutti i Paesi europei"

Pubblicato il - 16 maggio 2019 - 13:53

TRENTO. "C'è richiesta di una politica nuova e bisogna correre se non si vuole essere tagliati fuori" l'ex senatore Ivo Tarolli torna nel ring della politica decidendo di candidare per le prossime elezioni europee del 26 maggio per Popolari per l'Italia. 

 

Un nome molto conosciuto sia a livello locale che nazionale. Nel 1996 e 2001 è stato senatore per essere poi candidato successivamente capolista alla Camera nel 2008 senza però ottenere l'elezione. Fondamentale il suo apporto politico sia all'interno dell'Udc che in numerosi altri progetti politici di centro.

 

Ivo Tarolli, in passato ha ricoperto diversi ruoli istituzionali diventando protagonista nella vita politica trentina e nazionale. Oggi per quale motivo ha deciso di rimettersi in gioco candidandosi alle Europee?

L'italia è un Paese in ginocchio. Dentro una Ue in cortocircuito. Dentro un Occidente smarrito. È un Paese vecchio e che non fa figli. Con troppe persone in cerca di lavoro! Che ha smarrito lo smalto della competitività. E che sembra non credere alla sua risalita. In presenza di questo quadro, coloro che si riconoscono nell'Umanesimo Cristiano possono stare alla finestra? Possono limitarsi all'impegno prepolitico? Alla Formazione? Seppur siano sempre esperienze meritorie. O è il tempo di uscire dalla condizione difensiva del rincorrere, di essere appendici di altre culture. Del militare a macchia di leopardo: un po' di qua, un po' di là; ma marginali se non irrilevanti. Io appartengo a quella schiera che ritiene sia giunto il tempo della ripartenza! E del ritornare a portare il nostro contributo di proposte, di progettualità e di classe dirigente

 

Il suo nuovo progetto si chiama “Popolari per l'Italia” con principi cristiano-democratici. In un momento politico e sociale come quello che stiamo vivendo dove spesso le posizioni più seguite dai cittadini non sono certo di centro, perché questo nuovo progetto dovrebbe trovare spazio?

C'è una grande domanda di una offerta politica nuova! È stimata in una forbice fra il 12 e il 15%. Quindi gli spazi ci sono. E anche molto larghi. Inoltre la nostra Cultura guida tanti Paesi. Anche quello che fa da locomotiva in Europa: la Germania. Quindi non sono i nostri Progetti che sono superati. Ci vuole un nuovo progetto e un soggetto politico nuovo.

 

Cosa pensa del sovranismo della Lega?

Rispetto a 30/40 anni fa il mondo è radicalmente cambiato! E dentro il cambiamento, la velocità gioca una partita essenziale. Quindi bisogna correre, se non si vuole essere tagliati fuori. Pensare che la corsa sia indirizzata al ritorno del mito dello Stato o nel rinchiudersi nelle diatribe domestiche, sarebbe un errore imperdonabile. Il cammino che ci attende e che dobbiamo intraprendere è, pur rispettando il ruolo delle singole Patrie e dei singoli Stati, quello di orientarlo verso una intelligente Integrazione o condivisione delle diverse sovranità. Per essere in grado di reggere la competizione con i giganti dell'Est e dell'Ovest.

 

Quali sono i punti principali che ha deciso di portare avanti in questa campagna elettorale e che intende poi portare avanti anche al Parlamento Europeo?

L'UE può giocare una partita importante; purché, come l'avevano disegnata i padri fondatori, ritorni ad essere guida nel mondo! Motore di crescita, di Pace e di Giustizia sociale. Avviando senza paure riforme importanti quali: una Difesa comune; una Politica Estera comune; una Politica Economica che persegua "la Felicità" di tutti i Paesi europei; c'è la necessità di introdurre nello statuto della BCE accanto all'imperativo al stabilità anche quello della piena occupazione e non per ultima, una Politica migratoria propria di un grande continente. Non fatta di furbizie o di scaricabarili, ma lungimirante e cooperativa.

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