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“Giù le mani da villa Angerer” gli ambientalisti contro il progetto di riqualificazione dell’ex sanatorio

Cinque associazioni ambientaliste si sono levate contro il cambio di destinazione dell’ex Sanaclero che passerà da struttura pubblica a ricettivo-alberghiera: “17mila metri cubi di cemento per fare cassa, così si va a snaturare uno degli edifici storici del Trentino”. Il sindaco Betta replica: "Dispiace che si cerchi sempre di distruggere ponendo solo veti senza mai elaborare delle proposte"

Di Tiziano Grottolo - 02 ottobre 2019 - 13:27

ARCO. Si tratta di uno dei pezzi pregiati del patrimonio immobiliare provinciale, Villa Angerer, altrimenti nota come ex Sanaclero, è una struttura maestosa che sorge tra le frazioni di Vigne e Chiarano. La sua costruzione risale alla seconda metà dell’Ottocento, quando nobiltà e borghesia mitteleuropea venivano in villeggiatura in queste zone. Negli anni ’30 del Novecento venne riconvertita in sanatorio, funzione che mantenne fino alla chiusura verso la metà degli ’70.

 

“Da allora – sottolineano gli ambientalisti – il Complesso è passato in proprietà alla Provincia autonoma di Trento grazie alla riforma della Sanità degli anni Settanta ed è rimasto praticamente dimenticato dalle Istituzioni, ma non dalla popolazione che, nel 2014, è riuscita a farlo entrare nella lista dei Luoghi del Cuore del F.A.I. con più di 3.000 voti”.

 

Nel corso degli anni sono state avanzate diverse proposte per la sua riqualificazione sede centrale dello Scoutismo mondiale, centro polivalente, residenza per anziani, struttura scolastica o di livello universitario, struttura di ricerca anche se nessuna è stata presa in seria considerazione.

 

Questo almeno fino alla proposta presentata da un gruppo di imprenditori che ha suscitato l’interesse dell’amministrazione comunale tanto da arrivare, nell’agosto di quest’anno, alla stesura di un accordo di massima, controfirmato dal sindaco Alessandro Betta e dal presidente della Pat Maurizio Fugatti.

Attraverso quest’intesa è stato previsto il cambio di destinazione urbanistica del complesso che passerà da “funzione pubblica” a “funzione ricettivo-alberghiera”, il tutto con un consistente ritocco al rialzo delle cubature esistenti.

 

Comitato Sviluppo Sostenibile, Comitato Salvaguardia Olivaia, Wwf, Italia Nostra e Rotte Inverse però non ci stanno e partono all’attacco: “Si fa un gran parlare di emergenza climatica e ci si dimentica che uno dei primi passi da compiere è salvaguardare la vita del nostro ecosistema ponendo un freno alla cementificazione del territorio”, accusano gli ambientalisti.

 

Secondo i calcoli dei comitati, qualora la variante urbanistica dovesse essere ratificata dal consiglio comunale, si potranno realizzare nuovi volumi pari a una superficie utile netta di 4300 metri quadri: “l’equivalente di circa 17.200 metri cubi a cui si aggiungeranno circa 800 metri cubi per edificio, quali bonus energetici”.

 

L'accordo urbanistico non specifica se il bene sarà ceduto o concesso in comodato al miglior offerente privato che, a quanto sembrerebbe ha pronto in cantiere una struttura di lusso che potrebbe diventare uno dei più grandi della provincia.

 

“Tutto ciò risponde allo scopo perseguito dalla Provincia e sostenuto convintamente dalla Giunta comunale, di ‘valorizzazione’ del grande volume, inteso solo in minima parte come un recupero del valore storico-artistico-paesaggistico, ma molto più probabilmente come mero far cassa”, l’affondo dei comitati ambientalisti.

In questa situazione, come peraltro evidenziato dagli ambientalisti, va sicuramente rilevato come tanto la villa quanto il parco versino in uno stato di abbandono e per un loro recupero dovrebbero essere messe in campo somme ingenti. D’altro canto, ai loro occhi, questi non sembrano motivi sufficienti per “snaturare” un bene storico e pubblico come l’ex Sanaclero.

 

Da parte sua il sindaco Betta ricorda come negli anni tutte le amministrazioni e molte persone abbiano avanzato proposte sull’area senza però riuscire a raggiungere una quadra: “Sono quasi trent’anni che si cercano soluzioni senza mai realizzare nulla, ora però è arrivata un proposta che porterà ad Arco un’attività di spessore darà lustro alla città”.

 

Tra le proposte citate dal sindaco c’è anche quella che prevede la creazione di una clinica privata per la longevità guidata dal luminare Fontana, “la provincia ha sposato questo progetto che potrà essere un volano per tutta la comunità. Al fronte di un aumento delle volumetrie – spiega il sindaco – abbiamo ottenuto il massimo risultato con una proposta che offre una grande opportunità di sviluppo, anche dal punto di vista della sostenibilità, della salute e dell'occupazione restituendo un valore aggiunto alla città".

 

Betta interviene anche sulle critiche “dispiace che si cerchi sempre di distruggere ponendo solo dei veti senza mai elaborare delle proposte e usando queste vicende come megafono di risonanza per accreditarsi e magari fondare un partito, ma non vedo credibilità nelle loro mosse”.

 

Per quanto riguarda invece la proprietà il sindaco arcense spinge affinché questa rimanga pubblica “nei ragionamenti che sono stati fatti fin ora si è sempre detto che la proprietà sarebbe rimasta in capo alla Pat, prevedendo contratti di locazione, inoltre la fruibilità del parco dovrà essere garantita in determinati momenti”.

 

Betta apre anche alla possibilità che ai locali vengano offerte agevolazioni per usufruire delle strutture “ma spetterà alla Pat stringere accordi in tal senso e curare questo tipo di accordi”.

 

Ad ogni modo gli ambientalisti rimangono fermi sulle loro posizioni e chiedono all’amministrazione di tornare sui suoi passi e chiamando a raccolta la cittadinanza facendo appello anche appello ai consiglieri: “Pensateci bene la responsabilità delle sorti di Villa Angerer è tutta sulle vostre assoluta spalle, è la vostra occasione per un atto di coraggio, per un’inversione di rotta rispetto a progetti a breve termine, per un impegno concreto a lasciare in eredità ai giovani più verde e meno cemento”.

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