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Grandi carnivori. La Provincia brancola nel buio: tante parole e pochi fatti. Dallapiccola: "Di fatto, nessuna nuova opera di protezione straordinaria del bestiame"

Sono molte le ombre e le domande. Il Patt s'interroga su ciò che (non) è stato fatto, in tema di grandi carnivori, dall'attuale Giunta. La convivenza è possibile. Lo dimostrano i recinti elettrificati. La Giunta dice di aver speso, per queste opere di protezione straordinaria, 25.000 euro in più rispetto all'anno precedente. "Di fatto, però, non sono state realizzate nuove opere"

Di Arianna Viesi - 22 novembre 2019 - 21:36

TRENTO. "Ci vuole serietà e responsabilità. Ed è diverso da quello che si fa quando si calcano palchi pronunciando slogan e proclami, promettendo agli allevatori un Trentino libero da lupi e orsi", così Ugo Rossi sulla gestione dei grandi carnivori portata avanti dall'attuale amministrazione provinciale. 

 

Il Partito autonomista trentino tirolese non si schiera: né con gli animali né con gli allevatori. E non si tratta di ignavia, tutt'altro. Il mantra è uno ed uno solo: responsabilità. "Quando l'attuale maggioranza era all'opposizione buttava tutto in caciara. Ora, dopo un anno di governo, abbiamo ascoltato grandi promesse e annunci ma, di fatto, nessun atto concreto". 

 

La presenza dei grandi carnivori sul nostro territorio è una presenza ormai acclarata, endemica. "E' degli ultimi giorni la notizia che è stata registrata la presenza di un nuovo branco di lupi, il nono in Provincia, sul Lagorai nella zona di Passo Brocon", spiega Dallapiccola. Con i giusti accorgimenti, conviverci è possibile. Esiste, tra le altre cose, un piano straordinario di protezione che, attraverso specifici recinti elettrificati, permette agli allevatori di proteggere il bestiame (QUI ARTICOLO). In risposta ad un'interrogazione di Michele Dallapiccola, la Giunta aveva affermato di aver investito 25.000 euro in più rispetto all'anno precedente. "Di fatto, però - spiega Dallapiccola - non sono state realizzate nuove opere straordinarie di protezione"

 

L'amministrazione deve esercitare un'azione di controllo sui grandi carnivori e riuscire a far coesistere minimo impatto sull'allevamento e salvaguardia delle specie. Secondo gli esponenti del Patt si deve "puntare al minimo impatto dei carnivori sulle attività zootecniche con monitoraggio, formazione e informazione, prevenzione e indennizzo dei danni, azioni di sostegno alla categoria e interventi normativi e gestionali che salvaguardino le specie ma, al contempo, proteggano uomo e attività produttive da soggetti dannosi e pericolosi".

 

Per far questo, la nostra Provincia ha a disposizione una specifica normativa: la legge provinciale n. 9 dell'11 luglio 2018. Come chiaramente espresso nel primo articolo della suddetta norma, "il Presidente della Provincia (...) può, acquisito il parere dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, limitatamente alle specie Ursus arctos e Canis lupus, autorizzare il prelievo, la cattura o l'uccisione, a condizione che non esista un'altra soluzione valida e che il prelievo non pregiudichi il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente della popolazione della specie". Bene, gli strumenti ci sono ma, ad oggi, l'amministrazione provinciale pare brancolare nel buio.

 

Cosa manca, dunque, per completare il quadro di gestione? Un piano, specifico e concreto, che, partendo dall'analisi del fenomeno, arrivi alla stesura di un programma di gestione grandi carnivori. Andranno, quindi, definite aree e categorie più a rischio, definita una strategia d'intervento individuando soluzioni specifiche per ogni macrotipologia di allevamento e prevedendo il finanziamento degli strumenti più idonei. Questi, secondo il Patt, i punti salienti di quello che, auspicabilmente, vorrebbe (o dovrebbe) diventare l'approccio provinciale al problema.

 

"Da quanto ci risulta - spiega la Patt - nessun atto amministrativo è stato posto in essere in applicazione di tale normativa che conferisce alla Provincia di Trento piena competenza e responsabilità sulla gestione dei grandi carnivori".

 

Quello che, però, in tutta questa storia, stride di più è lo scollamento, chiaro e patente, tra quello che si dice, ed è stato detto (soprattutto dagli scranni dell'opposizione) e quello che ogni amministrazione responsabile e competente dovrebbe fare: informazione. Da che la Giunta si è insediata, è stato organizzata un'unica serata informativa, ad Ala, a inizio mese (QUI ARTICOLO). Una serata ben fatta e ben pensata, con numeri alla mano e dati concreti. Dati preziosi, insomma, che se diffusi potrebbero contribuire alla formazione di una pubblica opinione consapevolmente informata e, pertanto, non condizionata da pregiudizi sia in senso "protezionistico" che "distruttivo". Tutto bene e tutto giusto. Peccato che, di quella serata, non ne sia stata data notizia con un comunicato stampa (comunicati che, solitamente, la Giunta si impegna a diffondere con tanto zelo).

 

"Sicuramente in questo senso non aiutano i precisi e ricchi comunicati della Provincia che, come detto, riportano puntualmente i fiumi di parole che si dicono nelle manifestazioni ma ad oggi non sembrano essere utili per conoscere se la legge viene applicata e in che modo". Si vorrebbe capire quanti e quali atti amministrativi siano stati adottati dalla Provincia in applicazione della citata legge provinciale. 

 

Insomma, la legge c'è ma manca il piano. Mancherebbe. Il condizionale è d'obbligo perché, nella stessa serata alense, l'assessore Zanotelli  aveva affermato che la stesura del piano di gestione necessario per poter procedere all'applicazione della nuova norma sui grandi carnivori era quasi ultimata. Resta da capire, però, in cosa consista, questo piano. "Bisogna passare dalle parole ai fatti", continua Rossi. 

 

Della roccambolesca fuga di M49 molto si è detto, e molto si è scritto (QUI ARTICOLO). A quanto pare, però, manca un tassello. Il 15 luglio, con un comunicato, la Provincia annunciava la fuga del plantigrado. Ormai tutto si sa, di quei giorni. Ma, fino ad oggi, pare essere passato sotto silenzio un particolare non da poco. In alcune immagini, diffuse dalla stessa Provincia e riprese dal Tg regionale Rai del 30 luglio, che mostravano l'orso all'interno della trappola, si poteva intravedere un uomo - presumibilmente un forestale - che imbracciava un fucile.

 

"Tale circostanza - si legge in un'interrogazione presentata dal Patt - fa pensare che presumibilmente anche al momento della fuga dell'animale fossero presenti tecnici ed operatori della forestale e che fossero armati. Ma poiché di questo aspetto non consta essere stata data comunicazione ufficiale da parte della Provincia si rende necessario (chiarire, ndr) quante e quali persone al momento della fuga di M49 fossero presenti, in particolare se vi fossero tecnici ed operatori della Forestale; in caso di risposta positiva, se questi fossero armati; in caso di risposta positiva, per quale motivo non abbiano provveduto all'abbattimento dell'esemplare che stava fuggendo; se e in che modo al personale preposto alla sicurezza fosse stato dato ordine di procede all'abbattimento in caso di pericolo evidente".

 

Insomma, tante ombre e poche risposte per un problema complesso che, sicuramente, non verrà risolto con slogan e proclami. 

 

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