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Predazioni da lupo, due casi nelle ultime settimane ma si fa ancora poca prevenzione. Dallapiccola: “Serve un piano per tutelare gli allevatori senza demonizzare i carnivori”

Dallapiccola: “Il Trentino può essere un territorio all’avanguardia nella gestione dei grandi carnivori, eppure la Giunta continua ad evitare di affrontare il problema esasperando la situazione fra allevatori e ambientalisti”. Sono tante le soluzioni che possono essere adottate per la prevenzione dei danni da grandi carnivori ma tra il 2018 e il 2019 la Pat ha realizzato meno opere e investito meno soldi

Di Tiziano Grottolo - 16 luglio 2020 - 05:01

TRENTO. Il lupo è tornato a popolare le montagne e le valli Trentine, non in seguito a un progetto di ripopolamento ma grazie alla sua straordinaria adattabilità e al fenomeno della dispersione che spinge questi animali a percorrere anche grandissime distanze in cerca di nuovi spazi, allontanandosi dal territorio natio. Inevitabilmente, ricomparendo in una Regione da dove mancava da almeno 150 anni non sono mancate le occasioni di contrasto, in particolare con gli allevatori, così il grande carnivoro è diventato argomento di dibattito politico.

 

Eppure i dati dimostrano che con i giusti accorgimenti i danni da predazione possono essere notevolmente ridotti: secondo il Rapporto grandi carnivori nel 2019 i danni da lupo sono calati del 32%, benché il numero complessivo degli esemplari sia aumentato. Questo è il risultato di una serie di opere di prevenzione realizzate nella scorsa legislatura dal Centrosinistra-autonomista, che consistono nella formazione del personale specializzato, la valutazione della vulnerabilità degli alpeggi, fornitura di cani da guardiania, ma anche recinzioni elettrificate e ricoveri per i pastori elitrasportati in quota.

 

C’è però un’altra chiave di lettura che emerge dal Rapporto, come fa notare il consigliere del Patt Michele Dallapiccola, tra il 2018 e il 2019 (primo anno di governo leghista) gli investimenti sulla prevenzione si sono ridotti. Se nel 2018 sono stati spesi circa 150mila euro per oltre 200 opere, l’anno seguente ne sono state realizzate 175 per 120mila euro. “Da quanto ci è dato sapere – afferma Dallapiccola – in cantiere non ci sono nuove opere, la Giunta si è limitata a proseguire con quelle già avviate negli anni scorsi. L’unico ampliamento consistente è stato eseguito ad Ala grazie all’interessamento della consigliera comunale del Patt Francesca Aprone”.

 

 

Le occasioni di intervento non mancherebbero: “Con il post-Vaia si sarebbero potuti prendere due piccioni con una fava – prosegue l’autonomista – i ricoveri temporanei per pastori sarebbero potuti essere trasformati in postazioni fisse e lo si sarebbe potuto fare valorizzando il legname recuperato dopo la tempesta”. Attualmente, durante la stagione estiva, vengono elitrasportati in quota una serie di container che però presentano una serie di problemi: “Si tratta di una soluzione estemporanea, in primo luogo sono molto brutti a vedersi e per nulla in armonia con l’ambiente circostante, dopodiché quando c’è forte vento tendono a sollevarsi e devono essere ancorati al terreno”. I “nuovi” ricoveri promossi dal Partito autonomista potrebbero risolvere entrambi i problemi, realizzando una struttura solida e ben inserita nel territorio circostante, quindi poco impattante (QUI articolo).

 

Le opere di prevenzione non sono ancora adottate in maniera sistematica e soprattutto funzionano al meglio se messe in pratica tutte assieme, senza dimenticare che la presenza del lupo richiederà un maggiore impegno per gli allevatori sia in termini economici che di ore-lavoro. In altre parole non è più possibile lasciare gli animali in quota e controllarli di tanto in tanto ma l’allevamento deve tornare ad essere un’attività quotidiana. Un’altra soluzione proposta da Dallapiccola consisterebbe nella realizzazione di una serie di recinti in legno posizionati in luoghi strategici. Costruendo i recinti alla base, a metà strada e in quota si eviterebbero al malgaro impegnative transumanze per difendere le greggi. Salvare capra, cavoli e lupo è possibile basta volerlo: “Per venire incontro a queste nuove esigenze – osserva Dallapiccola – la Pat deve avere il coraggio e la capacità di escogitare soluzioni innovative. A suo tempo venne avviato un dialogo con l’Europa per ottenere un contributo per la manovalanza in montagna da inserire nei finanziamenti legati alla Politica agricola comunitaria”. Considerando che un malgaro per una stagione arriva a percepire fra i 3000 e 10.000 euro a seconda del ruolo e della bravura, poter ammortizzare questa spesa grazie a contributi europei potrebbe fare la differenza.

 

“Non so se l’attuale Giunta abbia proseguito il dialogo con Bruxelles – aggiunge il consigliere del Patt – tutt’ora una mia interrogazione sul tema rimane lettera morta. La Giunta ha due strade, continuare a non gestire il problema rischiando di esasperare la situazione sia con gli allevatori che con gli ambientalisti oppure adoperarsi per promuovere progetti concreti”. Insomma se “i compiti a casa” vengono fatti bene poi si può discutere con Roma di possibili soluzioni anziché arrivare sempre allo scontro politico. “Se dimostro di essere capace posso pretendere più autonomia decisionale – conclude Dallapiccola – solo dopo aver attuato tutte le misure di prevenzione possibili si possono battere i pugni ed eventualmente valutare un piano per rimuovere gli esemplari pericolosi o problematici in un’ottica di tutela dell’intera specie. Una metodologia che non ho ancora riconosciuto nelle mosse della Giunta Fugatti”.

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