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Il progetto Clil e gli ottimi risultati Invalsi. Rossi: “Il trilinguismo aveva il mio cognome e per questo è stato accantonato”

Pur con le criticità esposte da genitori ed insegnanti, il progetto Clil sembra dare qualche risultato. Bisesti lo elimina. Rossi: "Non si può amministrare guardando nello specchietto retrovisore"

Di Davide Leveghi - 12 luglio 2019 - 08:41

TRENTO. Gli ottimi risultati ottenuti dagli studenti trentini nei test Invalsi, con punte in inglese che raggiungono gli standard europei, dimostrerebbero che, pur con le sue criticità, il piano Trentino Trilingue, imperniato sul Clil come metodo principale per implementare l'insegnamento delle lingue straniere, abbia avuto un qualche effetto sull'apprendimento delle lingue da parte degli studenti trentini.

 

Al centro delle critiche di insegnanti, genitori e sindacati, che ne avrebbero voluto una calibratura più efficace, il piano è stato immediatamente additato dal nuovo assessore all'istruzione Mirko Bisesti come uno dei punti da rivedere radicalmente nell'ambito dell'educazione in Trentino. L'obbligo Clil, infatti, è stato abolito a favore di una norma che prevede la libertà del singolo dirigente di assegnare almeno tre ore settimanali all'insegnamento di una lingua.

 

Il tema, seguito già in passato da Il Dolomiti (qui e qui gli articoli), rimane al centro dei dibattiti sulla scuola trentina. Il ridimensionamento del progetto deciso dalla nuova giunta trova contrario l'ideatore dello stesso, l'ex governatore Ugo Rossi, depositario anche della carica di assessore all'istruzione.

 

Alla luce dei risultati Invalsi, l'ex presidente della provincia considera un vero e proprio passo indietro la scelta di accantonare il programma di trilinguismo. “Chi ci guarda da fuori ci mette a modello; eravamo avanzatissimi, ma ora, in base a decisioni prese su dati non scientifici ma di inseguimento del consenso torneremo indietro”. Il consenso inseguito, a modo di vedere di Rossi, sarebbe quello di dirigenti ed insegnanti “deresponsabilizzanti” e poco inclini alla sperimentazione e all'innovazione, che Bisesti avrebbe assecondato per meri fini elettorali. A questo atteggiamento Rossi riconduce la scelta stessa di tornare agli esami di riparazione.

 

“Se il messaggio”, a fronte della scelta di eliminare il progetto della passata amministrazione, “è quello di tornare indietro”, continua il consigliere del PATT, “è evidente che perderemo attenzione verso il tema della conoscenza delle lingue, rimanendo omologati al resto del Paese”. “La scuola”, prosegue, “deve stare aperta verso il mondo. Che senso ha a questo punto un tale disimpegno verso le lingue straniere? Se togliamo un tale elemento di qualità, quale fine faremo? Per inseguire il consenso si fa annegare la scuola trentina entro una logica affine al resto della penisola”.

 

Di fronte alle criticità emerse dal comparto del settore, Rossi si giustifica. “Non esiste un modello perfetto. Nello stesso piano erano previsti degli aggiustamenti in corso d'opera, sempre e comunque in un ambito di obbligatorietà”.

 

Il consigliere conclude, rincarando la dose: “Tornare indietro ha un valore diseducativo. La nostra scuola, come dimostrato dai test i cui risultati sono stati celebrati dallo stesso Bisesti, è di qualità. La scelta di eliminare il Clil mi sembra come uno che va in auto e guarda solo lo specchietto retrovisore. Prima o poi ci si schianta”.

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