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Insegnamento delle lingue a scuola, il piano di Bisesti: ''Nessun dietrofront. Ma più risorse per formare i docenti e autonomia agli istituti''

L'assessore all'Istruzione delinea le coordinate della riforma: ''Punteremo sull'apprendimento linguistico in tenera età e sulla valorizzazione delle competenze dei professori''

Foto tratta da Facebook
Pubblicato il - 23 febbraio 2019 - 05:01

TRENTO. "Non ho mai detto "stop alle lingue"". Dopo l'appuntamento in Quinta commissione consiliare (qui l'articolo) e l'incontro con i sindacati (qui l'articolo) di mercoledì è uscita la notizia di una "riduzione" dell'insegnamento delle lingue nelle scuole dopo le elementari. Un piano attribuito all'assessore all'Istruzione Mirko Bisesti che ora smentisce la notizia e descrive la sua vision per il prossimo futuro.

 

"L'idea è quella di lavorare sulle prime fasce di età, nel momento in cui l'apprendimento è più facile, per diminuire lo sforzo sulle lingue alle medie. Lasciando invece la possibilità, in un quadro di maggiore autonomia dei dirigenti scolastici, di rafforzare l'investimento linguistico negli ultimi anni di superiori" scriveva il giornale l'Adige giovedì 21 febbraio.

 

"Non ho mai parlato un uno "stop" all'apprendimento delle lingue - precisa Bisesti - Una cosa è l'investimento sulle lingue, una cosa è il Clil, che è un metodo. La "frenata" semmai riguarda quest'ultimo".

 

L'assessore conferma la volontà di aumentare l'investimento sull'età infantile, quando è più facile l'apprendimento linguistico. "Non lo dice la Lega e non lo dice Mirko Bisesti, ma lo dicono gli esperti del settore che ritengono che l'apprendimento delle lingue dei bambini in tenera età sia più spontaneo - afferma - Continueremo a investire sulle lingue".

 

Parla di una rimodulazione: "Il Clil è un metodo. Quello che io chiedo è un maggiore investimento per la formazione dei docenti e per permettere ai ragazzi di trascorrere periodi di studio all'estero. Un investimento maggiore sulla tenera età per poi lasciare più libertà agli istituti. Questo perché dove il progetto funziona e i docenti sono preparati si possa dire: "Avanti così, va bene" e perché si possa intervenire dove il progetto va meno bene".

 

La volontà, precisa ancora l'assessore, è quella di "dare maggiore autonomia agli istituti", "perché dove l'insegnamento in lingua funziona già bene si continui a lavorare bene e si possa negli altri casi pensare a qualcosa di diverso, magari di cambiare la disciplina dell'insegnamento in lingua o a spostare l'insegnamento magari al pomeriggio o su un'attività didattica diversa".

 

Un percorso "graduale" è quello che descrive Bisesti: "C'è poi la volontà di intensificare, se possibile, sulla scuola primaria. Ma nessuno ha mai detto che poi alle medie l'insegnamento sparisce e poi ritorna. E nessuno ha mai detto "stop alle lingue"".

 

"Dico - prosegue Bisesti - che dove ci sono i professori formati e all'altezza dell'insegnamento in lingua, questo ha un senso, ma non deve essere un metodo calato dall'alto. Serve una flessibilità che già l'anno scorso la vecchia giunta aveva provato a introdurre. Noi lo faremo in maniera maggiore".

 

Non si rischia, lasciando più autonomia agli istituti di valorizzare la preparazione dei singoli docenti, di creare delle disparità tra le scuole? Non si rischia di avere proposte di serie A e alternative di serie B? "La preparazione è abbastanza trasversale - risponde l'assessore - È una cosa che dipende di più da classi diverse che da scuole diverse. Ma le competenze del corpo docente non si possono regolare con una delibera. Io comunque per evitare ciò chiedo maggiori risorse da investire proprio anche per la formazione dei docenti".

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