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Clil, da settembre maggiore flessibilità nell'insegnamento in lingua per le scuole. Cgil e Uil: ''Metodo che andrebbe ricalibrato''

La volontà di attenuare il progetto voluto da Rossi presentata dall'assessore Bisesti ai sindacati e in Quinta commissione. Si interverrà prima con una delibera e delle circolari, poi con una modifica di legge

Pubblicato il - 21 febbraio 2019 - 21:27

TRENTO. Un'attenuazione, o quantomeno una "maggior flessibilità" nell'applicazione delle direttive per il Clil, il sistema di insegnamento delle materie in una lingua straniera nella scuola trentina. Lo ha annunciato mercoledì nella Quinta commissione consiliare (qui l'articolo) e in un incontro con i sindacati, l'assessore Mirko Bisesti. Una linea di indirizzo su cui i rappresentanti per il mondo della scuola di Cgil e Uil sospendono il giudizio. La speranza che si legge tra le righe è, anzi, quella di un miglioramento rispetto al piano trilinguismo e Clil attuale.

 

L'incontro con i sindacati è avvenuto mercoledì pomeriggio a partire dalle 14 e vi hanno preso parte, assieme all'assessore Bisesti, il direttore generale del Dipartimento Istruzione e cultura Roberto Ceccato, la responsabile del Servizio per il reclutamento e la gestione del personale della scuola e relazioni sindacali Francesca Mussino e la responsabile del Servizio Istruzione e formazione del secondo grado, università e ricerca Laura Pedron.

 

Un passaggio operativo durante il quale sono state annunciate le prossime mosse, alcune delle quali riguarderanno già l'anno scolastico 2019-2020. Non essendoci tempo per un cambiamento di legge entro settembre, la giunta avrebbe annunciato la volontà di utilizzare gli strumenti di una delibera provinciale e di una circolare indirizzata alle scuole per introdurre fin dal prossimo anno scolastico in partenza (quello che prenderà il via a settembre, appunto) una sorta di attenuazione del piano per il trilinguismo e, in particolare, del Clil.

 

Ai sindacati sarebbe stata presentata la volontà di autorizzare i dirigenti scolastici a seguire in maniera più flessibile e meno stringente le direttive attualmente in vigore, in modo da poter giostrare l'insegnamento in lingua non solo su discipline curricolari, ma anche su attività laboratoriali.

 

In vista della modifica normativa futura i sindacati si aspettano in breve tempo l'apertura di un tavolo di confronto proprio sulle modifiche di legge che il nuovo esecutivo avrebbe intenzione di introdurre.

 

"Non parliamo di un passo indietro rispetto al potenziamento dell'insegnamento delle lingue straniere - afferma il segretario della Uil Scuola Pietro Di Fiore - ma di un passo in avanti per cui forse il trilinguismo non dovrà essere solo Clil". Un metodo, quello introdotto dalla scorsa giunta, contro cui il sindacato aveva raccolto oltre 2.000 firme e di cui aveva evidenziato in più occasioni "le criticità".

 

"Parliamo di una maggiore flessibilità nell'applicazione del Clil e di un futuro cambiamento di legge" sintetizza Di Fiore. Che guarda quindi al cambiamento con mente aperta: "La speranza è che le cose migliorino anziché peggiorare. Per ora non era possibile una modifica di legge, ma solo una maggiore autonomia per gli istituti". L'auspicio che esprime è l'inizio del confronto in vista del 2020-2021 entro la fine dell'anno solare in corso.

 

"Eventuali modifiche avverranno per l'anno scolastico successivo ancora (il 2020-2021, ndr) - ricorda la segretaria della Flc Cgil Cinzia Mazzacca - Per il prossimo anno invece le scuole potranno usare una flessibilità maggiore". E sottolinea inoltre una necessità: "Il piano del trilinguismo andrebbe calibrato. Andrebbero anche evidenziati i dati delle ricadute che il Clil ha avuto in questi anni sull'apprendimento degli studenti delle lingue straniere e anche delle altre materie".

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