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L'asse di (centro)destra è saldato. La piazza gremita di Roma, tra equivoci e slogan consumati, grida il proprio "No" al governo giallorosso

Al grido di "Orgoglio italiano!" si è tenuta nel pomeriggio di oggi la manifestazione del centrodestra contro il governo Conte-bis. Tra toni a tratti aggressivi ma con forme decisamente più sobrie rispetto a Pontida, i tre leader Berlusconi (con un intervento in difesa degli evasori), Meloni (che recita il mantra della grande civiltà italica) e Salvini si sono succeduti sul palco

Di Davide Leveghi - 19 October 2019 - 19:03

TRENTO. Piazza San Giovanni è stracolma, mentre il sole splende nel cielo di Roma. “Siamo 200mila” ripetono gli oratori che si susseguono negli interventi. Sindaci, governatori e poi loro tre, i leader nazionali delle tre principali forze di centro-destra e destra, uniti nella protesta contro un governo giudicato illegittimo e antidemocratico.

 

L'equivoco di fondo, infatti, non pare essere stato dissipato, anzi. Il funzionamento di una democrazia parlamentare, in specifico di quella italiana, dove la legislatura dura cinque anni finché sussistono le condizioni per l'esistenza di un esecutivo e in cui il presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento, pare essere sconosciuto. O per lo meno ormai indigeribile.

 

Il governo attuale non è quello votato dagli italiani”, gridano i tre leader in coro. Ma quello formato da M5S e Lega lo era? Poco importa, gli interventi ripetono un ritornello di mesi, quello del leader su cui ormai convogliano i destini della destra e dell'intero Paese, Matteo Salvini, spicca per sobrietà rispetto alle uscite altisonanti di Pontida.

 

Nessun riferimento ai confini sacri della patria, nessuna lacrima spesa per chi non c'è più, nessun rosario sventolato come un trofeo.

 

Il copione della manifestazione vede i tre leader succedersi secondo le prospettive elettorali, dal consumato (in tutti i sensi) Silvio Berlusconi, passando per la spiritata Giorgia Meloni e concludendo in gran finale con il leader del Carroccio. La lunghezza degli interventi segue questo schema.

 

 

Il presidente di Forza Italia è ormai un disco rotto, ma da decenni. Si lascia andare ad un intervento che provoca i mugugni della folla, stufa forse di uno che sull'attaccamento alla poltrona ne avrebbe da raccontare per giorni. Berlusconi snocciola i suoi argomenti sempreverdi: le toghe rosse, i comunisti e le tasse, lasciandosi andare pure ad un'affermazione - “E' un attacco alla libertà che uno che evade più di 50mila euro finisca in carcere” - che rasenta l'istigazione a delinquere.

 

Lo segue Giorgia Meloni, che con gli occhi spalancati arringa la folla con tirate identitarie, culminate nelle tre “magiche parole” di Dio, Patria e Famiglia – non si dica mai che sono fascisti, però. La leader di Fratelli d'Italia tuona contro l'immigrazione, l'Europa islamizzata, la guerra al crocifisso nelle scuole. Recita il mantra identitario della grande civiltà italiana – sugli evasori consiglia di colpire gli stranieri, i cinesi e le multinazionali, lasciando in pace i poveri commercianti italiani – difende le forze dell'ordine e l'esercito, esorta a abolire i senatori a vita e ad eleggere direttamente il presidente della Repubblica – non sia mai che eleggano Prodi, dice.

 

Il pathos sale, il presentatore lo lancia nemmeno fosse una star dello sport, ed in effetti il video di presentazione pare più il benvenuto a un centravanti del Milan – di cui il Capitano è tanto tifoso – che non quello di un leader politico. Salvini esordisce e tira dritto, questa volta, niente preghiere e niente scenette sotto palco. Nemmeno bambini. È più istituzionale, se così si può dire.

 

Lascia a Oriana Fallaci il compito di introdurlo con un video che esalta l'Italia e i suoi simboli contro l'Islam reo di volerla trasformare in qualcos'altro. Chissà se la nota giornalista avesse visto la capriola con cui anche l'attuale capo del partito di Pontida è arrivato ad esaltare il tricolore, dopo che se ne consigliava un uso ben diverso e decisamente improprio.

 

Altro che estremismo, folclore e razzismo, questa è una piazza di donne e uomini dal volto pulito, il popolo contro l'élite – comincia – le televisioni e telegiornali dicano quello che vogliono visto che si muovono solo per gli eventi del Pd”. Chissà che televisioni guarda, lui.

 

L'intervento calca la mano sui soliti temi: immigrazione clandestina - “Noi siamo la concretezza dei porti chiusi contro i chiacchieroni che dicono che non si risolve” -, poliziotti felici - “Nella nostra piazza le forze dell'ordine sorridono” -, tasse e sovranità - “Non lecchiamo i piedi a Berlino e Parigi come fa la sinistra”.

 

Gli attacchi al governo, d'altro canto, puntano sui solidi obiettivi: attaccamento alla poltrona, legalizzazione delle droghe, politica fuori da Chiese e scuole. Salvini difende il suo anno al governo, presenta un esecutivo giallorosso che attacca i bimbi – perché Bibbiano non manca mai -, i disabili - “Questo governo ha eliminato il ministero alla disabilità” - e gli anziani - “Grillo propone di non far votare gli anziani, il Pd gli dà credito e domani chi non faremo votare? I disabili?”.

 

Non risparmia attacchi alla parte della Chiesa che lo critica - “Chi davvero applica i principi evangelici non fa salire questa gente sui barconi, quelli che lo permettono si genuflettono e hanno migliaia di morti sulla coscienza” - e men che meno al governo turco. “Se fossimo al governo non permetteremmo il massacro dei curdi. Manderò al governo il libro La masseria delle allodole (romanzo della scrittrice italo-armena Antonia Arslan sul genocidio armeno perpetrato dai turchi a inizio '900 – ndA) perché il lupo perde il pelo ma non il vizio”.

 

Per difendere l'Occidente – la Turchia è membro Nato, giusto per ricordare – non sia mai che “Ankara diventi Europa”, “Mai con un regime islamico”, tuona. Un pensiero va poi ai popoli per cui il voto conta – britannici e catalani, alla faccia dell'amico Santiago Abascal di Vox (qui l'articolo) – e pure alla polizia penitenziaria “attaccata dalla magistratura” - con riferimento al caso di 6 membri della polizia penitenziaria indagati per torture a Torino afferma: “Chi sbaglia paga anche in divisa ma si dà troppo credito a stupratori e pedofili”.

 

“Noi siamo quelli che parlano con testa, bocca e cervello”, dice, criticando una presunta proposta di legalizzare la cocaina fatta da “qualche politico di sinistra”. E nel farlo, indica fronte, labbra e stomaco. Una nota curiosa, ma piuttosto significativa sul senso di una manifestazione che rimarrà sì nei libri di storia ma non certo per la ragionevolezza degli slogan e delle proposte.

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