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Macello di Pergine, si va verso un'altra asta e si rischia la chiusura. Dallapiccola: ''Si preferisce far valere la volontà di alcuni sindaci, pur di capitalizzare pochi spiccioli''

Nulla di fatto o quasi, anche dopo l'incontro tra gli assessori Giulia Zanotelli e Mario Tonina, accompagnati dai funzionari, e i sindaci dell'Alta Valsugana. I nodi sono le modalità e l'iter per arrivare alla cessione dell'edificio, anche per effetto del decreto Madia. Moltrer: "Mi sono dichiarato contrario: non voglio essere responsabile della chiusura del servizio"

Di Luca Andreazza - 17 novembre 2019 - 20:25

PERGINE. "L'incontro con la Giunta provinciale è finito nel peggiore dei modi", queste le parole dell'ex assessore Michele Dallapiccola, che aggiunge: "Si è preferito far valere la volontà di alcuni sindaci, che pur di capitalizzare pochi spiccioli, ora si rischia la chiusura definitiva dello stabilimento di Pergine".

 

Il tema è quello del macello pubblico Alta Valsugana. Un argomento che nei giorni scorsi ha fatto litigare diversi primi cittadini sui social (Qui articolo). Le posizioni tra i sindaci, che sono anche soci del macello, e l'amministratore unico liquidatore della società, Stefano Moltrer, primo cittadino di Palù, restano piuttosto distanti. 

 

Nulla di fatto o quasi, anche dopo l'incontro tra gli assessori Giulia Zanotelli e Mario Tonina, accompagnati dai funzionari, e i sindaci dell'Alta Valsugana. I nodi sono le modalità e l'iter per arrivare alla cessione dell'edificio, anche per effetto del decreto Madia, che impone a enti e Comuni la dismissione del pacchetto azionario nelle società se non sussiste un "interesse pubblico". In questo ambito si innesta anche la nuova regolamentazione europea che vieta la macellazione domestica. 

 

Sono già tre le aste andate deserte e nel frattempo è arrivata un'offerta della azienda Bampi, attuale gestore, ritenuta incongrua. Insomma, tutto da rifare, i tempi si allungano, il macello va verso la chiusura e il cambio di destinazione d'uso è sempre più probabile. 

 

"Non serve commentare le singole posizioni delle amministrazioni - aggiunge Dallapiccola - diventa necessario ringraziare quei sindaci che ci avevano creduto. Adesso la preoccupazione è capire come potrebbero venire gestiti gli animali: un pensiero di solidarietà va agli allevatori".

 

Non commenta Stefano Moltrer, anche se il suo pensiero è noto e si è affidato ai canali social nei giorni scorsi. "Sento dire da qualche amministratore che c'è sotto qualcosa di oscuro e di non chiaro - scrive su Facebook - ma confermo che è stato fatto tutto secondo i chiari crismi del codice civile, come confermano la perizia di stima e le aste pubbliche aperte a tutti e che sono durate circa 5 mesi. Se anche altri Comuni avessero voluto partecipare avrebbero avuto tutto il tempo di farlo. Mi sento tranquillo e sereno sulla vicenda, soprattutto dal punto di vista giuridico, un po' meno dal punto di vista politico su come sono andate le cose nelle ultime settimane: mi spiace moltissimo esser andati al confronto tra alcuni colleghi per visioni un po' diverse sul tema".

 

Un percorso lungo due anni di incontri, aste e assemblee. "Forte di due pareri legali scritti e di un verbale per la Corte dei conti di Trento - aggiunge Moltrer - che sembrava preoccupare alcuni colleghi sulla vicenda per ripercussioni future degli amministratori, mi hanno legittimato, dopo l'ultima asta, della possibilità di vendere al miglior offerente regolarmente pervenuto: finalmente era arrivata un'azienda avviata, ben attrezzata e con un indotto tale da essere economicamente sostenibile anche nel proseguire il servizio di macellazione per il comparto e il territorio. E' un peccato che per poche decine di migliaia di euro, circa 45 mila eurosi metta a repentaglio la filiera".

 

Questa la somma intorno alla quale balla, infatti, il destino del macello. "Condiviso in toto le preoccupazioni iniziali di alcuni sindaci - dice il primo cittadino di Palù - anche la tesi del sindaco Oss Emer, ma non nella forma legata alla visione meramente economica della partita, senza considerare quella sociale e di sistema di un'opera costituita su base sovracomunale e di comunità. Credo che conoscendo la struttura, valutando gli investimenti necessari per attualizzare la stessa e, come dichiarato in forma scritta dall'offerente, per innovare l'edificio con uno spaccio carne e, più importante, mantenere il servizio per la Comunità, la cifra sia congrua e non valutabile rispetto alla dismissione dell'attività".

 

Insomma, sarebbero diverse le valutazioni da portare avanti. "Il collega di Pergine - prosegue il sindaco - ha ragione quando dice che non si può svendere un bene pubblico, così come quando ritiene che 'sarebbe stato meglio offrisse di più' ma aprire un altro bando è un rischio. Abbiamo tre aste andate deserte e non possiamo permetterci di perdere altro tempo prezioso in quanto l'attuale gestore ha già dichiarato con una lettera che chiuderà l'attività l'1.12.2019 a fronte di mancanza di decisioni e doverosi investimenti per normative vigenti dal 14.12.2019 che renderanno impraticabile la struttura per penali se non si interviene".

 

Aprire un altro bando significherebbe ridiscutere tutto e arrivare a gennaio inoltrato. "Mi sono dichiarato contrario - conclude Moltrer - in quanto non voglio essere responsabile della chiusura del servizio e ringrazio gli altri colleghi che hanno manifestato il loro appoggio per tenere aperto il servizio per il loro territorio. Se deciderò di dare le dimissioni mi solleverò anche da probabili e lecite vie legali del regolare offerente che ha il diritto di opporsi alla decisione e sarà il nuovo liquidatore ad occuparsene come della dismissione della macellazione".

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