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Mozione sulle foibe è scontro totale: la maggioranza di Arco si spacca e alla fine a cantare vittoria è Casapound

Dopo due ore di battaglia politica passa la mozione delle minoranze grazie alla “giravolta” del Patt. Cassato l’emendamento concordato dalla maggioranza che chiedeva di rendere conto anche dei crimini perpetrati dai nazi-fascisti negli stessi luoghi

Di Tiziano Grottolo - 06 agosto 2019 - 13:42

ARCO. Il tema delle foibe si sa è ancora molto divisivo e le polemiche non mancano mai. Ogni anno a ridosso nella commemorazione (10 febbraio) nel capoluogo sale la tensione quando afferenti ai gruppi di estrema destra si riuniscono in parata per commemorare le vittime (Articoli QUI e QUI).

 

A complicare i rapporti spesso ci si mette la stessa politica, sono ben impresse nella memoria di tutti le parole dell’allora presidente del consiglio europeo Antonio Tajani pronunciate quest’anno durante una giornata di commemorazione e che rischiarono di causare un incidente diplomatico con Slovenia e Croazia.

 

Nel suo discorso Tajani citò testualmente: ''Viva l'Istria italiana, viva la Dalmazia italiana'', provocando la dura reazione del premier sloveno Marjan Sarec che accusò l’ex presidente del consiglio europeo di fare "revisionismo storico senza precedenti".

 

Nei mesi scorsi le polemiche si sono rinfocolate anche nel comune arcense quando Matteo Negri, referente altogardesano di Casapound, ha presentato una richiesta ufficiale al comune di Arco per l’intitolazione di una via o di una piazza ai martiri delle foibe.

 

Non avendo però propri rappresentati in consiglio la richiesta di Casapound è stata fatta propria da alcuni consiglieri di opposizione che hanno presentato una mozione in proposito, azione questa che ha causato non pochi imbarazzi all’interno del consiglio.

 

A questo punto su proposta di Tommaso Ulivieri di Abc-Futura la maggioranza aveva elaborato una controproposta tradotta in un emendamento: “Conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

 

Questo emendamento, estratto dalla legge 92 del 2004 che istituiva di fatto la giornata del Ricordo, era stato approvato da tutti i capigruppo delle varie forze politiche di maggioranza tra cui il Patt e pareva dunque destinato a imporsi.

 

Durante il dibattito in aula però i toni si sono fatti infuocati, con una discussione che si è protratta per due ore, fino al colpo di scena: il gruppo del Patt ha dichiarato che avrebbe votato la mozione delle minoranze cogliendo di sorpresa gli alleati di governo. Così con 12 voti a 8 la mozione delle minoranze è stata approvata.  

 

 “Ottimo risultato raggiunto dalla minoranza arcense, che ha avuto come primo firmatario e principale animatore della mozione, il consigliere di SiAmo Arco, Daniele Braus – chiosa Negri che ci tiene a ringraziare anche il Patt – finalmente giustizia è fatta e i martiri delle foibe avranno un loro luogo di memoria anche ad Arco” conclude il segretario di Casapound.

 

Di tutt’altro avviso Ulivieri che sulla mozione ha provato a mettersi di traverso: “Utilizzare la Storia estrapolando solo una parte dentro un mare di barbarie non è più accettabile – denuncia il consigliere – è un atteggiamento vile quando non ignorante e foriero di arretramenti culturali e neonazionalismi che non possiamo permettere. Noto una certa ipocrisia sul concetto dei morti, non vado davanti alle tombe di Gramsci e Mussolini con lo stesso sentimento”.

 

Il consigliere di Abc-Futura ovviamente è rimasto deluso anche dalla posizione assunta degli alleati del Patt e non le manda certo a dire, accusando gli autonomisti di poca serietà: “Questo strappo è dovuto a tensioni interne alla maggioranza rispetto ad altri temi, in futuro mi auspico che all’interno della coalizione viga maggiore lealtà”.

 

A margine della vicenda è arrivata anche la laconica nota dell’Anpi: “Le vicende del confine orientale, ancora una volta vengono strumentalizzare per rinfocolare nazionalismi di cui francamente non sentivamo la mancanza”.

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