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''Non vogliamo un nuovo medioevo'', Bungaro e Non una di meno contro la mozione della Lega e il convegno antigender

Una presa di posizione netta e decisa dopo che la Lega ha presentato la mozione che chiede di proclamare ufficialmente "Trento città a favore della vita". Bungaro: "Una richiesta inutile". Presa di posizione anche di Non una di meno: "L’unico modo di incidere sul numero di gravidanze non volute è quello di promuovere corsi di educazione al genere e di educazione sessuale nelle scuole"

La protesta di Verona
Di Luca Andreazza - 13 marzo 2019 - 19:52

TRENTO. "Non vogliamo un nuovo medioevo", queste le parole dell'assessore Corrado Bungaro, che aggiunge: "Vogliamo una nuova era, un mondo in cui i diritti civili delle persone di qualsiasi orientamento sessuale, politico, religioso, culturale siano scolpiti non solo nelle leggi ma anche nei cuori".

 

Una presa di posizione netta e decisa dopo che la Lega ha presentato la mozione che chiede di proclamare ufficialmente "Trento città a favore della vita" (Qui articolo). Un documento copiato per filo e per segno da un'identica mozione depositata il 4 ottobre 2018 in Comune a Verona per ''progetti a sostegno della vita e della famiglia'', ''promuovere le politiche a favore della vita con una campagna di sensibilizzazione apposita da svolgersi anche con il coinvolgimento delle circoscrizioni ed eventi dedicati nel corso dell'anno''.

 

"Questa richiesta è del tutto inutile - commenta l'assessore - perché la città di Trento è già a favore della vita. Non esiste un copyright sulla vita, così come non esistono i fautori della morte. I diritti conquistati dalle donne e dagli uomini con tanto sacrificio non si possono cancellare. Agire in questo senso è totalmente strumentale".

 

Piena e secca contrarietà alla mozione, ma l'assessore mette nel mirino anche l'interruzione dei percorsi sull'educazione di genere. "Lo stop ai percorsi della giunta di piazza Dante - aggiunge Bungaro - costituisce un grave errore: invito i colleghi provinciali a ripensarci. Si devono riattivare i corsi formativi sospesi per riportare il nostro territorio a essere all'avanguardia sul tema della tutela dei diritti civili in generale".

 

Anche Non una di meno scende in campo. "Lotto marzo a Trento abbiamo respirato un’atmosfera bellissima. La nostra rabbia, il nostro dolore e i nostri desideri per il futuro si sono trasformati in urlo collettivo di rivendicazione e autodeterminazione, portato avanti in un corteo di lotta femminista partecipato, gioioso e autentico, sostenuto da oltre 600 voci".

 

Nel frattempo è arrivata la mozione depositata da Bruna Giuliana, capogruppo della Lega a palazzo Thun. "Un documento - prosegue Non una di meno - nel quale si legge che la 194 ha avuto l’effetto di rendere l’aborto uno strumento contraccettivo e non è riuscita a raggiungere l’obiettivo prefissato del debellamento degli aborti clandestini. Ricordiamo che l’aborto è una scelta di autodeterminazione sul proprio corpo e un diritto garantito: l’unico modo di incidere sul numero di gravidanze non volute è quello di promuovere corsi di educazione al genere e di educazione sessuale nelle scuole".

 

Un'azione che si allarga anche all'incontro "Donne e uomini, solo stereotipi di genere o bellezza della differenza?", organizzato e promosso dalla Provincia di Trento e che chiama a raccolta i massimi teorici della "teoria gender". "E' la prima uscita pubblica della giunta in materia e vuole essere la risposta definitiva - continuano - alla richiesta di confronto chiamata a più voci dopo la 'sospensione per approfondimenti' dei corsi di educazione alla relazione di genere nelle scuole. Sospensione che è diventata, di fatto, una cancellazione, che ha basi solo nel silenzio, nella faziosità della disinformazione della giunta e nella negazione al confronto con le parti in causa".

 

Un convegno senza contraddittorio. "I relatori invitati all’incontro sono esponenti di una sola voce. Tutte e tutti appartenenti alla cerchia di associazioni fondamentaliste cattoliche e anti-aborto - evidenzia Non una di meno - quelle responsabili di aver avviato la nuova, eppure antichissima, caccia alle streghe, fattucchiere seguaci della fantomatica teoria del gender".

 

Nel mirino anche gli ospiti che sono "descritti come esperti, ma di che cosa? Un’avvocata (membro del consiglio direttivo nazionale di giuristi della vita ed ex-presidente regionale del Movimento per la Vita), una medica-chirurga specializzata in psichiatria (focus: conseguenze psichiatriche dell’aborto), uno psicologo clinico (che si occupa di dipendenza sessuale, perversione, disturbo ossessivo compulsivo e psicologia della vita consacrata). Quali sarebbero le competenze in campo relative all’ambito pedagogico, formativo, scientifico sugli studi di genere, le pari opportunità?".

 

Donne, secondo Non una di meno, che tornano ad essere oggetti di diritti altrui, non più soggetti. "Un tentativo esplicito da parte dei decisori pubblici trentini di occupare lo spazio del dibattito con una narrazione priva di solide basi scientifiche e univoca, si sposa perfettamente con la pericolosa deriva nazionale che parla, oggi, con categorie di ieri. A separare l’evento trentino dal Festival internazionale della famiglia di Verona solo qualche giorno e nient’altro. A partire da Pillon e dintorni, la “bellezza della differenza” del titolo dell’incontro proposto evidentemente risiede nel relegare, di nuovo, le donne ad un ruolo confinato e subalterno, senza diritti sul proprio corpo, sullo spazio da occupare e sul come occuparlo. Ammansite nel “troppo amore”, nella “custodia dell’integrità familiare”, nel silenzio. Ai maschi italici tutto il resto, con una visione della maschilità, anche questa, figlia di un’altra epoca, che emana olezzi fascisti. In questo quadro non c’è alcuno spazio per la diversità. Quando si promuove e si impone una visione univoca della maschilità e della femminilità, che “bellezza della differenza” si sta respirando?".

 

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