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Norma che toglie la casa Itea alle famiglie dei condannati, Zeni: ''Se vogliono risolvere il problema degli alloggi, eliminino il taglio da 70 milioni sull'edilizia abitativa''

Già intervenuto in aula, l'ex assessore ribatte ulteriormente sull'introduzione della norma in materia alloggi Itea. Zeni: "La Lega dice che se uno spaccia guadagna abbastanza per pagarsi un alloggio senza utilizzare quello pubblico, ma non risulta che questa sia riconosciuta come attività commerciale lecita"

Di Luca Andreazza - 21 novembre 2019 - 19:30

TRENTO. "La giunta provinciale propone una norma che dovrebbe risolvere i problemi dell'alloggio in Trentino, ma intanto nel bilancio in discussione taglia 70 milioni sull'edilizia abitativa". Così l'ex assessore Luca Zeni che analizza l'introduzione delle misure di restrizione all'accesso e alla permanenza all'interno degli alloggi Itea (qui l'articolo).

 

Passi, più o meno, per una norma probabilmente incostituzionale in quanto la Costituzione contiene all'articolo 27 una chiara contraddizione con il contenuto dell'articolo proposto dalla Giunta leghista. “La responsabilità penale è personale”, “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”, tutti principi esclusi da una misura che non solo riversa sull'intero nucleo familiare, già scosso dall'incarcerazione di un suo componente, le colpe del singolo, ma che pure non prende in considerazione dell'estinzione del “debito con la società” scontato dal soggetto scarcerato, lasciandogli appiccata la stigma di delinquente e impedendogli di ottenere l'aiuto pubblico attraverso l'accesso all'edilizia popolare per ripartire.

 

E il consigliere provinciale del Pd ripercorre le tappe in Commissione nel corso della quale sono state richieste diverse spiegazioni: "L'assessora Segnana - aggiunge Zeni - ha detto che alla Lega arrivano numerose segnalazioni di persone che delinquono dentro gli alloggi Itea, quindi ha aggiunto che se uno spaccia guadagna abbastanza per pagarsi un alloggio senza utilizzare quello pubblico, mentre la consigliera provinciale Dalzocchio ha spiegato che chi si comporta in maniera immorale non merita un alloggio pubblico e porta via il posto a chi si comporta bene".

 

Già intervenuto in aula, l'ex consigliere ribatte ulteriormente: "Se le istituzioni - prosegue - ricevono segnalazioni di reati hanno il dovere di denunciarli alle autorità competenti, oltretutto non ci hanno nemmeno fornito dati ufficiali riguardo a questo tema. Il guadagno da spaccio non risulta essere riconosciuto come attività commerciale lecita".

 

E quindi delinea le contraddizioni di questa norma. "Se l’obiettivo è il rigore adesso - evidenzia il consigliere provinciale - non si capisce una norma che dice che se una persona 10 anni fa è stata condannata per un reato qualsiasi, ha scontato la pena, si è riabilitata, oggi non può presentare una domanda di alloggio pubblico e con lei tutta la sua famiglia. Se l’obiettivo è avere maggiore accesso all’edilizia pubblica, basta eliminare il taglio di 70 milioni previsto nel bilancio in discussione".

 

Arriva poi una stoccata a Dalzocchio. "Il concetto di moralità e immoralità - conclude Zeni - non è previsto nell’ordinamento italiano. Potrebbe poi essere interessante studiare come vorrebbero inserirlo in norma e capire chi poi sarebbe chiamato a valutare i comportamenti. Non si può lavorare in queste condizioni, manca un minimo di decoro, è semplicemente irrispettoso delle istituzioni. Si possono avere idee diverse, ma è necessario essere a conoscenza di quanto si propone".

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