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Riaprono le scuole ma all’appello mancano 12 milioni. Rossi: “Bisesti copia tutto da noi ma lo fa pure male”

Tagliate quasi tutte le voci a bilancio: 13 milioni in meno per le retribuzioni, riduzioni consistenti anche per infrastrutture scolastiche, investimenti nel sistema educativo e spese di funzionamento delle scuole. Crescono solo i trasferimenti agli enti accreditati. Duro l’ex governatore: “Alla prima prova dei fatti i leghisti ci mettono di fronte ad un taglio di risorse”

Di Tiziano Grottolo - 12 settembre 2019 - 12:27

TRENTO. Oggi si aprono le porte delle scuole per 70.351 studenti trentini, è l’inizio dell’anno scolastico 2019-2020 che però dovrà fare i conti con i tagli previsti dalla Giunta leghista, un ammanco di quasi 12 milioni di euro.

 

A comunicarlo è la stessa Pat che in una nota ufficiale ha messo in evidenza gli investimenti nella scuola previsti per quest’anno: 713 milioni sono le spese correnti (stipendi e funzionamento delle scuole), altri 28 milioni invece ricadono nelle spese in conto capitale (investimenti, arredi e attrezzature).

 

La spesa è quasi interamente finanziata sul bilancio provinciale, mentre le spese relative al piano lingue e alla progettualità delle scuole in favore degli studenti con bisogni educativi speciali vengono cofinanziate dallo Stato al 35% e dall’Unione europea per il 50%.

All’ex governatore Ugo Rossi però non è sfuggito un dettaglio, rispetto al bilancio dell’anno passato infatti mancano all’appello quasi 12 milioni, per la precisione 11.769.772 euro.

 

“Ci risiamo – attacca il consigliere autonomista – ai tanti proclami da campagna elettorale non seguono i fatti, attendo di vedere come sono state ripartite le spese nelle singole voci di bilancio ma di certo questo non è un buon modo di iniziare l’anno”.

 

Quasi tutte le voci messe in agenda nel comunicato della Pat subiscono una contrazione: le 'retribuzioni complessive' passano da 518.818.233 a 505.051.350 (-13.766.883); le 'spese di funzionamento scuole provinciali' vanno da 29.578.924 a 25.617.000 (-3.961.924); 'investimenti in infrastrutture scolastiche' diminuiscono da 28.563.882 a 27.715.390 (-848.492); infine gli 'investimenti nel sistema educativo e formativo' che calano da 24.175.325 fino a 23.010.170 (-1.165.155).

 

L’unica voce in crescita è quella dei 'trasferimenti enti accreditati' da 151.528.609 a 159.501.291 (+7.972.682). Tra un anno e l’altro i bilanci scolastici possono variare, ad esempio tra il 2017 e il 2018 vennero investiti complessivamente oltre 35 milioni di euro in più. Rimane comunque preoccupante il fatto che per questo 2019 ci si sia trovati di fronte ad un taglio consistente del budget.

“Bisesti si fa bello parlando di scuola innovativa e hi-tech, ma se può vantarsi è solo grazie al lavoro messo in piedi dalla Giunta precedente, a sentirli parlare pareva avessimo fatto disastri – sottolinea Rossi che cita anche il caso dell’alternanza scuola-lavoro – criticata da tutti ma ora pare che vogliano perfino rafforzarla”.

 

Nel mirino dell’ex governatore la questione delle stabilizzazioni degli insegnati “obiettivo raggiunto solo perché noi del centrosinistra-autonomista abbiamo siglato un accordo con i sindacati e messo le risorse a disposizione prevedendo anche un aumento degli organici, anche in questo caso il ragazzo copia e lo fa male”, l’affondo di Rossi.

 

Come evidenzia il consigliere autonomista non è tanto il dato numerico in sé a fare la differenza infatti,  per capire come saranno spesi effettivamente questi fondi, si dovranno  analizzare in maniera approfondita le singole voci di bilancio.

 

“Il problema è la grande differenza che c’è tra il dire e il fare – conclude Rossi – ciò che conta è che non si può andare in giro a raccattare voti dicendo che si investirà, ma poi, alla prova dei fatti si vanno a togliere risorse, un assessore all’istruzione, e questo Bisesti dovrebbe saperle bene, dovrebbe studiare a applicarsi invece che copiare e perdere tempo a vantarsi del lavoro fatto da altri”.  

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