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Richiedenti asilo, anche il Centro Astalli è preoccupato per la raffica di ''no'' alle domande: ''Così aumenteranno solo gli irregolari''

Ieri l'allarme lanciato dagli avvocati Canestrini e de Bertolini, oggi l'intervento del presidente del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati Stefano Graiff: "Questo andrà inevitabilmente ad accrescere il numero degli irregolari presenti sul territorio con tutte le conseguenze negative sul tessuto sociale"

Di Donatello Baldo - 09 febbraio 2019 - 20:48

TRENTO. L'allarme è stato lanciato dall'avvocato Nicola Canestrini, raccolto anche da Andrea de Bertolini che dell'Ordine degli avvocati è il presidente: il cumulo di decreti di diniego della richiesta di asilo, notificati in un breve lasso di tempo, compromette la possibilità di difesa.

 

La Commissione territoriale per il Riconoscimento della Protezione internazionale, che valuta le domande dei profughi trentini, avrebbe emesso 200 decreti, di cui 180 negativi. I richiedenti raggiunti dal diniego hanno tempo 30 giorni per presentare il ricorso, ma i numeri e i tempi rendono difficile la ricerca di un legale e la possibilità di approfondire la situazione di ogni singola posizione.

 

Una situazione che sta preoccupando molto anche il Centro Astalli, Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati: "Uno stato che mette seriamente a rischio il rispetto del diritto del quale ogni richiedente, al pari di ogni altro cittadino, è depositario". Il diritto di poter difendere "le proprie prerogative attraverso i percorsi giudiziari previsti dalla legge".

 

"Siamo di fronte ad una situazione - osserva il presidente del Centro Astalli Stefano Graiff - che non può essere definita emergenza in quanto riconducibile ad un’attività ordinaria della Commissione su numeri stabili se non in contrazione di istanze presentate, ma è piuttosto dovuta ad una accumularsi di notifiche non evase che ora vengono esperite in blocco senza una ragionevole programmazione. Una situazione - sottolinea - nella quale stanno anteponendo ragioni formali e burocratiche al diritto di difesa ed alla dignità delle persone che si ritrovano ad essere loro malgrado pesantemente penalizzate".

 

Condividendo le osservazioni di Canestini,  anche per il Centro Astalli "il ricorso non può essere ridotto ad una pura pratica formale da eseguire in fotocopia ma comporta un attento lavoro di istruttoria che per essere efficace e corretto deve legarsi alle storie personali di ognuno dei richiedenti; storie spesso drammatiche che riaprono ferite profonde nell’anima e nella mente di queste donne e di questi uomini".

 

Il Servizio dei Gesuiti spiega che "le notifiche a raffica non garantiscono nemmeno ai richiedenti la possibilità di comprendere a pieno la portata dei provvedimenti e le procedure da seguire". Per Graiff "tutto questo rappresenta una pesante violazione dei loro diritti".

 

Respinte al mittente anche le accuse di "fare i fiorellini" o di perdersi in considerazioni in “punta di diritto”. Per Graiff si tratta "di essere fedeli alla propria missione", quella di porre "al centro del proprio agire i rifugiati stessi e la tutela dei loro diritti e dei loro vissuti e per questa ragione, pure nelle disponibilità di mettere in campo tutte le risorse possibili, il Centro Astalli non è e non sarà mai disposto a pregiudicare la qualità dell’operato e l’attenzione alla persona ed alla sua dignità".

 

L'impossibilità di presentare ricorso, che nel 30% dei casi è statisticamente favorevole al richiedente asilo, determina l'uscita immediata dall'accoglienza, con la conseguente immissione nel sommerso di molte persone: "Ciò andrà inevitabilmente ad accrescere il numero degli irregolari presenti sul territorio con tutte le conseguenze negative sul tessuto sociale", spiega il presidente di Astalli.

 

Stefano Graiff spiega che "specie in situazioni di emergenza è sempre e comunque necessario porre al centro il diritto delle persone che, in definitiva, è lo scopo e la ragione ultima che sottende ad ogni sistema legislativo e costituzionale". E continua: "Se si perde di vista questo principio e si accetta che gli aspetti formali e burocratici prevalgano rispetto al diritto della persona si tradisce il senso stesso del diritto".

 

Ieri Canestrini era intervenuto puntando il dito contro Cinformi, responsabile delle notifiche. A questa considerazione aveva risposto lo stesso direttore di Cinformi Pierluigi La Spada: "E' comodo individuare il Cinformi come capro espiatorio di decisioni che ha il dovere di rendere operative".

 

Su questo interviene anche Graiff: "Non è nostro interesse quello di assegnare a nessuno il ruolo di capro espiatori, ma non possiamo nemmeno accettare il rischio che a pagare per questa situazione siano ancora una volta i richiedenti asilo".

 

"Viviamo già un tempo in cui il rischio del diffondersi di culture discriminatorie e di divisione della società in classi e categorie è sempre più elevato. A chi ha la responsabilità nel governo di un fenomeno complesso come quello migratorio - sottolinea però Graiff - è richiesto il coraggio di non perdere mai di vista la centralità delle persone che vale di più di ogni altra questione".

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