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Salvini e le sette bugie sulla crisi di governo per nascondere agli italiani, semplicemente, un clamoroso errore

Da giorni sta ripetendo come un mantra le stesse cose per cercare di spiegare come sia riuscito a condannare lui e le persone che lo sostengono all'inutilità sia in Italia che in Europa: dal complottone europeista al ''governo delle poltrone'' per arrivare al ''noi vogliamo il voto'' ecco perché quanto ripete non sta in piedi

Di Luca Pianesi - 01 settembre 2019 - 06:01

TRENTO. Grande arruffapopolo, politico da rivedere: il bluff è svelato e oggi il leader della Lega si mostra sempre più per quel che è. Un ottimo imbonitore, un Re Mida che è riuscito a trasformare in oro una Lega presa, nel 2013 sulla soglia del 4% e portata in sei anni a raggiungere il 34% alle europee ma incapace politicamente di dare un senso a quel consenso. Come Re Mida, appunto, che aveva il dono di tramutare in oro quel che toccava salvo poi accorgersi che in quel modo non poteva più nemmeno sfamarsi né sfiorare un amico o la figlia, così Salvini è riuscito nel capolavoro di attirare la fiducia di un gran numero di italiani per poi non sapere che farci.

 

Ha vinto le elezioni europee e ha condotto la sua nutritissima pattuglia di europarlamentari nel gruppo Identità e Democrazia che vale la bellezza di 73 seggi su 751 condannandosi (e condannando i quasi 9 milioni di italiani che lo hanno votato) all'inutilità in Europa. Era al governo da ministro dell'Interno (nonostante il suo partito alle elezioni politiche fosse arrivato terzo dopo M5S e Pd) con i sondaggi che lo davano in continua crescita a quota 38% e lui ha deciso, senza alcuna ragione se non quella di andare a capitalizzare le proiezioni, di aprire una crisi con i suoi alleati di governo. Poteva contare su un presidente del consiglio (Conte) silenzioso e spaventato e un Movimento 5 Stelle che diceva solo '''' e per questo era stato completamente fagocitato dal baldanzoso alleato.

 

Avrebbe potuto far valere il suo 38% in quella sede ed è riuscito anche in questo caso a condannarsi all'inutilità aprendo la crisi più folle di sempre, trasformando Conte in un premier audace e di carattere, rivitalizzando l'M5S e anche il Pd che mai avrebbe pensato di tornare al governo in questa fase storica. Insomma, un grande arruffapopolo (con alle spalle una macchina social che spiega in parte il grande successo da capopopolo) che però ha dimostrato di essere un piccolo politico uno buono per le campagne elettorali e meno bravo quando c'è da ragionare, riflettere, capire. E il tutto è reso ancora più plastico dalla pessima uscita di scena condita, ancora da una serie (qui ne individuiamo 10) di bugie che però, come si conviene, hanno le gambe corte e lo stanno facendo, giorno dopo giorno, accorciare il passo, arretrare nei consensi e uscire dalle grazie del popolo (che si sa, finché sei al potere ti applaude e ti ringrazia ma ci mette un attimo a cambiare opinione). 

 

1) La prima più evidente bugia è quella del ''loro lo fanno solo per le poltrone''. Accusa diretta pronunciata appena uscito dalle consultazioni con Mattarella e smentita a strettissimo giro dallo stesso Di Maio che ufficialmente ha spiegato come lo stesso Salvini fino all'ultimo momento, capita la malaparata e che ormai il suo piano lo stava portando fuori da tutti i giochi, abbia tentato anche di offrire al leader dei 5 Stelle la carica di presidente del consiglio nonostante gli insulti ricevuti. Inoltre è stata la stessa Lega a restare in sella finché ha potuto e addirittura a scegliere di tenersi le presidenze di commissione.

 

2) Quest'ultimo aspetto palesa un'altra bugia quella del ''per noi prima gli italiani''. Tenere le presidenze di commissione e allo stesso tempo dichiarare che ''contro il governo del niente faremo il Vietnam'' (intervista a Centinaio a Panorama di questa settimana) vuol dire cercare in tutti i modi di sabotare l'azione del nuovo governo, alla faccia degli italiani e dei loro interessi. Il Carroccio, infatti, presiede commissioni importanti e ciò permetterà loro di rallentare le operazioni per l'approvazione dei provvedimenti o addirittura di bloccarli nelle maglie della burocrazia. Della serie chissene importa se certe iniziative serviranno agli italiani, quel che conta è mettere in cattiva luce i giallo-rossi. E si comincerà subito con l'operazione più importante: la manovra di bilancio. Alla Camera la commissione Bilancio è presieduta da Borghi che ha già fatto questa dichiarazione: "Ricordo a chiunque sognasse governi alternativi che i presidenti di commissione non decadono. Auguri". Insomma come dimostrato dal tentativo di crisi aperta da Salvini, la frase da slogan non è ''prima gli interessi degli italiani'' ma ''prima gli interessi di noi della Lega''.

 

3) Salvini continua a ripetere che il nuovo governo ha la benedizione di Bruxelles, Berlino e Parigi. Senza dubbio questo è vero visto che in Europa Salvini già non godeva di grande stima facendosi conoscere, da parlamentare europeo, più per le sue assenze che per le sue grandi iniziative politiche (qui sotto un video del gennaio 2014 con l'eurodeputato socialista Marc Tarabella che parla a Salvini).

 

 

 

 

Ma da ministro italiano ha fatto pure peggio: è riuscito a saltare sei dei sette vertici riservati ai ministri dell’Interno dei 28 Paesi dell’Unione europea (l'ultimo del 6 giugno si era tenuto in Lussemburgo e aveva come temi il futuro della politica comunitaria in materia di sicurezza, i rimpatri, le norme antiterrorismo, la gestione dei flussi migratori). Dell'Europa ha sempre parlato male e, pur avendo stravinto le elezioni europee in Italia, ha preferito condannarsi all'inutilità ed entrare nella quinta forza per numero di seggi all'Eurocamera (dopo il Ppe, gli S&D, Renew Europe e i Verdi) pur di stare con quelli del ''sovranismo'' e del ''togliamo le sanzioni alla Russia, bisogna collaborare con Mosca''. Per questo non si possono biasimare i mercati che hanno ripreso subito a correre e nemmeno lo Spread che di colpo è crollato nel sapere Salvini sempre più lontano da luoghi di potere. Ma c'è un ma. C'è il Tweet di Trump che, a crisi aperta, incensa Conte augurandosi che rimanga il presidente del Consiglio italiano ancora a lungo. Una sorta di ''bacione'' a Salvini e alla Lega che scansa qualsiasi ipotesi di complottone europeista ordito ai danni del ''povero'' Capitano.

 

 

4) ''Noi siamo quelli del voto loro quelli delle poltrone''. La frase ripetuta come un mantra dal leader leghista è smentita dalla dichiarazione di Di Maio sul fatto che, fino all'ultimo (anche chiedendolo a Mattarella), Salvini abbia proposto allo stesso Di Maio il ruolo di presidente del consiglio pur di evitare di perdere la sua poltrona. Compreso di aver fatto un errore madornale e che sarebbe stato impossibile andare a votare adesso, perché non ci sono i tempi tecnici per farlo (c'è da approvare la legge di bilancio, tendenzialmente per il 20 ottobre QUI LO SPIEGAVAMO, e da trovare 20 miliardi per evitare di far aumentare l'Iva agli italiani) e resosi conto che nella storia della Repubblica Italiana non è mai successo che qualcuno aprisse una crisi in questa fase dell'anno proprio per questa ragione (l’ultima e unica volta che gli italiani hanno votato in autunno è stato il 16 novembre del 1919 con il Paese retto dalla monarchia), ha fatto di tutto per restare in sella.

 

5) ''Noi siamo quelli democratici perché vogliamo dare la parola al popolo, Pd e M5S invece hanno paura del giudizio degli elettori''. Anche questa è uno slogan buono per essere ripetuto ma privo di sostanza: siamo una democrazia parlamentare e se il parlamento, una volta eletto dal popolo, riesce a costituire una maggioranza allora si va avanti. Altrimenti vivremmo in uno Stato schizofrenico con qualsiasi partito pronto a chiedere le elezioni ad ogni giro di sondaggi benevolo. Nel 2014 Renzi e il Partito democratico dopo le europee avevano preso il 40,81% dei consensi e la Lega era al 6%. Si sarebbe dovuti andare a votare anche in quel caso? E ogni volta che in un'azione di governo si guadagnano consensi è bene tornare subito al voto per capitalizzare sempre e comunque? La risposta, ovviamente, è no. Non è questo il modello democratico scelto dai padri costituenti che, non a caso, hanno conosciuto la prima delle più terribili delle dittature della ''maggioranza''.

 

6) ''Quello tra Pd e 5 Stelle è un accordo contro natura''. Perché quello tra la Lega, che ha preso il 17% alle elezioni politiche presentandosi in alleanza con Forza Italia e Berlusconi, e il Movimento, che aveva preso il 33%, era un accordo che qualcuno aveva immaginato prima del voto? Salvini i suoi elettori li aveva convinti presentando una proposta di governo con il centrodestra unito. Ha finito per governare con Di Maio e Fico dopo che in passato erano volate piogge di insulti reciproci. Questo, per esempio, quel che diceva di Salvini Di Battista nel 2013: “Salvini è un razzista, ma non lo attacco per questo, bensì per i soldi. Oggi ci descrivono la Lega come forza anti-casta, ma ricordiamoci di alcune cifre: dal 2013 grazie a Maroni dai conti della Lega sono usciti in soli 6 mesi 5,9 milioni di euro per autonoleggi, cambi gomme, 50 mila euro per la scuola della moglie di Bossi. Soldi nostri! Vi rendete conto!”

 

 

 

 

7) ''Vergogna va al governo chi ha perso le elezioni, tutto per tenere lontano Salvini''. Anche qui non è vero. Vanno al governo i partiti che sono arrivati primo e secondo alle ultime elezioni politiche, come scritto più sopra. La Lega era arrivata terza eppure era riuscita a costituire un governo con i primi bypassando i secondi e salutando i suoi alleati di elezioni. Ora succede l'inverso con la differenza che assieme al Pd tenteranno di entrare anche le forze che si erano presentate con i democratici nell'alleanza di centrosinistra.

 

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Tutto si spiega con il clamoroso errore di Salvini nello scegliere di andare a votare in questo momento dell'anno, solo per massimizzare il suo consenso, senza considerare il fatto che la democrazia è altra cosa. I governi non cambiano con il cambiare del tempo e non seguono gli umori delle masse altrimenti saremmo in una fase nuova chiamata oclocrazia ma per fortuna, ancora, il ''grande'' cambiamento non si è spinto fino a quel punto.

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