Salvini attacca: ''Litigano prima di governare. Un nuovo presidente su indicazione di Parigi, Bruxelles e Berlino''
Il leader della Lega punta il dito contro l'Europa e i poteri forti, senza citare gli Stati Uniti, quando ieri Donald Trump ha lanciato il suo endorsement a Giuseppe Conte. Ma ormai il copione di Salvini è più o meno confermato tra poltrone, i "No" dell'esecutivo, Bibbiano e la richiesta di tornare alle elezioni

ROMA. "Siamo stati diretti e onesti con il presidente della Repubblica, abbiamo espresso sconcerto: non della Lega ma quello di milioni di italiani per la guerra delle poltrone che si verifica da giorni". Così Matteo Salvini dopo il colloquio con Mattarella nel secondo round di consultazioni, che aggiunge: "Un candidato presidente del consiglio, un progetto e una maggioranza su indicazioni di Parigi, Berlino e Bruxelles".
Punta il dito contro l'Europa e i poteri forti, senza citare gli Stati Uniti, quando ieri Donald Trump ha lanciato il suo endorsement a Giuseppe Conte. Ma ormai il copione del carroccio è più o meno confermato tra poltrone, i "No" dell'esecutivo, Bibbiano e la richiesta di tornare alle elezioni. "Ma dal Pd ci si aspetta di tutto. E' la minoranza del Paese - commenta - il Partito democratico è l'unico che è riuscito a perdere sistematicamente ovunque: Friuli Venezia Giulia, Trento e Bolzano, Piemonte, Basilicata e Sardegna tra elezioni politiche e europee. Sono stati mandati via dalla porta e cercano di rientrare dalla finestra".
E allora Salvini ritorna a chiedere la chiamata alle urne. "Non serve votare se i giochi si fanno a palazzo. La sovranità è del popolo. L'unico collante è l'odio nei confronti della Lega. Siamo il primo partito italiani e abbiamo avuto la forza e il coraggio di rimettere i ministeri nelle mani del popolo". Anche se all'indomani della crisi conclamata, la pattuglia leghista non si è mai dimessa dagli incarichi nell'esecutivo.
L'autore della crisi di governo di Ferragosto non ci sta alla prospettiva, concreta, di vedere nascere un governo giallorosso. E se è vero che i sondaggi e le ultime elezioni mostrano una Lega saldamente primo partito, altrettanto certo è che in parlamento vale il risultato di 14 mesi fa: Movimento 5 stelle al 32%, Pd al 19% e Lega al 17%. E l'Italia è una repubblica parlamentare, quindi le procedure non possono essere diverse, se c'è una nuova maggioranza il presidente della Repubblica non può forzare la mano. Insomma, il leader del carroccio potrebbe trovarsi ad aver sbagliato i conti.
Il leader della Lega prova a mettere pressione sull'ex alleato, che cerca anche di risparmiare nell'invettiva forse per un ultimo tentativo di ricucire, e sul Pd. "Non entro nel merito del Movimento 5 stelle, già abbastanza dibattuto al suo interno. La spudoratezza è quella del partito delle poltrone, il partito di Bibbiano e Banca Etruria. Non abbiamo cambiato idea e le prossime elezioni in nove regioni non possono deciderle a tavolino".
Rilancia anche la Lega, nessuna crepa nel carroccio. "L'intero gruppo dirigente è compatto. L'incredulità - prosegue Salvini - è vedere una minoranza del Paese che già litiga diventare maggioranza in parlamento. Si dovrebbe far votare gli italiani per avere 5 anni di maggioranza solida, stabile e coerente. E' una mancanza di rispetto: 60 milioni di italiani sono ostaggio dei parlamentari attaccati alla poltrona. Ma se c'è da aspettare sei mesi o un anno per vincere, aspettiamo senza fretta".
Non chiama la piazza, ma Salvini parla a nome dell'intera popolazione e si dispiace di non poter mettere in campo quella rivoluzione fiscale che avrebbe voluto. Sarebbe stato sufficiente non staccare la spina di un governo nel quale era praticamente plenipotenziario. E il rischio, sempre più concreto, è che da vice premier e ministro dell'interno, sia costretto a ritornare all'opposizione.









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