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Sciopero dei medici, botta e risposta al veleno tra il sindacato e l'assessora. Spunta il riferimento alle leggi fascistissime

Paoli (Cisl) cita la legge 563 del 1926 e dice: ''In Piazza Dante fanno orecchie da mercante''. Segnana: ''A chi ha orecchie per intendere rinnovo l'invito al dialogo''

Pubblicato il - 26 gennaio 2019 - 18:04

TRENTO. Lo sciopero dei medici di famiglia e delle guardie mediche è atteso per giovedì e venerdì prossimi e, a quattro giorni dall'appuntamento, continua il botta e risposta tra il sindacato e l'assessora alla Salute Stefania Segnana. E, in una vicenda che assume sempre più i tratti di una telenovela, ora spunta il riferimento alle leggi eccezionali del fascismo.

 

L'ennesima nota della Cisl medici inizia con l'accenno ai motivi della protesta: "L'accordo 2013 non è stato onorato, i patti aziendali non sono stati attivati, i medici non ricevono i soldi contrattualizzati e neppure i budget economici, il confronto e l'ascolto sono durati cinque anni con l'attuale staff assessorile che non è cambiato dopo l'elezioni". Ancora: "Ci sono privilegi inaccettabili nei confronti di pochi medici di famiglia rispetto a tutto il resto del settore associativo oramai alla fame, impossibilitato ad investire su personale, ambulatori, tecnologie, qualità del sistema a differenza di chi viene trattato con i guanti bianchi con accordi non previsti dal nostro contratto collettivo nazionale".

 

L'accento si concentra poi sul confronto con Piazza Dante. "In riferimento alle continue esternazioni di candore e meraviglia dell'assessora Segnana, su presunte aperture di credito con noi - scrive nella nota il segretario Cisl Medici del Trentino Nicola Paoli - sottolineiamo che nessuna convocazione ufficiale è mai arrivata alle organizzazioni sindacali della medicina generale, nonostante due giorni prima della nuova proclamazione dello sciopero fosse stata formalizzata da parte nostra la richiesta di convocazione del Comitato provinciale ex articolo 24. A tutt'oggi non si è mai parlato, e men che meno sono state risolte le tre criticità che determinano, da giovedi prossimo, lo sciopero della Cisl medici".

 

Secondo il sindacato, dunque, "scientemente l'assessora sta facendo orecchie da mercante unilateralmente sui diritti sindacali istituzionali del Comitato e lo stesso sta avvenendo da parte del dottor Bordon, direttore generale dell'Azienda sanitaria, per quanto riguarda il Comitato aziendale ex articolo 23". Quindi, sempre nella nota, si legge un riferimento alle leggi fascistissime e, in particolare, a quella che il 3 aprile di 93 anni fa vietò serrate e scioperi e stabilì che solo i sindacati riconosciuti dal fascismo potessero stipulare contratti collettivi. "Le intenzioni benevoli firmate dalla parte pubblica per la revoca dello sciopero - si legge - si sono rivelate di fatto solo carta straccia per prendere tempo e rafforzare la struttura di viale Verona. L'ultima volta era la legge numero 563 del 3 aprile 1926".

 

Immediata, dunque, anche in questo caso la risposta dell'assessorato. "Non è certo stata la Provincia a chiudere il dialogo e anzi ribadisco quanto già detto ieri in conferenza stampa, da parte nostra c'è la massima disponibilità a riaprire il tavolo", dichiara l'assessora Stefania Segnana.

 

"Ricordo ancora una volta - prosegue - che un incontro era stato fissato già prima della proclamazione dello sciopero e che è stato posticipato causa malattia dello stesso segretario generale della Cisl medici. Avevamo già dato la disponibilità a programmare un nuovo incontro che era stato fissato per martedì 22 gennaio, dopo aver spiegato che era tecnicamente impossibile inserire nell'ordine del giorno della giunta programmatica una deliberazione che recepisse le istanze sindacali".

 

"Tralasciando il fatto che, prima di adottare un provvedimento di questo tipo è ovviamente necessario concludere il confronto fra le parti, ha quantomeno stupito la scelta di indire comunque un nuovo sciopero, inducendo ad interpretare questa decisione come un disinteresse al confronto, per questo l’incontro del 22 è stato annullato. Nessuno fa quindi orecchie da mercante, piuttosto rinnoviamo a chi ha orecchie per intendere l'invito al dialogo - ricorda ancora l'assessora - Massimo rispetto alla dialettica fra le parti e disponibili come sempre ad ascoltare le ragioni di tutti. Ma senza strappi in avanti. Se si puntava davvero alla chiarezza, sollevare polveroni non aiuta di certo".

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