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"Siamo stanchi di trovarci attorno spacciatori, qui c'è anche una scuola'', gli esercenti di via Madruzzo alzano la voce contro la droga

Da circa un mese la zona nelle ore pomeridiane sembra essere diventato punto di incontro per diversi spacciatori. "Spacciano all'uscita da scuola degli studenti e continuano fino a sera. Così non possiamo lavorare" spiegano alcuni titolari di attività economiche della zona

Di gf - 13 aprile 2019 - 23:39

TRENTO. “Siamo stanchi e non vogliamo che questa zona diventi ancora una volta un luogo di spaccio. Siamo vicini anche ad una scuola”. Alcune attività commerciali che si trovano prossimità di via XXIV Maggio, via Endrici, via e vicolo Madruzzo hanno deciso di lanciare l'allarme per l'aumento dello spaccio nella zona.

 

Un continuo scambio di sostanze stupefacenti fatto alla luce del sole che, secondo quanto raccontano gli esercenti della zona, sono aumentate nell'ultimo mese. “Ci sono delle persone – spiegano – che si posizionano lungo le vie, fanno da 'palo' e attendono altri per consegnare la sostanza. Non hanno paura di essere visti e rimangono in zona dalle prime ore del pomeriggio fino a sera”.

 

Un mercato all'aperto della droga che non conosce età e che preoccupa soprattutto per la vicinanza con il liceo da Vinci. “Arrivano proprio quando escono da scuola i ragazzi – spiegano – e pur non avendo mai visto alcun contatto con gli studenti, la situazione di vicinanza di questo spaccio, dovrebbe far perlomeno alzare la soglia di attenzione”.

 

Alcuni esercenti sono arrivati addirittura a fotografare i vari momenti di scambio delle sostanze che spesso vengono nascoste nelle fioriere oppure nei lati dei piccoli giardini che si trovano nelle vicinanze.

 

“Già in passato la zona era stata colpita da questo spaccio – spiegano i negozianti – ed ora il problema si ripete. Non vogliamo ritrovarci nella stessa situazione di un tempo di spaccio e di conseguente insicurezza”.

 

In diverse occasioni sono state avvisate anche le forze dell'ordine ma lo spaccio continua senza sosta. “Servono controlli – concludono gli operatori economici – perché non possiamo continuare a lavorare vedendo quello che di grave sta accadendo fuori dalla porta dei nostri negozi”.

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