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La Pat dichiara guerra alla droga nelle scuole, ma dopo 5 mesi è ferma agli slogan. L'esperto Samaden: “Ogni società ha tanti tossici quanti se ne merita”

Da quando nel giugno scorso è stato affidato l’incarico a Samaden sul piano pratico non sembrano esserci stati grandi passi avanti. In compenso Fugatti e Bisesti hanno lanciato una serie di slogan buoni solo per la campagna elettorale evocando azioni forti contro "ogni tipo di sballo” e affermando che "una parte del mondo adulto tende di fatto a minimizzare l’impatto di alcune sostanze all’occorrenza definite leggere"

 

Di Tiziano Grottolo - 30 ottobre 2019 - 19:24

TRENTO. Il messaggio sicuramente è chiaro ed è stato ribadito anche in un recente incontro dove il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e l’assessore all’istruzione Mirko Bisesti hanno voluto esporre alcuni concetti: primo fra tutti una netta condanna “contro ogni tipo di sballo”.

 

Secondo i due esponenti leghisti in Trentino si sarebbe delineato uno scenario molto preoccupante “in cui una parte del mondo adulto tende di fatto a minimizzare l’impatto di alcune sostanze, all’occorrenza definite leggere”. Via quindi la separazione fra droghe leggere e pesanti in barba alla sentenza della Corte Costituzionale che dichiarò incostituzionale questa equiparazione reintroducendo di fatto la norma precedente che “prevede un trattamento sanzionatorio più mite per gli illeciti concernenti le cosiddette droghe leggere”. Anzi, Fugatti e Bisesti evocano anche il manganello auspicando “una forte azione di repressione” da accompagnare con “un’altrettanto importante campagna di prevenzione e di educazione a tutto campo”, un impegno “da portare avanti, con tutti i mezzi necessari”.

 

Se da un lato i messaggi, seppur simili in tutto e per tutto agli slogan da campagna elettorale, sono chiari, altrettanto non si può dire dei mezzi per realizzarli: “Con l’iniziativa che stiamo lanciando – hanno spiegato Fugatti e Bisesti – ad ogni scuola verranno forniti i doverosi sostegni affinché sia in grado di affrontare con le proprie forze la situazione. Al tempo stesso incoraggeremo lo scambio di esperienze e di buone prassi, perché fare rete significa questo: riconoscere il problema, parlarsi, far fronte comune, condividere strumenti ed obiettivi”.

 

Fra le iniziative in tal senso la più importante è rappresentata dalla rete delle “scuole contro la droga” della quale si era parlato già a giugno di quest’anno (QUI articolo), argomento che avevamo approfondito con Federico Samaden dirigente dell’istituto alberghiero di Rovereto-Levico Terme nonché titolare di un ufficio presso la Presidenza con il potere di coordinare le azioni di contrasto al consumo delle droghe.

 

A giugno c'era stato risposto che la Rete doveva ancora essere messa in piedi, prima si sarebbe dovuto “costruire un decalogo di buone prassi e azioni concrete” come “la formazione delle famiglie, dei docenti e dei ragazzi stessi”. Il tutto sarebbe dovuto partire con l’apertura delle scuole a settembre ma per il momento, fatto salvo per l’ultimo annuncio, del progetto non ci sono tracce tangibili.

 

Proprio per questo, a cinque mesi di distanza, abbiamo sentito lo stesso Samaden per fare il punto della situazione sul progetto: “Il presupposto per affrontare questo problema, che non si risolve dall’oggi al domani,  sarà quello di promuovere una campagna culturale, con tempi medio lunghi e con l’obiettivo di rimettere al centro la responsabilità collettiva sul contrasto all’uso di sostanze”.

 

Passaggio obbligato saranno le scuole, luogo dove i ragazzi passano molto tempo “Gli istituti saranno sollecitati ad assumersi la responsabilità di determinare azioni e procedure, anche per la costruzione di un gruppo interno che veicoli in maniera chiara e con strumenti adeguati i messaggi promossi dalla Giunta”. Questo sarà un po’ il nocciolo delle così dette “scuole no drugs”.

 

Samaden accoglie in toto anche la visione della tolleranza zero in merito all’equiparazione fra droghe leggere e pesanti: “Dal mio punto di vista questa differenza non esiste, gran parte del problema si è creato nel momento in cui si è voluto introdurre questa distinzione mettendo in relazione il concetto di leggerezza con la possibilità di fare uso di sostanze”.

 

Per il dirigente scolastico si tratta di una “truffa colossale”, anche se è doveroso segnalare come sia lo stesso ordinamento legislativo italiano (tramite il testo unico in materia di stupefacenti) a formulare questa distinzione, “che causa danni a migliaia di cervelli dei ragazzi che usano queste sostanze, anche quelle leggere”. Questa distinzione avrebbe inoltre determinato sia l’aumento dei consumatori che un abbassamento dell’età degli stessi.

 

“Su questo punto non ci sono dubbi e sbavature la Provincia ha una posizione netta e precisa: il contrasto è contro tutti i tipi di sostanze che si assumono con l’obbiettivo di alterarsi”. A questo punto abbiamo chiesto se anche l’alcol rientrasse fra queste sostanze e la risposta è stata netta: “Sì – ha replicato Samaden che poi ha specificato – l’alcol usato per sballare è un problema enorme e in Trentino è una componente molto pesante, ma la droga resta la madre di tutte le dipendenze”.

 

Negli intenti della Giunta leghista si vorrebbe far passare un messaggio per una “crescita sana e responsabile” eliminando le informazioni “contraddittorie” sulle droghe leggere, veicolate in maniera strumentale negli ultimi vent’anni. In questa chiave giocherà un ruolo fondamentale la rete delle scuole contro la droga entro natale – promette – diventerà realtà per tutte le scuole che vorranno aderire”, infatti sarà nella libertà dei vari istituti aderire o meno a questa proposta. Negli intenti della Pat c’è anche quello di coinvolgere tutti gli attori che ruotano attorno alla crescita dei giovani, come le associazioni sportive, così come le amministrazioni che saranno chiamate a sottoscrivere una sorta di impegno civile.

 

Per Samaden l’abuso di sostanze nasce come conseguenza di un vuoto educativo “per questo gli adulti si devono rimettere sulle spalle questa responsabilità altrimenti avremmo più tossici”, c’è poi una frase che il dirigente scolastico sottolinea spesso: “Ogni società ha tanti tossici quanti se ne merita, noi lavoriamo affinché il Trentino ne abbia di meno”. In attesa di veder partire la Rete si sono svolti degli incontri con varie comunità di recupero, Apss, Serd, associazioni di genitori, alcune scuole e alcune associazioni sportive da questi sarebbe emersa la necessità di agire.

 

Al fianco della prevenzione però, si evoca al contempo l’intensificazione della repressione “l’eduzione è fatta dell’abbraccio ma anche dello scappellotto – ribadisce Samaden – le forze dell’ordine si sono rese disponibili, l’aumento dei sequestri e degli interventi migliora il livello di sicurezza dei territori ma dà anche un segnale ben reciso, il contrasto a questo fenomeno lo si fa con entrambi gli strumenti”.

 

Su questo fronte uno dei punti deboli del sistema di sostegno sarebbe da individuare nella gestione dei minorenni che abusano di sostanze: “Alcuni usano droghe che non sono gestibili con gli attuali presidi socio-educativi” nel mirino il modello delle case alloggio giudicato inefficiente “in accordo con il tribunale dei minori sarà necessario provvedere all’individuazione di una struttura residenziale, una comunità a tempo pieno dove si rimane dalla mattina alla sera come funziona per gli adulti, cambiando però l’approccio di base”.

 

Il dirigente scolastico immagina una grande campagna di prevenzione su tutto il territorio e promette anche un incontro, entro la prossima primavera, dove le principali organizzazioni degli stati europei che si battono su questi temi verranno a Trento per esporre le loro iniziative e confrontarsi per trovare le soluzioni migliori. “Stiamo lavorando anche su altri temi come il reinserimento lavorativo e uno strumento per valutare l’efficacia delle varie iniziative” anche se su questi punti pare non vi siano progetti concreti all’orizzonte ma solo ipotesi.

 

Considerando il fatto che, dopo essere stato annunciato in pompa magna, in 5 mesi di lavoro non sia ancora stato prodotto nulla di concreto e per vedere qualcosa di tangibile si dovrà aspettare Natale, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un guscio vuoto, adatto più che altro per la costruzione di una specifica narrazione, utile in un clima di perenne campagna elettorale ma poco sul piano dell’effettivo contrasto delle dipendenze.

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