Sondaggi: la crisi di governo fa male alla Lega che perde 3 punti. Pd (+1,9) e M5s (+3,7) in crescita
I dati sono stati raccolti dall’istituto Tecnè e rispetto al voto delle europee certificano un calo dei consensi per Salvini, risalgono invece Dem e pentastelalti. Per 50% degli intervistati giusto aprire la crisi, mentre il 65% degli italiani tornerebbe subito alle urne. Ecco tutti i risultati

ROMA. Se si andasse subito a votare la Lega risulterebbe il primo partito raccogliendo all’incirca il 31,3% dei consensi, la formazione di Matteo Salvini però, viene data in calo di tre punti rispetto alle ultime europee.
Questi almeno i dati che emergono dal sondaggio dell’istituto Tecnè, effettuato lo scorso 21 agosto su un campione di 1000 persone.
Se la crisi di governo penalizza i leghisti premia invece il Partito Democratico che cresce di quasi 2 punti, attestandosi al 24,6%. Ancora meglio fa il Movimento 5 Stelle che raggiunge il 20,8%, un aumento di ben 3,7 punti rispetto allo scorso maggio.
Cala, anche se di poco, Forza Italia, il partito di Berlusconi perde mezzo punto fermandosi all’8,3%, fa leggermente meglio Giorgia Meloni che con Fratelli d’Italia raggiunge il 6,7% dei consensi.
I partiti minori soffrono sicuramente la scarsa visibilità mediatica di questi giorni incassando passivi negativi: +Europa passa da 3.1% a 2.5%, Europa verde scende dal 2.3% all’1.8%, male anche La Sinistra che cala di 0,3 punti fermandosi a un misero 1,4%.








A quanto pare gli italiani, probabilmente spaventati dal possibile aumento dell’Iva e dalle clausole di salvaguardia, hanno scelto di premiare i partiti che in questo momento sembrano dare maggiori garanzie in questo senso.
Secondo gli stessi dati elaborati da Tecnè per il 50% degli intervistati aprire la crisi è stata una scelta giusta, ma secondo il 22% di questi sarebbe stato meglio approvare prima la legge di stabilità.
Inoltre se si andasse subito al voto ci sarebbe un altissima percentuale di incerti o astenuti, 48.3%, praticamente un italiano su due.
L’istituto Tecnè ricorda infine che i dati raccolti possono presentare un margine d’errore di più o meno il 3,1%. I partiti sono dunque avvisati, se c’è chi festeggia, è bene che non si addormenti sugli allori, l’alta percentuale di indecisi potrebbe infatti ribaltare completamente i risultati di un eventuale voto.
Un dato su tutti dovrebbe mettere in guardia i vari capi di partito: per il 65% degli italiani, tornare a votare sarebbe la soluzione migliore per uscire dalla crisi.













