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Tosi e Carfagna contro la manifestazione della Lega: ''Piazza populista ed estremista'', Rossi su Italia Viva: ''Sfida il Pd con posizioni di destra''

Le dichiarazioni lanciate dalla manifestazione di Roma e dalla kermesse della Leopolda non hanno lasciato indifferenti i tanti osservatori. E se a destra qualcuno non ha gradito lo scivolamento dei moderato di Forza Italia verso il sovranismo, a sinistra si diffonde il timore che Renzi stacchi la presa al governo

Di Davide Leveghi - 20 ottobre 2019 - 19:44

TRENTO. Se dal palco delle due manifestazioni di Roma e Firenze i due leader non si risparmiano complimenti, proseguendo nel duello andato in onda martedì sera, al di fuori non sono mancati critiche e commenti. Spesso sono le frasi pronunciate dai palchi a offrire da spunto ai politici di forze in qualche modo gravitanti attorno alle galassie di Italia Viva e Lega. Il tutto mentre la battaglia della comunicazione regala da una parte battibecchi sui numeri – dal palco di Roma si ripete di essere in 200mila, per la questura sono 50mila – dall'altra dichiarazioni non proprio d'amore verso il partito dalla cui fuoriuscita è nata Italia Viva – è un diluvio di “grazie” quello che proviene dalla Leopolda, “grazie per l'uscita da un partito divenuto troppo stretto per i renziani, oltre che, a sentire l'ex ministra per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi, “partito delle tasse”.

 

Il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi, ad esempio, si lascia andare ad una considerazione parallela sulla doppia kermesse a cui si è assistito questo fine settimana. “Per rendere il senso delle due diverse manifestazioni di ieri – scrive – mi limito a riproporre due frasi, una di Zaia e una della Boschi. Zaia: 'Bisogna togliere il galateo alle forze dell'ordine e restituire il manganello'. Boschi: 'Il Pd è diventato il Paese delle tasse'”.

 

Nel primo caso, le parole di un moderato, considerato quasi un vecchio democristiano del Veneto, ci dicono molto del tratto illiberale e populista della nuova destra che sfila con i fascisti – continua - Nel secondo caso, l’esponente più intelligente della nuova formazione ci svela subito il terreno, su cui Italia viva si colloca, di sfida al PD da posizioni di destra; diverse certo, ma per certi aspetti simili a quelle che una volta erano di Forza Italia, quando la destra era ancora ‘liberale’ e Berlusconi, per difendere gli evasori, diceva che non si devono mettere le mani nelle tasche degli italiani. Per il PD e la sinistra si aprono ulteriori spazi per la lotta politica e per la conquista dei consensi tra la maggioranza democratica degli italiani e tra gli strati popolari”.

 

Alla speranza di un nuovo orizzonte offerto al centro-sinistra dallo spostamento al centro di Renzi, si è aggiunto l'ammonimento del dirigente del Partito Democratico Gianni Cuperlo, rivolto a chi, Italia Viva, è stato protagonista dell'accordo coi 5Stelle salvo poi fondare una nuova voce di certo non troppo benevola nei confronti degli alleati di governo. “Oggi a Piazza San Giovanni: 'Sui migranti il governo ha le mani sporche di sangue', 'ridiamo il manganello ai poliziotti', 'alzare muri se servono'. Questa è la destra. Chi sta segando il ramo dove il governo è seduto se lo ricordi”.

 

A non condividere la deriva presa dalle forze liberali di centrodestra, sempre più spinte a destra dalla trazione sovranista della Lega di Salvini, erano giunte non poche voci critiche, anche di fedelissimi come Mara Carfagna e Renato Brunetta, non presenti alla manifestazione di piazza San Giovanni e poco aperti ad un'alleanza con forze giudicate estremiste e lontane dalle tradizione di Forza Italia.

 

Il deputato forzista ed ex ministro della pubblica amministrazione aveva infatti rilasciato un'intervista a Repubblica motivando la sua mancata partecipazione in nome delle scelte compiute da Salvini – quella ancora nel marzo 2018 di dar vita ad un governo coi 5Stelle, per cui la manifestazione di ieri sarebbe stata convocata “quasi per giustificare i suoi errori” - e dello spostamento eccessivo verso destra preso dalla coalizione Lega-Fratelli d'Italia-Forza Italia – secondo Brunetta, infatti, il centro-destra sarebbe maggioritario nel Paese, ma non la “destra-destra salviniana”.

 

Nemmeno la vicepresidente della Camera dei deputati, che molti danno vicina all'entrata nel neo partito renziano, pare aver apprezzato la scelta di spalancare le porte alle forze d'estrema destra. “E' giusto manifestare contro una manovra fatta di tasse e debito pubblico, come quella che le sinistre al governo stanno per infliggere agli italiani. Ma ritrovarsi in piazza fianco a fianco con esponenti di estrema destra, che hanno annunciato la propria presenza sabato a San Giovanni, non potrebbe che creare difficoltà in chi, come me, ha vissuto e condiviso la storia e i valori rappresentati negli ultimi 25 anni da Forza Italia. Per questo condivido le perplessità già esposte da autorevoli colleghi e l'invito rivolto al mio partito a riflettere sulla partecipazione a una manifestazione che sta assumendo una connotazione ben distante dalle nostre radici liberali, moderate, riformiste”.

 

La defezione dei due rappresentanti storici dell'ultimo decennio del partito berlusconiano dal raduno romano, d'altro lato, sembrano dimostrare per il leader di Casapound Italia Simone Di Stefano la loro volontà di passare con Renzi. “Almeno così si fa chiarezza. Chi vuole stare al centro va con Renzi, chi vuole stare coi sovranisti va in piazza”, ha commentato ai giornalisti.

 

Dal fronte destra, però, le critiche non mancano. È il solito Flavio Tosi, a quanto pare “redento” dalle sue passate posizioni estremiste e ormai aduso agli attacchi a Salvini, a criticare la piazza. “Condivido le critiche di Mara Carfagna sulla partecipazione di Forza Italia alla manifestazione della Lega di Salvini domani a Roma – ha commentato ancora prima del raduno - sarà una piazza populista ed estremista, non certo liberale, come è invece sempre stata Forza Italia. Berlusconi e la Meloni sbagliano a continuare a reggere il moccolo a Salvini, a ridursi a suoi gregari. Salvini è l'altra faccia della medaglia del grillismo. Un populismo diverso, ma pur sempre populismo. Non è questo il centrodestra che in Italia c'è sempre stato. Non è quella piazza a incarnare i valori liberali, popolari, riformisti ed europei necessari in questo Paese”.

 

 

Tra i frondisti della Lega, strenui sostenitori dell'indipendenza della Padania, invece, si procede in sordina ma parallelamente alle manifestazioni leghiste. È dal Veneto che provengono i mugugni più rumorosi. “Può dar fastidio, ma è il dato politico, la novità che muove le acque stagnanti del Nord – recita un comunicato - La nascita del Partito dei Veneti, che vede come alleato Grande Nord Veneto per le prossime regionali del 2020, è il primo sussulto organizzativo che si mette dall’altra parte della barricata. I veneti sono concreti, sanno organizzarsi, il senso di appartenenza ad una identità in loro è decisamente più forte rispetto ad altre realtà”.

 

“E’ un fatto naturale, arrivano da secoli di autonomia, di indipendenza, di gestione del territorio e di rapporti con la mitteleuropa e l’oriente che nessuna altra parte del Paese può vantare. Sono stati una Repubblica, non hanno mai avuto bisogno degli altri, se la sanno cavare da soli anche in questo momento. E Grande Nord Veneto lo sta dimostrando, senza chiedere aiuto a nessuno. La convention del Palageox è un evento che scuote la parte democristiana della gestione regionale del Veneto, il quieto vivere, gli equilibri di potere. Ecco, da adesso non è nulla così scontato. E il gruppetto di eroici indipendentisti, federalisti e autonomisti, punta ad espugnare un pezzo di consiglio. Fanno sul serio. Lombardi, piemontesi, liguri, emiliani, romagnoli, hanno un varco aperto. Imparino”.

 

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