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| 21 feb 2019 | 19:39

Tutti uomini, tutti di centrodestra. Eletto l'Ufficio di presidenza del Consiglio regionale

Esclusa dall'organismo sia la minoranza di centrosinistra sia la componente femminile. Ghezzi: "La Regione sempre più svuotata dai due provincialismi. L'autonomia che si fa male da sé". Rinviata la decisione sulla giunta, che Kompatscher vuole allargare a sei componenti

Tutti uomini, tutti di centrodestra
di Donatello Baldo

TRENTO. Poche ore di Consiglio regionale, poi tutti a casa, ci si riaggiorna a fine mese. Arno Kompatscher, il presidente designato, ma non ancora votato, è ritornato all'ipotesi di giunta a sei, con l'ingresso di un secondo componente di lingua tedesca. Quando è arrivato in aula con la decisione, anche i suoi dell'Svp sono rimasti un po' di stucco, e conviene parlarne assieme, quindi si andrà alla settimana prossima.

 

In questa tornata, in queste poche ore, si è però riusciti nell'elezione dell'Ufficio di presidenza. Facendo pasticci. Il nuovo organismo, che affiancherà il presidente Roberto Paccher (Lega), vede l'esclusione della minoranza di centrosinistra e della rappresentanza femminile. Tutti a destra e tutti uomini.

 

Vediamo però come si sono composte le candidature, che alla fine hanno portato all'elezione, per le funzioni di segretari questori componenti dell'Ufficio di presidenza, di Helmut Tauber (Svp) con 14 voti, Alessandro Savoi (Lega Nord) con 17 voti, e Alessandro Urzì (Misto) con 13 voti.

 

Il consigliere Piero De Godenz (Upt) ha proposto Sandro Repetto (Pd). Alex Marini (M5S) ha quindi proposto Diego Nicolini. Alessandro Urzì (Misto) ha proposto se stesso. Lo stesso hanno fatto quelli della maggioranza, che hanno proposto i loro nomi, Helmut Tauber l'Svp e Alessandro Savoi la Lega.

 

Si è però alzata la consigliera Maria Elisabeth Rieder che ha rilevato l’assenza di donne all’interno delle nomine fatte. Riccardo Dello Sbarba (Verdi) ha chiesto chiarimenti sul regolamento per verificare se esiste un obbligo di rappresentanza di genere e il presidente Paccher ha quindi spiegato che non esiste un obbligo specifico nella legislazione regionale.

 

"Mancando una figura femminile - ha osservato a quel punto Sara Ferrari del Pd - manca la rappresentanza di una parte di cittadinanza, e questo indipendentemente dall'appartenenza politica, dalla destra alla sinistra". A questo punto Claudio Cia ha preso la parola per dire una cosa che sembrava ovvia: "Eleggetela voi una donna, niente ve lo impedisce".

 

Ma non è così, secondo la prassi l'impedimento è fondato: il componente di minoranza deve essere, per questa legislatura, un eletto a Bolzano. E non solo, perché il bilancino delle componenti di appartenenza linguistica prevede che oltre all'elezione a Bolzano sia anche della componente italiana. Un rebus, da cui però risulta evidente che Ferrari e Coppola non possono essere indicate (elette a Trento) ma non può nemmeno l'esponente dei Verdi Foppa (eletta a Bolzano ma di lingua tedesca).

 

Ma la questione di genere, all'ultimo minuto, e con l'assunzione di responsabilità della minoranza di centrosinistra, è stata posta come preminente, superiore a quella etnica. Per questo la candidatura di Sandro Repetto è stata ritirata e si è avanzata quella di Lucia Coppola, strappando sulla prassi ma affermando la necessità della rappresentanza femminile.

 

La votazione è stata però impietosa: tutti uomini e tutti di centrodestra. Risulta chiaro che oltre ai propri candidati, la maggioranza ha dato un aiutino anche ad Alessandro Urzì, e sembra sia stata la Lega a prestare qualche voto per eleggerlo. L'esponente di Futura, e unica donna candidata all'Ufficio di presidenza, non ce l'ha fatta: non è riuscita a raccogliere i voti necessari, da cui forse sono mancati anche quelli del Patt.

 

Amaro il commento di Paolo Ghezzi: "La Regione sempre più svuotata dai due provincialismi e un ufficio di presidenza del consiglio regionale tutto di uomini, tutto di centrodestra. L'autonomia che si fa male da sé". E osserva: "Non è stata una pagina edificante, quella di oggi in consiglio regionale. Le due maggioranze provinciali proseguono nello smantellamento del quadro regionale, buono solo per distribuire le poltroncine di riserva. Bisognerà, con molta pazienza, provare a ricostruire qualche ipotesi decente di terzo statuto di autonomia, ma sarà impresa impervia".

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