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Villa Angerer, gli ambientalisti: “Pronti a prendercene cura”. Ecco la petizione per chiedere che il bene pubblico torni fruibile

Cinque associazioni ambientaliste hanno presentato una petizione rivolta direttamente al sindaco Betta per chiedere che già dalla prossima primavera il parco dell’ex Sanaclero venga aperto al pubblico. Parallelamente alla petizione la consigliera Lorenza Colò (M5s) ha presentato una mozione che ricalca a grandi linee il contenuto del documento sottoscritto dagli ambientalisti

Di Tiziano Grottolo - 30 dicembre 2019 - 20:52

ARCO. Le associazioni ambientaliste hanno presentato ufficialmente una petizione per la salvaguardia di Villa Angerer, più precisamente il documento porta le firme di Gilberto Galvagni, per il Comitato Salvaguardia Olivaia, Daniele Monetti dell’associazione Rotte Inverse, Giuseppe Perini per l’associazione El me pias el Bel, Tiziana Calzà della Mnemoteca ed Emanuela Cretti dell’associazione Amici della Sarca.

 

La questione è ormai nota, ed è passata alla cronaca come “la battaglia di Villa Angerer” che ha visto i comitati ambientalisti scendere sul piede di guerra dopo la notizia che comune di Arco, Provincia di Trento e alcuni privati avevano firmato un accordo che prevedeva il recupero e valorizzazione del compendio ex Sanaclero (o Villa Angerer). Il recupero in realtà nascondeva non poche criticità ed aveva incontrato l’opposizione anche di alcune parti della maggioranza, tanto che il sindaco di Arco Alessandro Betta dopo una dura battaglia era stato costretto a gettare la spugna (Articoli QUI, QUI e QUI).

 

Ora, dopo che lo scorso 5 dicembre, durante un consiglio comunale aperto, è naufragato l’ultimo tentativo da parte dell’amministrazione di trovare una quadra, gli ambientalisti hanno presentato una petizione attraverso la quale vorrebbero impegnare il comune di Arco ad agire per la salvaguardia del bene pubblico.

 

In particolare si chiede alla Giunta comunale di revocare la famigerata deliberazione 93, con la quale si ratificava il progetto di recupero, questo spiegano: “Perché seppur sospesa tale accordo mantiene comunque la sua validità dal punto di vista procedurale, pertanto andrebbe revocato attraverso un atto formale, anche per garantire maggiore trasparenza e partecipazione”.

 

In più si chiede all’amministrazione arcense di fare pressione sulla Pat affinché si provveda con urgenza alla manutenzione e alla messa in sicurezza del compendio, ma anche dell’apertura al pubblico del parco adiacente già a partire dalla primavera 2020 (anche se ciò potrà avvenire solo in seguito alla messa in sicurezza degli spazi).

 

Inoltre gli ambientalisti chiedono che la manutenzione del parco venga affidata agli stessi comitati, e associazioni o più semplicemente a gruppi di cittadini disposti a prendersene cura “utilizzando a tale scopo le risorse economiche già previste dal bilancio della Pat per la manutenzione ordinaria”, specificano. In tal senso ci sarebbe anche la neonata associazione tutela Romarzollo, in pole position per richiedere la gestione del parco, “ciò sarebbe possibile legalmente attraverso un patto di collaborazione fra amministrazione e cittadini” ricordano.

 

Infine, si chiede al Comune uno sforzo per mettere a bilancio le risorse necessarie al mantenimento del giardino e magari che vengano attivati quegli strumenti per coinvolgere la cittadinanza sulle scelte che riguarderanno il futuro dell’area.

 

Parallelamente alla petizione la consigliera del Movimento 5 Stelle Lorenza Colò ha presentato una mozione che ricalca a grandi linee il contenuto del documento sottoscritto dagli ambientalisti, “la nostra – affermano i comitati – vuole essere una richiesta rivolta proprio al sindaco, attraverso uno strumento di democrazia diretta”.

 

A quanto pare la petizione è già arrivata sul tavolo di Betta il quale avrà tutto il tempo per reperire le informazioni necessarie, dopodiché al termine della così detta fase istruttoria, avrà altri 30 giorni per dare una risposta definitiva alla petizione presentata dai comitati ambientalisti.

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