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Anche a Bolzano imbrattati i monumenti che ricordano il passato coloniale e fascista: “Azione contro il razzismo”

Imbrattate con vernice colorata la targa dedicata al cappellano delle camicie nere Reginaldo Giuliani e via Amba Alagi che ricorda la guerra colonialista contro l’Etiopia: “Azione diretta contro il razzismo e il vecchio-nuovo colonialismo”

Di Tiziano Grottolo - 13 giugno 2020 - 20:33

BOLZANO. La morte di George Floyd ha riacceso il dibattito sul razzismo che ancora pervade la società, la rabbia della gente si è tradotto in manifestazioni e azioni dimostrative, in diverse parti del mondo sono stati presi di mira i simboli del passato coloniale, razzista e schiavista che dominano ancora strade a piazze di alcuni stati. Come sottolineato dallo storico Francesco Filippi: “In questi giorni stiamo assistendo ad un’attenzione maggiore su cosa effettivamente significhi esaltare certi tipi di figure. Nella stessa Londra, è stata rimossa la statua di un uomo che sì, era un benefattore locale, ma anche uno schiavista che aveva fatto i soldi con la tratta degli schiavi” (QUI l’intervista).

 

Insomma il dibattito esiste e spesso si traduce in azioni eclatanti come avvenuto a Bolzano, città segnata da forti tensioni etniche, eredità degli eventi del ‘900, ma anche rappresentazione di un territorio che durante il Ventennio fascista ha subito una forma di colonialismo nazionalista. Non a caso il Monumento alla Vittoria, nato per celebrare, la vittoria italiana nella prima guerra mondiale divenne ben presto il fulcro della propaganda del regime di Benito Mussolini che incrocerà inevitabilmente la guerra colonialista contro l’Etiopia. Proprio attorno al Monumento alla Vittoria si diramavano una serie di vie dedicate alle “imprese” coloniali della guerra d’Africa e legate alla proclamazione dell’Impero (avvenuta dopo l’annessione dell’Etiopia).

 

 

Alcuni di questi riferimenti sono sopravvissuti fino ai giorni nostri, è il caso di via Amba Alagi e via padre Reginaldo Giuliani, non a caso prese di mira da ignoti attivisti che le hanno sfregiate con della vernice colorata. La prima per la verità evoca due sconfitte italiane avvenute in Etiopia (entrambe avvenute nei pressi del massiccio montuoso dell’Amba Alagi,) che però la retorica fascista trasformò in strumenti di propaganda. Se nel primo caso la propaganda mutò un’intollerabile sconfitta, inflitta agli italiani dagli etiopi nel 1895, in un’impresa eroica arrivando a parlare di “Termopili d'Italia”, la seconda sconfitta avvenne nel 1941 per mano inglese. Anche in questo caso venne esaltata l’eroica resistenza delle truppe italiane coniando lo slogan “Ritorneremo”.

 

 

Anche la figura di padre Reginaldo Giuliani è legata tanto al fascismo quanto alla guerra coloniale, il religioso infatti, dopo aver combattuto nella prima guerra mondiale ed aver preso parte all’impresa di Fiume, divenne cappellano delle Camicie Nere. All’età di 48 anni si arruolò volontario per la guerra d'Etiopia al seguito delle Camicie Nere d’Eritrea dimostrandosi uno strenuo sostenitore del Duce e della guerra coloniale. Giuliani morirà il 21 gennaio 1936 durante la battaglia di Passo Uarieu.

 

Le due vie, unite alla “colonna romana”, inaugurata nel 1938 e posta di fronte al Monumento alla Vittoria per celebrare l’Impero, rappresentano per molti una ferita aperta, testimonianza di un passato autoritario che esaltò l’ideale della razza superiore e per questo sono state prese di mira. Nell’imbrattamento non è difficile intravedere un segnale di vicinanza alle proteste scoppiate negli Stati Uniti e allargatesi a macchia d’olio in varie città del mondo. A fugare ogni dubbio ci ha pensato uno striscione, comparso nelle immediate vicinanze delle vie imbrattate, che recita laconico: “Azione diretta contro il razzismo e il vecchio-nuovo colonialismo”.

 

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